Teneva Strette Le Mani al Volante….e si guardava attorno cambiava traccia del cd molto spesso a volte troppo spesso…,al suo fianco quella ragazza,i suoi occhiali a cuore rossi, il suo vestito bianco e candido, le sue vecchie all star Rosse, il sole delle sei del pomeriggio,la illuminava sfrecciavano sull’asfalto senza nemmeno guardarsi, senza nemmeno coinvolgersi,la musica gli donava il ritmo loro si limitavano a seguirlo, loro si limitavano a seguirlo…….la notte non arrivava non osava venire fuori dall’orizzonte in quel pomeriggio estivo placido e Condito di chitarre distorte,
Si Scrutavano per pochi secondi piu o meno ogni 600 metri, piu o meno ogni 600 metri, lei canticchiava, il sole la baciava delicato come un’innamorato respinto la polvere che si sollevava e danzava con il vento, alla loro destra il mare…cartelli autostradali stanchi e spinti dal vento, una carcassa di un cane giallo,riversa sul selciato, una frenata brusca, la ragazza scende dall’auto, e si avvicina al cane ormai preda delle mosche, caccia delicatamente via i minuscoli animali, sposta una ciocca di capelli dietro l’orecchio e impone le mani sul volto del cane, che nel giro di pochi secondi si alza e scondinzolando va via verso il deserto…..in silenzio la ragazza ritorna sui suoi passi le sue scarpe rosse impolverate lasciavano delle impronte nella polvere, il ragazzo scriveva il suo diario, con una piuma,lunga bianca e Grigia.
Cercavano tra i rifiuti, Imparavano molto della gente, una volta avevano trovato un vecchio album, c’era una ragazza fotografata in pose allegre, e dietro di lei una piazza gremita di gente fino all’inverosimile, il ragazzo pensò che doveva essere una di quelle città d’arte dove tutti, fanno metodicamente la stessa azione, dove transitano un milione di persone al giorno e quel milione scatta la stessa identica foto di fronte allo stesso monumento, in posa davanti alla fotocamera a impressionare un attimo insignificante a fermare i passi di milioni di persone per un rituale strano e che il ragazzo e la ragazza non riuscivano a capire eppure, non riuscivano a togliere lo sguardo da quell’album e non riuscivano a spiegarsi il perché era finito li tra quei rifiuti dimenticati.
Non conoscevano la lingua di quel paese,la ragazza piegava la testa verso destra, quando non capiva qualcosa, come fanno i gatti, il ragazzo si grattava la nuca, l’alba nel deserto li aveva maltrattati, avevano passato la notte a scacciare i coyote, e a strappare libri interi per alimentare il fuoco, continuavano a non parlarsi… la notte scorreva e le nuvole facevano strani veloci movimenti.
Le mani del ragazzo sono sporche d’inchiostro, i suoi capelli impolverati e i suoi vestiti ancora di più tutto ha le gradazioni della sabbia del deserto, gli occhi dei coyote, brillano nella notte come luci accese e sparate all’improvviso….loro due non hanno paura, nemmeno si guardano, nemmeno si scrutano ma sono insieme e come se non potessero fare altro che stare insieme, legati a pochi metri di distanza uno guida e l’altra guarda il paesaggio, uno scrive e l’altra respira, uno dorme e l’altra sogna,l’automobile è coperta di polvere, parcheggiata di fianco alla carreggiata attraversata da una striscia Gialla, ogni tanto qualche camion muove l’aria e qualche cadillac con un tizio vestito da Elvis che fa un cenno di saluto..la ragazza con le All star fa un cenno ed un sorriso, il ragazzo non si guarda attorno ha gli occhi piantati sulla sabbia o sugli avvoltoi che girano nel cielo, blu di quella mattinata che ormai si era fatta strada, il fuoco era ormai spento…..e loro due senza nemmeno guardarsi risalirono in macchina,e proseguirono verso la città, una città che si stagliava in mezzo al deserto, una città impolverata e stanca, come un vecchio che non sa più dove andare e che si alza al mattino presto per dar da mangiare ai suoi Gatti.
La città è silente,sembra una città fantasma la ragazza guarda tutto attraverso i suoi occhiali a forma di cuore, il ragazzo guida con una mano mentre l’altra mano è tra le sue labbra si mordicchia un dito e il suo sguardo è pieno di paura e di profondo smarrimento, eppure guida, la striscia gialla non fa altro che la sua strada..e il suo lavoro…la polvere del deserto si fa meno invadente, il vento è girato adesso soffia da nord, la ragazza si alza in piedi e apre le braccia al vento, sorride spensierata, e reclina un po’ la testa all’indietro e sorride, e mentre lo fa mima il battito di ali con le sue braccia lunghe e bianche.
Lasciarono l’auto dentro un vicolo, che era buio e pieno di porte di legno inchiodate con delle pesanti assi, non c’erano animali, in quel vicolo,non c’erano panni stesi,ne voci, non c’era il rumore della Tv, ne della radio, i ragazzi proseguirono a piedi cercando qualcosa, qualche foto,qualche rosa secca,qualche traccia di vita, camminavano senza fare rumore sulle grosse pietre, tutto era avvolto nel silenzio e nel calore di quella mattina. Più camminavano più si rendevano conto che quella città era vuota, nessun gatto attraversava la strada,nessuna auto, niente di niente, solo silenzio, non facevano rumore ma immersi dentro a quel silenzio sembrava che i loro respiri fossero un elemento di disturbo, fossero fuori luogo, e fastidiosi come unghie sulla lavagna, si addentravano e saltavano da un vicolo all’altro, da porta inchiodata a porta inchiodata da piazze vuote a parchi completamente in balia della vegetazione camminavano a fianco, e i loro volti erano tesi e pallidi, i loro passi sempre più incerti, e nel cielo le nuvole correvano veloci e le ore passavano, e i ragazzi non smettevano di camminare….i due si erano persi, e il buio avanzava nessuno dei due sapeva tornare indietro, la ragazza cominciò a piangere silenziosamente appoggiata ad un muro di mattoni rossi teneva le mani giunte e appoggiate al ventre…le lacrime le rigavano il volto, il ragazzo non smetteva di mordersi il pollice sinistro in preda a un panico silenzioso e personale,nemmeno stavolta si guardarono. Rimasero stretti tra le proprie braccia mentre il buio si impadroniva di tutto e il silenzio si faceva più pesante e più sordo.
I rumori della notte facevano sobbalzare la ragazza, funzionavano solo pochissimi lampioni che emettevano una fioca luce gialla, nessuna insegna, nessuna vetrina, solo pochissimi lampioni e il battito delle ali dei pipistrelli, che volavano vicini alle loro testa, i ragazzi erano seduti vicini su una paio di grosse pietre,appoggiate vicino all’ingresso di una piazza circolare completamente vuota, con al centro due enormi fori.
Si alzarono e stavolta i loro passi si sentivano nitidamente nella notte, il ragazzo cercava di illuminare i loro passi con un’accendino a benzina,porse la mano alla ragazza che la raccolse, tremavano entrambi, dentro questo strano film muto, pieno di pipistrelli e lampioni gialli,e chissà dove era la macchina e chissà che fine avevano fatto le loro parole….
Dal buio usciva il suono di passi,stivali pesanti e con un suono quasi metallico,dei colpi di tosse, talmente forti da creare un’eco inquietante in tutta la piazza, i ragazzi al centro di essa vicino ai due fori, una figura imponente, cercava di venire fuori dal buio ma era come se il buio stesso la partorisse tra un colpo di tosse e l’altro.
Era un’uomo alto quasi due metri,con i capelli neri legati da una coda, il pizzetto anche esso nero e ben delineato, indossava un cappotto grigio,e dei pesanti stivali di cuoio,sorrideva e dalla sue labbra usciva lo scintillare di un dente d’oro,si liberò del tutto del buio, aveva un’occhio solo,color ghiaccio il ragazzo smise di mordicchiarsi il dito e si mise dritto ad affrontare l’uomo, la ragazza singhiozzò e si rannicchiò su se stessa e si sedette per terra, il ragazzo era piccolo e minuto in confronto all’uomo, cheaveva la palpebra sinistra cucita con del filo rosso, a pochi centimentri di distanza tossiva e sorrideva,aveva dei bottoni in mano,bottoni di tutte le misure e di tutte le forme,un’ultimo colpo di tosse e poi disse, “Benvenuti, siete i soli che vedo da più di cento anni, questa città è rimasta cosi, abbandonata per anni e io sono il suo custode, sono anni che non parlo con nessuno sono schiavo del silenzio ,il silenzio che riempie ogni vicolo di questa città mi dispiace che adesso uno di voi dovrà restare con me, perché è cosi che vuole la città è cosi che vuole il destino mi dispiace” e nel dire questo prese un coltello dalla tasca interna era una lama ondulata con un’impugnatura d’argento massiccio, il ragazzo si guardò attorno, ma solo le nuvole in cielo, erano testimoni di questo evento, il ragazzo spostò la ragazza, che si ferì alla tempia, cadendo pesantemente su se stessa e rompendo anche gli occhiali a forma di cuore, il ragazzo spinse l’uomo che non si mosse, sembrava un palazzo piantato a terra, con pesanti fondamente mentre il ragazzo sembrava una goccia di pioggia,destinata a scivolare via…l’uomo affondò il colpo, sul petto del ragazzo, che singhiozzò ma non pianse, che guardò fisso l’uomo negli occhi mentre il sangue nero le correva via dalla vene, l’uomo lo poso delicatamente a terra e disse” mi dispiace ragazzo ma è il volere della città io ubbidisco a queste pietre” la ragazza con il sangue che le scorreva sul viso prese tra le mani la testa del ragazzo e finalmente lo guardò avevano entrambi gli occhi marroni, il ragazzo non li aveva più pieni di paura, mentre la ragazza li aveva pieni di pianto, e il suo vestito bianco si macchiò di sangue, mentre in ginocchio accarezzava i capelli del ragazzo con le dita mangiucchiate, e i due che non si parlavano non si parlarono nemmeno stavolta, la ragazza rimase li a tenere la testa del ragazzo, piangendo, in mezzo al silenzio, tra il buio e i sassi, di quella città fantasma…
To Kurt
Come è La Pioggia li dove sei tu ? Batte sulle finestre ? ci sono Finestre Li ?
Dove sei so dove sei per me,ma tu dove sei adesso, su cosa scrivi, come sono i cieli li dove ti trovi tu ? sono Grigi o Azzurri, sI cammina senza meta cercando di sentirsi migliori o si Cammina e basta dentro dei Boschi di Querce pieni di Gatti ?
La Tua Voce Graffia come Faceva Quaggiu perché Qui Ci manca la tua Voce ci manca Tanto, e mi Mancano le tue Parole, e Vorrei sempre averne di nuove sono come una Pianta che hai Lasciato a metà Vita senza saperlo, mi manca la tua dolcezza e mi mancano i tuoi occhi Veloci persi dentro La Telecamera dalla quale ti guardavo.
Non è il Momento della tua Commemorazione ma Ho deciso che era il Momento giusto per Scriverti, E ascoltare la tua voce da un nastro magnetico,mi da la forza per Poterti dire che mi manchi, che quando hai graffiato le tue parole su quel foglio e hai deciso di andare via di ripartire sulla tua Navicella Spaziale, hai lasciato un vuoto grosso dentro tutti noi,dentro tutti coloro che non hanno cambiato idea su di te, e di tutti coloro che parlano e non vengono ascoltati Insomma di quelli strani, come noi.
E le tue parole risuonano dentro la mia Testa e le tue urla, ed è tutto come se fosse Tremedamente reale, e mi piacerebbe sapere dove sei, su quale stella sei planato dolcemente dentro il tuo maglione Verde e la tua chitarra, dove sei finito ? Quanto sei Lontano da qui ?.
Sai Ci saresti servito, o perlomeno ti avremmo ascoltato,ci saremmo chiesti perché, e poi ci saremmo risposti che in fondo qualcuno come noi c’era e ci sapeva dire quello che volevamo sentire,abbiamo la forza di farci bruciare la pancia e abbiamo la forza di cadere ballando una tua canzone,abbiamo la forza di dire che ci Manchi perché sei volato via cosi dannatamente all’improvviso e non hai nemmeno finito le sigarette, e mi ricordo che dapprima sei stato un nome, e poi una canzone e poi un’altra e poi sei diventato un’Amico e sei diventato una foto sul mio muro e una scritta….e tante scritte…e sei diventato sussurri e Grida, e Parole d’amore,sei diventato Poesie e Pianti ….mentre la vita Scorreva e io cercavo di andarle dietro, a volte a fatica, ma sempre con te dentro la testa.
Di che sa la Pioggia dove sei adesso ? che Colore ha ? è Buona come qui ? ha lo stesso odore che ha qui ? l’asfalto profuma dopo la pioggia ? li dove sei tu ci sono i sussurri e le grida ?
E ti dedico tutte le mie Ossa rotte, e tutte le mie Parole spezzate, e tutte Le mie Sbronze, ti dedico il Mio Amore, e mi sarebbe piaciuto stringerti la mano, o guardarti negli occhi mi sarebbe piaciuto imparare da te, e Mi sarebbe Piaciuto anche Offrirti da Bere., ma non ci sono riuscito ho sbagliato i tempi e i luoghi, ma tu te ne fregherai, e ti godrai la pioggia dalla tua Finestra….mentre noi qua giù ti aspettiamo,si ti aspettiamo perché siamo cosi,ci va di aspettarti…Torna presto…E Goditi la Tua Pioggia.
Buona Continuazione…
L’insegna al neon Rossa e Blu illumina la mia stanza e le pareti incrostate nelle quali mi specchio e guardo sempre di più, la foto del mio angelo è sbiadita ormai il vetro che la proteggeva è andato in miliardi di frantumi ormai troppo tempo fa.
Sono uno scrittore, vivo di Whisky, e di scrittura lavoro allo stesso romanzo da circa dieci anni, vivo in un palazzo fatiscente al 67 di Editor Street, di fronte al mio monolocale vive una sposa di 89 anni, aspetta il suo sposo da tanto tempo ha le guance segnate dalle lacrime e il boquet appassito e maleodorante, al piano di sopra una coppia di poeti che cercano l’ispirazione, e si fanno di ogni tipo di Droga, io bevo il mio whisky nella tazza gialla che mi aveva regalato il mio angelo la camicia che indosso è sempre la stessa, la notte ed il giorno non fanno differenza per me e loro ricambiano fregandosene altamente.
È un palazzo di sopravvissuti ci sono reduci dell’ultima guerra, reduci della penultima, ci sono batteristi sordi e musicisti falliti, ci sono Bambine Prostitute e Prostitute Bambine che si vendono appena fuori dal portone, sul marciapiede che mi sbatte sugli occhi ogni qualvolta mi affaccio alla finestra,ci sono tossici e forse qualche pazzo omicida che non trova nessuno di interessante da uccidere e fare a pezzi perché qui troppi se lo augurano, e per molti altri ancori sarebbe la migliore cosa che gli possa succedere.
Tutti sopravvissuti dicevo, io sono un sopravvissuto dell’amore il mio angelo è volato via davanti ai miei occhi lo sgomento e la rabbia non hanno fatto in tempo a prendermi che all’angolo successivo una bottiglia di whisky mi ha stregato e da quel giorno la mia prigione si è fatta enorme poiché la mia anima è imprigionata tra le piccole molecole di un liquore ambrato e nemmeno tanto profumato.
Il mio racconto schiavo del bianco che avvolge il foglio le parole faticano a uscire la storia a svillupparsi, e il resto a uscire fuori dalla mia testa, l’insegna mi abbaglia gli occhi e nella pausa tra un pezzo di Coltrane e uno di Chet Baker le urla e i pianti si fanno indistinti e chiari, la disperazione si fa liquida ed esce dalle fessure delle porte scende le scale e si riversa in strada come un alluvione in quella che ormai tutti chiamano “Desolation Row” come un vecchio pezzo di Bob Dylan, tengo una colt vicino alla mia vecchia macchina da scrivere ha tre colpi nel tamburo uno è per me, per quando il whisky non basterà piu a lenire il dolore che mi piega in due.
Guardo e riguardo la mia tazza Gialla, La Luce al neon che mi Entra dentro le imposte rotte, giù in strada si sente Vecchio jazz e Rumore di automobili, voci di Prostitute Bambine e Colpi di Pistola, da qualche parte tra il 17° e Il 18° piano qualcuno si gode il lamento dolce e ruvido di una Gibson….la suona come se fosse l’unica cosa da fare in quel momento a quell’ora precisa di questa notte precisa quel suono Entra dentro le orecchie degli abitanti di questo Palazzo, il liquido dentro la tazza vibra e io non so più chi sono le lacrime inondano i miei occhi, ripenso al mio angelo che spiegando le ali volò da questa finestra che ora fa entrare un freddo neon intermittente che rende la mia stessa vita intermittente acida e fredda, la gola brucia e so placarla con il Whisky..solo con quello…il lamento della gibson si fa insistente e dolce vorrei abbandonarmi e staccarmi da questa sedia di legno scadente, vorrei dormire finalmente ma non ce la faccio ad alzarmi ho paura, il dolore stavolta non passa stavolta si è attaccato alle ossa e non riesco nemmeno a piangere, la macchina da scrivere è li che mi aspetta il foglio è bianco e io ho ancora addosso la stessa camicia.
Non so più che ora è o che giorno è, il ritmo è scandito dal sole e dal neon, non ricordo più come è fatta la luna so che è notte per questo e perché dall’appartemento 56, vedo uscire Rain, una prostituta, ha un corpo da donna e un cuore da bambina ha la pelle chiara e gli occhi neri e grandi, i capelli mossi come se fossero stati progettati dal dio del Vento, e una voce così dolce che solo sentirla mi rende il petto più leggero, Rain Batte dalle parti dell’armeria di Jim, la chiamano Smiley Rain, perché quel vecchio bastardo di suo padre, una notte scura e Appiccicosa, le squarcio il viso dall’angolo sinistro della bocca fino alla guancia gli diedero i punti quella notte stessa aveva perso tanto sangue la povera Rain io ed il mio angelo ci occupammo di lei, rimase con noi per un po’ di mesi poi se ne andò suo padre aveva avuto un incontro spiacevole con un tizio armato di coltello, ricordo che il giorno del funerale Rain non versò neanche una lacrima suo padre aveva condannato la parte sinistra del suo viso a ridere per sempre e lei fissava la bara del suo vecchio con i suoi occhi vispi e Profondi si toccava i capelli e guardava un punto fisso, da quando il Mio Angelo aveva preso il volo Rain, una volta ogni due giorni mi faceva trovare un bigliettino, lo infilava sotto la fessura sentivo il suono dei suoi gioielli mentre si abbassava e faceva scivolare il biglietto, li ho tutti nel cassetto della mia scrivania non è ho aperto nemmeno uno, credo che Rain questo lo sappia.
“Credo Che quando hai finito di bestemmiare i santi, non ti resta più niente”…questo c’èra scritto nell’ultimo biglietto di Rain……..è Mattina ancora una volta la rabbia che ho non mi ha nutrito ne distrutto, mi ha inchiodato su questa sedia, la camicia è rimasta quella di sempre e la barba è ancora più lunga, oggi è il giorno del biglietto di Rain ma Rain, non è rientrata a casa.
Stamattina, Piove una pioggia insistente, il cielo è grigio, i rumori del palazzo sono amplificati,dall’acqua che cade sulle tegole,la sposa di 89 anni, stringe i suoi fiori secchi è appena fuori dalla mia porta, guarda nella mia direzione è Dice una sola parola,la dice sforzandosi, come se un chiodo le graffiasse l’anima e la gola dice “Rain” a quel punto la sedia della mia scrivania diventò scomoda, decisi di cercare Rain calpestai i pezzi di vetro a piedi nudi mi vestii e scappai di corsa e ogni piano che scendevo, ricordavo la notte, quella notte in cui il Mio angelo Decise di provare a volare, la pioggia volava, i lamenti del palazzo sembravano lontani ad ogni gradino, eccomi in desolation Row o quello che ne rimaneva, la pioggia era una sola singola nube di aghi che si stagliava sulla città e sulla strada polverosa, mi strinse nell’impermeabile, in tasca avevo la colt con tre colpi, e la fiaschetta con il mio amico Jack, la strada sotto la pioggia fino all’armeria di Jim e li la strada deserta e i lampioni illuminati nonostante fosse già giorno davano alla via un senso di desolazione ancora più forte non ero mai stato più solo le porte dei negozi erano sprangate le insegne cadenti e rovinate, un gatto nero con al collo un campanellino tenuto da un filo rosso miagolò per attirare la mia attenzione era un gatto zoppo, e con un occhio guercio miagolò una seconda volta poi con eleganza si girò e mi guidò con il suo tintinnio incerto dentro un vicolo, dove la pioggia e il buio faceva sembrare la mattina una specie di appendice della notte, dentro quel’enorme vicolo cieco, un Neon rosso richiamò la mia attenzione, sentivo il sangue che mi inondava le scarpe e la pioggia che mi scendeva in faccia e mi rigava il viso, l’insegna recitava “L - CLUB” c’era un cancello di ferro chiuso con un lucchetto arrugginito e vecchio si aprì facilmente, poi una scala ad ogni gradino corrispondevano due candele poste agli estremi di ogni scalino le fiammelle sembravano infinte e giravano su loro stesse più volte non si vedeva la fine della scala, avevo gia iniziato a scendere quando mi accorsi che il tintinnio del campanellino del gatto non mi accompagnava più , e ad ogni passo la puzza di zolfo si faceva più acre e forte ad ogni passo, che compivo il mio dolore si faceva più lieve il whisky nella fiaschetta sembrava un inutile peso, le fiammelle illuminavano sempre di meno la pioggia che sbatteva sul mondo li fuori non mi toccava più ora era solo oscurità e Puzza, bruciavano gli occhi avevo il petto in fiamme e il cuore che mi batteva all’impazzata, la scala che sembrava infinita si esaurì piano piano ero lontanissimo dalla luce, una grossa porta di metallo rossa, nessuna scritta alla sommità, nessuna maniglia, alcun campanello, solo una piccola croce proprio al centro, diedi una spinta alla porta che si spalancò senza alcun rumore, aprendomi davanti gli occhi una stanza completamente foderata di Seta nera con al centro un Trono rosso e appena a fianco una gabbia dentro la quale era seduta Rain, con la sua gonnellina di tulle rosso e le sue calze a righe Orizzontali, era rannichiata su se stessa e piangeva singhiozzando seduto sul trono c’era un uomo, lunghi capelli neri e lisci, barba ben fatta, occhi neri e profondissimi, era in smoking nero, indossava un cilindro e un papillon entrambi Rossi, Alle mani un paio di guanti bianchi e nella mano sinistra una bastone che continuava a battere sulle assi del pavimento, mi fece un cenno di venire avanti, non ebbi il tempo di avvicinarmi di più che lui si alzò dal trono di scatto e con passo leggero si avvicinò a me fermandosi a pochissimi centimetri dal mio viso, che ancora gocciolava di pioggia, l’uomo in Smoking mi disse “Benvenuto” gesticolava creando grandi cerchi con le mani si muovevà con eleganza e sapienza quasi come se stesse recitando, la stanza era illuminata da una lampadina, situata proprio sopra le nostre teste ci illuminava entrambi di una luce stanca e pallida, il pianto di Rain era sempre più disperato sembrava vicino a me eppure riuscivo a malepena a scorgerne la figura li dentro quella enorme gabbia per uccelli, l’uomo mi fronteggiava mi accesi una sigaretta, l’uomo chinò il capo e disse, “Sei un’uomo intelligente Joe Credo proprio che tu abbia capito dove sei” feci un cenno di assenso con la testa mentre respiravo la sigaretta e quasi il mio volto sorrideva, “ Bene Amico mio mi sono Preso Rain e la voglio per me perché la sua bellezza mi ha stregato gli occhi, si è presa tutta la mia attenzione e tu lo sai bene Joe, io ho molto da fare” io mi guardai attorno e senza scompormi dissi “ non è Questo il suo posto, in realtà nemmeno quel vecchio palazzo è il suo posto, ma di certo trascinarla nelle tenebre con te non mi pare una cosa molto da te, caro Lou” e nel concludere la frase estrassi dalla tasca la fiaschetta e gliene offrì un goccio, lui rifiutò mi guardò dritto negli occhi accennando un sorriso che aveva una diabolicità chiara e limpida, e annusandosi il garofano che aveva appuntato nel revers della giacca disse “cosa hai da offrire Joe ?, guardati come potrebbe interessarmi qualcosa di tuo non hai niente sei disperato vivi ubriaco dentro un palazzo di relitti umani siete tutti destinati a me presto o tardi ho l’esclusiva su Editor Row, te lo sei dimenticato ?” il pianto di Rain era insopportabile “ Su Tutta Editor Street lo so, ma non su Rain, Rain non è per Te Lou qualcuno verrà a prenderla,” L’uomo si tolse con eleganza un guanto e mi poggiò la mano sul viso, scottava sentivo il viso in fiamme, prese un lungo sospiro e disse “ hai ragione Rain non è per me, splende nonostante questa oscurità, si tolse l’altro guanto e mi poggiò entrambe le mani sul viso e fece toccare la sua fronte contro la mia e sussurando disse “ Ti hanno tolto tutto Joe, cammini sui pezzi di vetro della finestra che tua moglie ha attraversato, Bevi, vivi fissando una macchina da scrivere, non hai niente Joe hai solo la tua anima” Fece un cenno con la mano e si accese una luce rossa che illuminava un tavolo con sopra due contratti, mi porse una stilografica di Ebano, con la quale firmai il contratto che faceva di Editor Street la sua residenza il posto dal quale poteva attingere a piene mani in cambio di tutto il palazzo lasciò andare Rain a patto che lei si dimenticasse completamente di me e di quello che era stato della sua vita fino a quel momento, Rain mi guardo le sue scarpe con i tacchi picchiettavano sulle assi di legno il trucco tutto sciolto dal pianto,mi passò accanto mi sfiorò la guancia con le labbra e poi mi disse un semplice grazie sussurrato con tutta la grazia e il candore che aveva non mi girai non la guardai,le sfiorai la mano mentre saliva piano piano le scale.
La vita è Ciclica, e mentre il resto va avanti e sul mondo splende il sole al 67 di Editor Street , una grossa nube carica di pioggia, imprigiona gli abitanti di questi 20 piani. al 13° ci abito Io Mi chiamo Joe faccio lo scrittore indosso la stessa camicia da quando il mio angelo prese il volo,bevo whisky da una tazza gialla e lavoro per il demonio recluto anime per lui, faccio percorrere a tutti i chilometri polverosi e abbandonati di “Desolation Row” ed a tutti i disperati che mi accompagnano e oltrepassano con me il portone di questo vecchio palazzo, offro da bere dalla mia fiaschetta è il prezzo per un anima gentile.
Vorticosamente Noise…evitando gli stati d’animo,in fuga perenne dalla mia ombra,volando e planando di tetto in tetto di parola in parola, senza soluzione di continuità,bussando ad ogni porta…graffiando il legno spaccandomi le unghie.
Vorticosamente Noise… spezzando le linee del tempo, segmentando i punti di sospensione,anime salve sottovuoto,sottocellophan,anime lisce e pulite…anime lontane e beate….anime Dannate….un fondo d’inferno,una porta chiusa,una brusca interruzione, dedicato al Rock….
Respiro Profondo, Scendendo nel nonsense, Scendendo nel vortice sopra scale che non portano a nessun paradiso…solo illusioni in pacco da dodici….illusioni che sanno di frutta marcia, di Umori sbagliati di Travasi di Bile,di lacrime e sonno pesante.
Vorticosamente Noise..dentro una notte senza fine,Vorticosamente Noise, senza la tua presenza,assaporando la tua assenza….di goccia in goccia…di volta in volta…di bicchiere in bicchiere…..svuotandomi gli occhi….
Male Di Vene Intasate,Male di Vene Dimenticate,Dimenticandomi di Ricordare,Scrivere silenzioso, assorbire il suono della penna sul foglio Ne bianco ne Giallo, ne Profumato ne Maleodorante..illuminato d’eclissi….Foto Impresse…Foto Impresse….
Vorticosamente Noise….Dentro un’Incalzante Ritmo di Cuore…Sopra una lavagna….Ghiaia dimenticata Polvere Depositata…..
Vorticosamente Noise…..Vapore Acqueo…che Diventa Nuvole,che diventa Pioggia….Che diventa Fango che si attacca alle scarpe…
Male…di Ossa,Male di Cuore,Male di Silenzi…male di Croci Dimenticate….male di Croci metalliche….Male di Croci Appese…
Tatuaggi…..Sbiaditi…Ricordi….Lontani…..Fredda Elettricità……
Niente è Troppo Lontano…..Niente è Troppo Vicino…
Vorticoso Noise di un Cuore Distorto……
Mi fa paura il silenzio mi concentro sul battito del mio cuore….il gatto ha smesso di miagolare……non ne posso più dell’alba che ogni giorno mi viene a bussare vorrei che fosse sempre notte vorrei che non facesse cosi freddo…vorrei urlare fuori dalla finestra….vorrei radere al suolo tutti i palazzi…..urlare fino a farmi bruciare la gola…..vorrei riviste patinate che incendiano un falò…..vorrei roghi….In tuti i cazzo di angoli di questa cazzo di città vorrei rompere il grigiore dei palazzi anonimi e tristi vorrei che non esistessero le classi, vorrei castelli di carta dove servono, vorrei, esplodere….procedere fuori rotaia…..fuori pista discesa libera arrestarmi e liberarmi da solo senza spiegazioni.
Odio questa stanza vuota sembra che il nulla sia partorito di continuo proprio da questa stanza, vorrei una cena dove qualcuno con le mani lisce e pulite serva del cibo avariato a qualcuno con le mani altrettanto lisce….
Vorrei Rabbia sottovuoto, e toccare i tuoi capelli e guardarti negli occhi per tutta la notte e l’appendice della notte. vorrei profumare di fiori e camminare su una distesa di viole sbocciate, vorrei un sacco di cose che non avrò mai,vorrei che La “v” della mia tastiera funzionasse bene e non che debba schiacciarla una volta ancora, un’altra volta ancora.
E vorrei avere il coraggio di ubriacarmi bevendo solo acqua salata, e vorrei avere delle ultime volontà vorrei lamentarmi della mia vita, e vorrei avere l’ansia una volta nella vita,vorrei avere uno stato d’ansia ed esserne il capo indiscusso,vorrei dimenticarmi di esistere e parlarmi come se fossi uno sconosciuto, parlarmi del tempo, e della crisi che esiste a tratti, vorrei farmi i complimenti, e rompere le specchio, risparmiandomi l’elettroshock,tremare in continuazione, come se qualcuno mi scuotesse,bere il silenzio da una lattina di coca cola, e vorrei che i miei occhi siano lo specchio della mia anima, e che le mie dita una volta tanto mi ubbidissero.
Stelle e strisce e stelle che cadono per le troppe strisce il freddo glaciale di un cielo notturno illuminato a giorno,Piangere lacrime di Cristallo, e poesie capaci di intorpidire,terapie…..strategie…..strade desolate e lampioni fulminati, schegge di cielo sangue caldo che inonda la tana di qualche formica……Scintille…
Veleno, dolce e profumato i tuoi capelli che sono miele….e le tue mani che sono cioccolata….e la tua pelle che è essenza di gioia……
Quattro vene blu,quattro vene blu, dove tu scorri dove io scorro dove tutti fanno correre impulsi e sangue, sangue che seccherà senza parole,sangue che seccherà in silenzio, sinapsi interrotte quando il cervello ne avrà abbastanza e le stelle cadranno come se qualcuno da dietro spingesse via i chiodi che le reggono attaccate al tetto della nostra gigantesca camera…… e il cuore implode senza perchè, e gli occhi che sono intermittenti…..occhi che generano cascate di gioia o dolore, che mi trascinano…in piena marea sulle tue guance che ospita due fiumi in piena….
Contare tutti i tuoi nei e spendere una notte senza paura che finisca, vorrei una notte ciclica almeno una volta nella vita vorrei che i pensieri fluissero piano piano lentamente, goccia dopo goccia, vorrei che i pensieri mi lasciassero una scia o almeno una traccia vorrei ricordarmi tutti i miei sogni anche gli incubi… vorrei sapere tutte le cose che sa il mio cuscino.
E Vorrei svegliarmi un giorno e sapere che la guerra non esiste e vorrei insegnare ai miei figli che siamo davvero tutti uguali, che nessuno al mondo muore di fame mentre qualcuno si lamenta del colore della sua macchina nuova, che la legge sia uguale per tutti vorrei svegliarmi un giorno e sapere che non sono un’idiota ma uno che è sempre andato nella direzione giusta anche se, è stata sempre quella opposta a tutti quanti, e che tutto questo non sia solo uno sfogo, o un’insieme disordinato di pensieri…..
Mi Ricordo Quella fontana, il sole delle sei del pomeriggio, la città che sonnecchiava adagiata sul mare, nessun’rumore solo profumo intenso d’estate, niente più quello l’acqua torbida della fontana, riusciva ancora a riflettermi, a rimandarmi la mia immagine come una diapositiva che si era incastrata nel proiettore, sentivo un senso di disagio, mi guardavo attorno, il sole mi lambiva, dal vicolo che porta alla piazza,proprio di fronte alla grande chiesa, vedo avvicinarsi, una figura, era una ragazza, neanche una donna, ma stava per diventarlo, si avvicinava leggera avvolta in un vestito bianco di pizzo leggero, i suoi capelli neri erano smossi dal vento, e la luce, quella luce, la faceva la incorniciava in uno specchio di luce, il tempo si fermò e il vento caldo cessò per un solo instante di tormentare la mia pelle, ebbi un sussulto quando si avvicino a me, e con le sue bianche mani mi sfiorò le guance, e mi sorrise…..il cielo non accennava a scurirsi, il sole era sempre li a metà tra il cielo e l’orizzonte che era pronto ad accoglierlo.
Mi sfiorò le guance e pronuncio una parola al mio orecchio, poi il vento riprese a soffiare, e il calore a bruciarmi, e lei., lei era sempre avvolta nel suo alone di luce chiara, dentro quel vestito, che la rendeva irreale, le unghie delle mani, dipinte di nero, in pieno contrasto con la pelle cosi chiara…come di perla….seduto sul marmo antico di quella fontana, a contemplare il tempo che zoppicava come un vecchio stanco e privo di bastone.
Mi Ricordo il boato, dei palazzi crollare, mi ricordo il vento smuovere la polvere e i calcinacci e non scorderò mai l’entrata dei carri armati dentro la piazza, come una processione di animali feroci, pronti a ghermire le prede,
Procedeva in silenzio, a passi svelti e silenziosi io dietro di lei a metà tra una sensazione di paura e di serenità confuso in mezzo al sudore che quel caldo straziante mi tirava fuori a unghiate dalla pelle, lei era a mezzo passo da me mi stringeva la mano mentre procedeva decisa per le viuzze della città vecchia, saltando ogni ostacolo, tralasciando ogni porta, scansando ogni persona, che correva terrorizzata dal fischio delle bombe e dal rombo degli aerei, il panico non sembrava toccarla, la paura probabilmente aveva paura di lei..e quella sensazione di calma e serenità stava piano piano avendo la meglio sulla paura….
Arrivammo quasi in cima alla città vecchia, la ragazza aprì un portone vecchio e malmesso, non mi guardò nemmeno un attimo, si muoveva a suo agio nel buio pesto di quella casa con le imposte inchiodate, e i mobili tarlati e distrutti, il pavimento era coperto da uno spesso strato di grigia polvere, gli affreschi nei soffitti erano inesorabilmente violentati dall’umidità e dal tempo che si era abbattuto inclemente su quella vecchia casa…una pesante tenda di velluto rosso, e poi ancora un'altra, e un'altra ancora, un corridoio circolare, che portava ad una scala che saliva incerta e fiera, al piano superiore, i gradini scricchiolavano solo sotto i miei piedi, la sensazione di serenità aveva ormai avuto il sopravvento sulla fredda paura, sentivo una morsa piacevole allo stomaco e mi nutrivo del profumo di pioggia che avevano i capelli di quella ragazza cosi bianca e pura da sembrare un soffio di vento….
Arrivammo insieme in una camera circolare che aveva al centro un letto a baldacchino di legno scuro con le tende di organza bianca aperte e preparato per ospitare due sposi, una quantità incredibile di cuscini di tutti i colori, petali di rosa freschi sopra il copriletto bianco, i soffitti i mobili erano tutti distrutti se possibile ancora più distrutti rispetto al piano inferiore, il pavimento scheggiato e in alcune parti mancante, ma il letto no, il letto era intatto, come uno sposo in attesa trepidante d’innanzi alla chiesa…..la ragazza mi guardò in faccia e delicatamente mi sfilò i vestiti uno per uno, poi lei fece scivolare ai suoi piedi il suo candido vestito..mi porse la mano e mi fece un cenno quasi impercettibile ed io, senza dire una parola, ancora una volta non riuscii a far altro che seguirla dentro quel letto enorme che sembrava come sospeso fuori dal tempo.. ... mentre aldilà delle imposte inchiodate le bombe ruggivano i carri avanzavano, e le urla della gente squarciavano il silenzio che assorda dopo ogni bomba che ha centrato il bersaglio e distrutto ogni cosa…i cavalli bardati facevano tremare la terra…ma la paura non albergava in quella stanza la ragazza si strinse a me….e chiuse gli occhi…solo allora mi accorsi che la paura era completamente scomparsa……e che il sole era scomparso da un pezzo, il livido pallore di lei…sopra la mia pelle bruciata dal sole da un piccolo spazio tra le assi scorgevo….le urla…..la polvere…la gente scappare e morire, i palazzi cadere….quando vidi cadere la chiesa…nemmeno in quel momento la paura mi sfiorò mentre lei dormiva….accanto a me… candida e serena mi stringeva le mani….mentre il bagliore delle bombe squarciava il cielo tutto attorno e sopra di noi….
Lasciai cadere il mio respiro e mi addormentai accanto a lei…..sincronizzai il mio respiro al suo…..cercando un po’ di silenzio….solo un po’ tra un urlo e un colpo di mortaio….abbracciato alla mia sposa, senza chiedermi il perché, la guardai l’ultima volta avvolta in quella luce livida e lucente.
A e Per Viviana...con ogni fibra del mio cuore e ogni pezzo della mia anima
From the Lights to the Pavement
From the Van to the Floor
From Backstage to the Doctor
From the Earth to the Morgue
Quando non trovi niente di meglio da fare che Urlare dentro una stanza di pochi metri per pochi metri e quei metri diventano sempre meno fino a stringersi tutti attorno a te…fino a che l’armadio non ti piomba addosso, urlare……fino a quando la gola non ti brucia, fino a quando la voce non ti esce più e diventa un Rantolo…e ti guardi allo specchio e non ti piace quello che ci Vedi
Fino a quando gli incubi che ti hanno amorevolmente nutrito come una Madre ,non scompaiono in una mattina di Agosto….e le gambe e le braccia ti si muovono da sole e il ghiaccio che le sigillava non si liquefà in un secondo un secondo che dura una vita...il sangue impazzito sale su fino alla testa….e niente altro ha più importanza solo la strada che ti separa da Lei……
E Il Viaggio non ti Sembra che uno stupido scherzo e Casa è dove stai per arrivare non il posto da dove sei Partito e tutto il resto è un contorno come la cornice di un quadro come un muro sotto un murales insignificante accessorio….Mentre il tempo scorre e si dilata sotto le tue caviglie…e a faccia in giu sul pavimento respiri la tua polvere e cerchi di capire come ci si vede da morti…….
A faccia in giù sul pavimento mentre non sai da dove ti esce la rabbia sai solo che deve uscire da qualche parte…..che non è sempre una Festa è fatta per divertirti che non sempre la pioggia è fastidiosa che non sempre l’alba vuol dire che è l’ora di alzarsi che non sempre….la notte è infinitamente Lunga…che non sempre il Buio fa paura..che il freddo ti rompe le ossa.
A faccia in giù perché non hai mai calcolato se stavi andando nella direzione giusta e spesso hai dovuto fare tutta la strada al contrario rivedendo tuo malgrado quei tanti te che hai seminato…per il mondo…e non ti resta che morderti le labbra e continuare fino a quel maledetto incrocio dove tutto ha preso una piega diversa e cercare di sistemare le cose..di risistemare le cose di ripartire…di cercare quegli occhi di quella Ragazza che non hai a cui scrivi lettere che sogni la notte ma senza volto….
E una notte di Agosto ormai lontana lontana il viso si delinea come se fosse disegnato da un pittore..un intreccio di linee prima confuso poi piano piano più chiaro….fino a formare finalmente un volto..fino a indossare tutte le tue parole perfettamente finalmente…finalmente…tutte su misura come un bel maglione a righe, come due occhi pieni di lacrime..come una vita ancora tutta da vivere.
E in tutto questo ti chiedi Che CAZZO DI FINE HA FATTO CARMEN SAN DIEGO.. ??? ma ti chiedi un sacco di cose che poi non hanno importanza…perché la percezione delle cose ti ha portato in alto a volteggiare sulla stratosfera non tre miseri metri sopra il cielo ma in altro dove il peso è assente….dove le luci sono Intermittenti..dove La terra non ha sapore..e il resto…non ha peso…solo La devastante..voglia…solo la terribile,Incredibile,Mostruosa…voglia di Quella Canzone..di quell’alba un'altra ancora…..e poi un'altra….
I'm The Son of Rage and Love
The Jesus of Suburbia…………..
Io che ho sempre pensato di Avere Succo di Prugna al posto del Sangue …
Sognavo psicofarmaci e luci al neon, e croci intermittenti dentro strade buie e impervie dove non era contemplata la discesa, solo salita e ruvido asfalto in cerca di qualcosa, camminando sui vetri rotti e ogni passo una ferita in più..
Dipingendo la Luna ogni notte per vederla sempre diversa, sempre una faccia nuova immaginando che fossero infinite, io che avevo smesso di guardarmi allo specchio perché odiavo interrogarmi gli occhi, io che odiavo vedermi e disprezzavo e abiuravo la mia verità, quanto è più facile passare per qualcuno piuttosto che esserlo e anche se tu volessi importi per ciò che sei , la gente vede sempre la tua maschera, e allora diventi quello che le parole di qualcun altro hanno sapientemente descritto e confezionato con un bel fiocchetto rosso correndo il rischio di dimenticartii il resto, e facendo fatica a scrollarti il fango di dosso.
Con gesti che diventano esami, con occhiate complici con parole non dette con ferite che a lungo andare diventano superficiali fino a quando non si ergono alla stregua di insignificanti graffi, che nemmeno sanguinano.
Quando smetti di volere piacere a qualcuno e quando la tua stranezza diventa il tuo Trono, la tua verità l’unica che reciti a memoria e le tue parole la tua strada, per inseguire ciò che vuoi diventare, lontano dalla boscaglia, e dalle apparenze di proiettili che ti sibilano vicino..senza più scomporti, perché ogni giorno c’è un nuovo mulino a vento contro il quale lottare, una nuova chimera da abbattere, e tutto sembra ordinaria amministrazione.
Fino a quando sorge l’alba e ti sussurra parole che ti fanno sentire un battito dentro al petto sconosciuto e lontano forse obliato, un battito che ti fa capire che i tuoi occhi non sono secchi e desertici , che non piangono solo perché ci sono dei virus dentro da estirpare con delle medicine che il sole non brucia cosi tanto che le paure scappano come topi inseguiti da un esercito di gatti famelici, e che il vento serve a farti volare.
In Una processione di Pensieri Stupendi che nascono Strisciando E Winny the Pooh che cantano Death Metal tedesco..delirando sul da farsi come al solito come mi capita spesso come amo fare, il cervello va in overdose di sinapsi e galleggia sulla materia grigia..completamente alla deriva..sopra un mare di monodosi di rispetto, pugnalate alla schiena frasi non dette e sottointesi….che non lasciano neppure una scia un flebile segno del loro passaggio ma che si perdono nello spazio…e ciò che rimane sono solo due occhi incorniciate da due linee di matita nera come la notte…..
Mangiando Cipster sopra una catasta di cadaveri…
Buonanotte…ci servono solo due occhiali da sole, un Tramonto e due facce incazzate….