Un viale alberato, è tutto ciò che mi ricordo
Mi ricordo l’erba che morbida mi accoglieva, mi ricordo i rumori della città che stonavano nel contesto di tutto quel verde giallo e arancione, mi ricordo le foglie che cadevano dagli alberi e intasavano il vialetto di terra battuta, la giacca di pelle era bagnata di brina il berretto di lana ben calzato in testa e tutto quanto il corpo era preda dei brividi della notte.
Non ricordo come sono finito qui, è mattina presto, le nuvole con la luce dell’alba prendono tutti i toni del viola, mi ricordo che guardavo la città dal finestrino dell’automobile e mi ricordo che poco prima del buio qui attorno a una fiamma stavamo preparando l’ultimo buco con le mani tremanti reggevamo il cucchiaino e le siringhe seduti in circolo sul prato e il tramonto che i faceva abbastanza luce, c’era Amy, ricordo che indossava una giacchetta di lana viola e nera un paio di mezzi guanti, dei jeans azzurro chiaro distrutti e strappati, e un paio di converse nere, aveva la matita nerissima che incorniciava i suoi occhi cosi sorprendentemente neri e una ciocca di capelli rossi fuoco che gli usciva dal berretto, le sue dita e le sue mani erano distrutte e graffiate, a Amy piacciono i gatti, mi ricordo questo, e la vedo che si lecca il labbro inferiore mentre si cerca la vena.
L’alba si fa più lucente, e folgorante, il parco si anima e gli uccellini cantano mi sento le ossa fuori posto, non c’è nulla attorno a me, forse il guardiano non mi ha neppure visto, raccolgo da terra la chitarra che ha dormito tutta la notte vicino a me, ho le converse distrutte, i piedi freddi e credo anche di avere il cuore freddo.
Il Parco è spettrale c’è un silenzio irreale, i lampioncini che costeggiano il vialetto emettono una luce fioca, e pallida, nessun uccellino canta, sento solo il crepitio delle foglie sotto i miei piedi mentre mi inoltro all’interno del parco, tra le grotte che da bambino mi facevano paura, adesso sento freddo e credo che quello sia un buon riparo.
La mia vita, mi scorre lenta attorno mentre mi guardo gli avambracci tutti bucati, tiro su con il naso e vorrei tanto avere una casa o perlomeno trovare Amy, o perlomeno una Dose,da spararmi in vena per riscaldarmi questo sangue marcio che mi circola in corpo, e si porta via ogni residuo di me, e di quello che sono stato, ero un buon musicista suonavo nei club, mi ricordo quando Amy, si accese dal buio come se un fascio di luce l’avesse investita, mi folgorò gli occhi mentre suonavo su quel palco, mi ricordo un sacco di gente in quel pub fumoso, con le assi di legno che rumoreggiavano e subivano inerti il peso di tutta quella gente sudata e urlante, mi ricordo che ero un buon musicista, la grotta è umida e fredda, mi beccherò qualcosa lo so, ho il viso freddo le labbra spaccate e tanta voglia di morire, di chiedere scusa a mio Padre, di chiedere scusa alla mia arte e tutta quella musica che mi è scomparsa dalle mani chissà quando e chissà perché, mi siedo su una roccia tiro fuori dalla tasca un foglietto, il cielo è plumbeo pochissimi raggi di sole lo colorano, leggo il foglietto è una lettera di Amy è scritta con una grafia piccolissima e ordinata, di tanto in tanto incontro qualche gocciolina di sangue, che sicuramente le è scappata fuori dalle dita, cosi graffiate e insanguinata come solo lei sa ridursi, leggo tante parole, che mi bloccano il respiro, c’è buio illumino il foglio con un accendino, ma quello che leggo adesso non mi piace più..Amy dice che è stanca che non ce la fa più che le mancano i tempi in cui la musica non mi scappava dalle dita…Amy dice e mentre la immagino toccarsi il labbro e far tintinnare i suoi anelli d’argento,dice che vuole andare via, io questa lettere ieri non l’ho guardata ero troppo indaffarato a preparare lo schizzo, ero troppo indaffarato a convincermi che in quello sguardo cosi nero Amy non nascondesse amarezza ma amore, adesso le parole mi scorrono sotto gli occhi mentre sento le fitte della crisi d’astinenza e lo stomaco che mi si vuole aprire in due, sento aumentare i battiti e nonostante il freddo sento il sudore, che comincia a prendere il sopravvento insieme a quella sensazione d’ansia e di impotenza che mi fa mancare l’aria.
Seduto su un sasso, mi guardo dritto davanti e vedo solo roccia, le mani giunte una dentro l’altra ma sono solo le mie, soltanto le mie, stringo quel foglio cosi consumato, stringo quei quattro ricordi che riesco a scorgere, sento una gran confusione mentre una riga di melassa graffia il grigio di quel cielo che sembra fatto di piombo e ho come la sensazione che il peso del mondo sia tutto sulle mie spalle.
Esco dalla grotta che è mattina inoltrata il parco brulica di vita, un timido sole mi riscalda un po’ il viso,incrocio alcune persone che corrono cammino stralunato, ho ancora le ossa fredde,il rumore della città copre i miei passi e i miei pensieri, stringo forte quel foglietto, e adesso si adesso sento riscaldarmi le ossa, adesso i miei piedi congelati accelerano il passo mi stanno portando chissà dove in tempo ma poi quale tempo io questo lo ignoro,ma corro e corro veloce con le lacrime chi mi rigano il viso….cerco l’ultima occasione di riavere Amy, corro stringendo gli occhi il freddo mi fa male, e i miei occhi perdono lacrime mi mancano le forze dopo
La città è grigia i palazzoni alti del quartiere popolare sembrano delle enormi scogliere, ogni tanto qualche murales, da una nota di colore, continuo a correre oltrepasso un cavalca via, correndo e piangendo corro verso Amy…corro verso casa sua..
Apro la porta di legno, è bianca, entro in casa ho ancora le chiavi un piccolo comodino antico alla sinistra della porta poggio li sopra le chiavi, oltrepasso il corridoio guardando di sfuggita le pareti di mattoni rossi….. arrivo all’ultima stanza, un piccolo specchio ovale appeso al muro di fronte a me non mi guardo nemmeno spingo la porta del piccolo bagno e vedo Amy, li nella vasca bianca, completamente abbandonata, capelli rosso fuoco bagnati e tirati tutti indietro, l’acqua nella vasca è completamente rossa…..ne esce un po’ fuori e macchia le piastrelle bianche e nere……..Amy è li inerme senza forze, le vene dei polsi recise di netto….i suoi occhi cosi clamorosamente neri sbarrati e vuoti senza vuoi eppure è cosi bella, la tiro fuori dalla vasca la sua pelle è diafana cosi pura….tento di rianimarla mentre le lacrime rigano sempre di più il mio viso, non respira le sue labbra sono viola….. il suo corpo è freddo……la stringo forte a me…ma non sento battiti….e piango piango, piango come se non avessi mai pianto in vita mia le urla non scompongono la calma del palazzo nessuno scende a chiedere se per caso è successo qualcosa..ma niente rimango in silenzio con Amy tra le braccia, a singhiozzare nell’eco del bagno….
Ho l’ultima dose la tengo nella tasca interna della giacca la preparo con cura…il sole oltrepassa le tapparelle come una lama, mi siedo sul tappeto, la mano tremante riscalda il cucchiaino, preparo la siringa, cerco la vena…..finalmente calore…finalmente è finito il freddo stringo il foglietto tra le mani..e mi sdraio sul tappeto…….e lascio andare il mio respiro…e cerco Amy tra le pieghe del tempo e cerco Amy ma non la trovo…..
