L’insegna al neon Rossa e Blu illumina la mia stanza e le pareti incrostate nelle quali mi specchio e guardo sempre di più, la foto del mio angelo è sbiadita ormai il vetro che la proteggeva è andato in miliardi di frantumi ormai troppo tempo fa.
Sono uno scrittore, vivo di Whisky, e di scrittura lavoro allo stesso romanzo da circa dieci anni, vivo in un palazzo fatiscente al 67 di Editor Street, di fronte al mio monolocale vive una sposa di 89 anni, aspetta il suo sposo da tanto tempo ha le guance segnate dalle lacrime e il boquet appassito e maleodorante, al piano di sopra una coppia di poeti che cercano l’ispirazione, e si fanno di ogni tipo di Droga, io bevo il mio whisky nella tazza gialla che mi aveva regalato il mio angelo la camicia che indosso è sempre la stessa, la notte ed il giorno non fanno differenza per me e loro ricambiano fregandosene altamente.
È un palazzo di sopravvissuti ci sono reduci dell’ultima guerra, reduci della penultima, ci sono batteristi sordi e musicisti falliti, ci sono Bambine Prostitute e Prostitute Bambine che si vendono appena fuori dal portone, sul marciapiede che mi sbatte sugli occhi ogni qualvolta mi affaccio alla finestra,ci sono tossici e forse qualche pazzo omicida che non trova nessuno di interessante da uccidere e fare a pezzi perché qui troppi se lo augurano, e per molti altri ancori sarebbe la migliore cosa che gli possa succedere.
Tutti sopravvissuti dicevo, io sono un sopravvissuto dell’amore il mio angelo è volato via davanti ai miei occhi lo sgomento e la rabbia non hanno fatto in tempo a prendermi che all’angolo successivo una bottiglia di whisky mi ha stregato e da quel giorno la mia prigione si è fatta enorme poiché la mia anima è imprigionata tra le piccole molecole di un liquore ambrato e nemmeno tanto profumato.
Il mio racconto schiavo del bianco che avvolge il foglio le parole faticano a uscire la storia a svillupparsi, e il resto a uscire fuori dalla mia testa, l’insegna mi abbaglia gli occhi e nella pausa tra un pezzo di Coltrane e uno di Chet Baker le urla e i pianti si fanno indistinti e chiari, la disperazione si fa liquida ed esce dalle fessure delle porte scende le scale e si riversa in strada come un alluvione in quella che ormai tutti chiamano “Desolation Row” come un vecchio pezzo di Bob Dylan, tengo una colt vicino alla mia vecchia macchina da scrivere ha tre colpi nel tamburo uno è per me, per quando il whisky non basterà piu a lenire il dolore che mi piega in due.
Guardo e riguardo la mia tazza Gialla, La Luce al neon che mi Entra dentro le imposte rotte, giù in strada si sente Vecchio jazz e Rumore di automobili, voci di Prostitute Bambine e Colpi di Pistola, da qualche parte tra il 17° e Il 18° piano qualcuno si gode il lamento dolce e ruvido di una Gibson….la suona come se fosse l’unica cosa da fare in quel momento a quell’ora precisa di questa notte precisa quel suono Entra dentro le orecchie degli abitanti di questo Palazzo, il liquido dentro la tazza vibra e io non so più chi sono le lacrime inondano i miei occhi, ripenso al mio angelo che spiegando le ali volò da questa finestra che ora fa entrare un freddo neon intermittente che rende la mia stessa vita intermittente acida e fredda, la gola brucia e so placarla con il Whisky..solo con quello…il lamento della gibson si fa insistente e dolce vorrei abbandonarmi e staccarmi da questa sedia di legno scadente, vorrei dormire finalmente ma non ce la faccio ad alzarmi ho paura, il dolore stavolta non passa stavolta si è attaccato alle ossa e non riesco nemmeno a piangere, la macchina da scrivere è li che mi aspetta il foglio è bianco e io ho ancora addosso la stessa camicia.
Non so più che ora è o che giorno è, il ritmo è scandito dal sole e dal neon, non ricordo più come è fatta la luna so che è notte per questo e perché dall’appartemento 56, vedo uscire Rain, una prostituta, ha un corpo da donna e un cuore da bambina ha la pelle chiara e gli occhi neri e grandi, i capelli mossi come se fossero stati progettati dal dio del Vento, e una voce così dolce che solo sentirla mi rende il petto più leggero, Rain Batte dalle parti dell’armeria di Jim, la chiamano Smiley Rain, perché quel vecchio bastardo di suo padre, una notte scura e Appiccicosa, le squarcio il viso dall’angolo sinistro della bocca fino alla guancia gli diedero i punti quella notte stessa aveva perso tanto sangue la povera Rain io ed il mio angelo ci occupammo di lei, rimase con noi per un po’ di mesi poi se ne andò suo padre aveva avuto un incontro spiacevole con un tizio armato di coltello, ricordo che il giorno del funerale Rain non versò neanche una lacrima suo padre aveva condannato la parte sinistra del suo viso a ridere per sempre e lei fissava la bara del suo vecchio con i suoi occhi vispi e Profondi si toccava i capelli e guardava un punto fisso, da quando il Mio Angelo aveva preso il volo Rain, una volta ogni due giorni mi faceva trovare un bigliettino, lo infilava sotto la fessura sentivo il suono dei suoi gioielli mentre si abbassava e faceva scivolare il biglietto, li ho tutti nel cassetto della mia scrivania non è ho aperto nemmeno uno, credo che Rain questo lo sappia.
“Credo Che quando hai finito di bestemmiare i santi, non ti resta più niente”…questo c’èra scritto nell’ultimo biglietto di Rain……..è Mattina ancora una volta la rabbia che ho non mi ha nutrito ne distrutto, mi ha inchiodato su questa sedia, la camicia è rimasta quella di sempre e la barba è ancora più lunga, oggi è il giorno del biglietto di Rain ma Rain, non è rientrata a casa.
Stamattina, Piove una pioggia insistente, il cielo è grigio, i rumori del palazzo sono amplificati,dall’acqua che cade sulle tegole,la sposa di 89 anni, stringe i suoi fiori secchi è appena fuori dalla mia porta, guarda nella mia direzione è Dice una sola parola,la dice sforzandosi, come se un chiodo le graffiasse l’anima e la gola dice “Rain” a quel punto la sedia della mia scrivania diventò scomoda, decisi di cercare Rain calpestai i pezzi di vetro a piedi nudi mi vestii e scappai di corsa e ogni piano che scendevo, ricordavo la notte, quella notte in cui il Mio angelo Decise di provare a volare, la pioggia volava, i lamenti del palazzo sembravano lontani ad ogni gradino, eccomi in desolation Row o quello che ne rimaneva, la pioggia era una sola singola nube di aghi che si stagliava sulla città e sulla strada polverosa, mi strinse nell’impermeabile, in tasca avevo la colt con tre colpi, e la fiaschetta con il mio amico Jack, la strada sotto la pioggia fino all’armeria di Jim e li la strada deserta e i lampioni illuminati nonostante fosse già giorno davano alla via un senso di desolazione ancora più forte non ero mai stato più solo le porte dei negozi erano sprangate le insegne cadenti e rovinate, un gatto nero con al collo un campanellino tenuto da un filo rosso miagolò per attirare la mia attenzione era un gatto zoppo, e con un occhio guercio miagolò una seconda volta poi con eleganza si girò e mi guidò con il suo tintinnio incerto dentro un vicolo, dove la pioggia e il buio faceva sembrare la mattina una specie di appendice della notte, dentro quel’enorme vicolo cieco, un Neon rosso richiamò la mia attenzione, sentivo il sangue che mi inondava le scarpe e la pioggia che mi scendeva in faccia e mi rigava il viso, l’insegna recitava “L - CLUB” c’era un cancello di ferro chiuso con un lucchetto arrugginito e vecchio si aprì facilmente, poi una scala ad ogni gradino corrispondevano due candele poste agli estremi di ogni scalino le fiammelle sembravano infinte e giravano su loro stesse più volte non si vedeva la fine della scala, avevo gia iniziato a scendere quando mi accorsi che il tintinnio del campanellino del gatto non mi accompagnava più , e ad ogni passo la puzza di zolfo si faceva più acre e forte ad ogni passo, che compivo il mio dolore si faceva più lieve il whisky nella fiaschetta sembrava un inutile peso, le fiammelle illuminavano sempre di meno la pioggia che sbatteva sul mondo li fuori non mi toccava più ora era solo oscurità e Puzza, bruciavano gli occhi avevo il petto in fiamme e il cuore che mi batteva all’impazzata, la scala che sembrava infinita si esaurì piano piano ero lontanissimo dalla luce, una grossa porta di metallo rossa, nessuna scritta alla sommità, nessuna maniglia, alcun campanello, solo una piccola croce proprio al centro, diedi una spinta alla porta che si spalancò senza alcun rumore, aprendomi davanti gli occhi una stanza completamente foderata di Seta nera con al centro un Trono rosso e appena a fianco una gabbia dentro la quale era seduta Rain, con la sua gonnellina di tulle rosso e le sue calze a righe Orizzontali, era rannichiata su se stessa e piangeva singhiozzando seduto sul trono c’era un uomo, lunghi capelli neri e lisci, barba ben fatta, occhi neri e profondissimi, era in smoking nero, indossava un cilindro e un papillon entrambi Rossi, Alle mani un paio di guanti bianchi e nella mano sinistra una bastone che continuava a battere sulle assi del pavimento, mi fece un cenno di venire avanti, non ebbi il tempo di avvicinarmi di più che lui si alzò dal trono di scatto e con passo leggero si avvicinò a me fermandosi a pochissimi centimetri dal mio viso, che ancora gocciolava di pioggia, l’uomo in Smoking mi disse “Benvenuto” gesticolava creando grandi cerchi con le mani si muovevà con eleganza e sapienza quasi come se stesse recitando, la stanza era illuminata da una lampadina, situata proprio sopra le nostre teste ci illuminava entrambi di una luce stanca e pallida, il pianto di Rain era sempre più disperato sembrava vicino a me eppure riuscivo a malepena a scorgerne la figura li dentro quella enorme gabbia per uccelli, l’uomo mi fronteggiava mi accesi una sigaretta, l’uomo chinò il capo e disse, “Sei un’uomo intelligente Joe Credo proprio che tu abbia capito dove sei” feci un cenno di assenso con la testa mentre respiravo la sigaretta e quasi il mio volto sorrideva, “ Bene Amico mio mi sono Preso Rain e la voglio per me perché la sua bellezza mi ha stregato gli occhi, si è presa tutta la mia attenzione e tu lo sai bene Joe, io ho molto da fare” io mi guardai attorno e senza scompormi dissi “ non è Questo il suo posto, in realtà nemmeno quel vecchio palazzo è il suo posto, ma di certo trascinarla nelle tenebre con te non mi pare una cosa molto da te, caro Lou” e nel concludere la frase estrassi dalla tasca la fiaschetta e gliene offrì un goccio, lui rifiutò mi guardò dritto negli occhi accennando un sorriso che aveva una diabolicità chiara e limpida, e annusandosi il garofano che aveva appuntato nel revers della giacca disse “cosa hai da offrire Joe ?, guardati come potrebbe interessarmi qualcosa di tuo non hai niente sei disperato vivi ubriaco dentro un palazzo di relitti umani siete tutti destinati a me presto o tardi ho l’esclusiva su Editor Row, te lo sei dimenticato ?” il pianto di Rain era insopportabile “ Su Tutta Editor Street lo so, ma non su Rain, Rain non è per Te Lou qualcuno verrà a prenderla,” L’uomo si tolse con eleganza un guanto e mi poggiò la mano sul viso, scottava sentivo il viso in fiamme, prese un lungo sospiro e disse “ hai ragione Rain non è per me, splende nonostante questa oscurità, si tolse l’altro guanto e mi poggiò entrambe le mani sul viso e fece toccare la sua fronte contro la mia e sussurando disse “ Ti hanno tolto tutto Joe, cammini sui pezzi di vetro della finestra che tua moglie ha attraversato, Bevi, vivi fissando una macchina da scrivere, non hai niente Joe hai solo la tua anima” Fece un cenno con la mano e si accese una luce rossa che illuminava un tavolo con sopra due contratti, mi porse una stilografica di Ebano, con la quale firmai il contratto che faceva di Editor Street la sua residenza il posto dal quale poteva attingere a piene mani in cambio di tutto il palazzo lasciò andare Rain a patto che lei si dimenticasse completamente di me e di quello che era stato della sua vita fino a quel momento, Rain mi guardo le sue scarpe con i tacchi picchiettavano sulle assi di legno il trucco tutto sciolto dal pianto,mi passò accanto mi sfiorò la guancia con le labbra e poi mi disse un semplice grazie sussurrato con tutta la grazia e il candore che aveva non mi girai non la guardai,le sfiorai la mano mentre saliva piano piano le scale.
La vita è Ciclica, e mentre il resto va avanti e sul mondo splende il sole al 67 di Editor Street , una grossa nube carica di pioggia, imprigiona gli abitanti di questi 20 piani. al 13° ci abito Io Mi chiamo Joe faccio lo scrittore indosso la stessa camicia da quando il mio angelo prese il volo,bevo whisky da una tazza gialla e lavoro per il demonio recluto anime per lui, faccio percorrere a tutti i chilometri polverosi e abbandonati di “Desolation Row” ed a tutti i disperati che mi accompagnano e oltrepassano con me il portone di questo vecchio palazzo, offro da bere dalla mia fiaschetta è il prezzo per un anima gentile.
