Polvere

Parole che diventano Polvere, che diventano pioggia, che diventano anelli di fumo, che diventano ricordi, che diventano, fiori di carta..........
lunedì, 03 novembre 2008

Il TrEnTeSiMo PiAnO

Trenta piani, ho fatto i gradini uno per uno, e mano mano che salivo il fiato si accorciava, trenta piani, per un totale di venti gradini per rampa fa un numero altissimo che non mi va nemmeno di considerare.

Il fiato si accorciava e il cuore accellerava, gli anfibi tintinnavano il cappotto di lana grigia che mi riparava dal freddo, nonostante in quella claustrofobica spirale non servisse, metallo grigio e freddo suono impersonale per nulla rassicurante, trenta piani, fatti a ritmo sostenuto, per la fretta di arrivare in cima lassù al trentesimo piano, ogni passo un ricordo in meno, ogni goccia di sudore un senso di leggerezza che non mi era mai appartenuto prima di allora,scale su scale, guardo su e vedo un intrecciarsi di metallo che dovrò percorrere per intero, tintinnio di anfibi, tic tic di orologio ma l’ora non mi importa, lo tolgo me lo sfilo dal polso quel vecchio orologio di metallo lo poso con cura sul gradino che devo ancora calpestare, e poi continuo, trenta piani, sembrano pochi a dirlo ma le scale mi ripetono di continuo che mi sbaglio, accellero il passo, vado dietro al ritmo del cuore che per la stanchezza adesso pompa più forte, sono accaldato, sudo, e il ritmo si fa sempre più veloce pochi minuti e questa rampa mi sembra già impossibile da superare,  mi passo una mano sul volto è madido di sudore, il neon pallido mi rimbalza sugli occhi, non ci vedo bene ho guardato per troppo tempo il neon, non ci vedo bene ho il sudore sugli occhi….

Trenta piani, sono quasi a metà percorso, mi sento scoppiare il cuore ma devo arrivare, la scalata è impervia e priva di qualsiasi soddisfazione o colore, trenta piani per non sapere cosa fare una volta arrivato al trentesimo, all’altezza della grossa scritta in vernice nera sul muro bianco che raffigura il numero 15, mi fermo per prendere fiato, una bambina  con i capelli biondi legati da un nastrino porpora , mi guarda fisso non accenna il minimo sorriso indossa un vestito rosso di tulle, apre la porta antiincendio mi guarda per un altro  attimo mi sorride e scende le scale con le sue scarpette di vernice anche loro del medesimo colore del sangue che adesso sento tanto veloce intasarmi le vene,non fa il rumore che faccio io, quasi lievita su quel freddo e impersonale metallo la gonnellina sembra una nuvola di zucchero filato aromatizzato alla fragola, ho il fiatone, e le mani fredde, i miei occhi vanno in mille direzioni la luce del neon rende quel piano, freddo e squallido la bambina che scende le scale sembra una goccia di sangue su un piano di metallo freddo, continuo a ritmo sostenuto il mio cuore si è un po’ quietato, il mio fiato è tornato a regime normale, il sudore mi si è ghiacciato addosso, ma il cappotto almeno adesso fa il suo dovere, le fibie tintinnano, ed è un suono che comincia a piacermi.

Piano 25:

 sotto il grosso numero 25 che indica il piano c’è una scritta in vernice Rossa, è a caratteri cubitali, dal penultimo gradino sembrava vernice in realtà e sangue la scritta recita “Jesus, Look at Me Flying” quella scritta mi aveva messo i brividi il sudore mi si era cristallizzato sulla fronte…..ma ripresi a salire sempre più di corsa fino a spezzarmi il fiato.adesso i gradini li salivo  tre a tre, mangiavo quel metallo non sentivo rumore di fondo solo i miei passi e il mio fiatone……

Piano 30:

 il pavimento del piano era pulito e lucido non aveva niente a che vedere con quelli sottostanti pieni di sacchetti di immondizia e cartoni sui quali probabilmente qualcuno passava la notte,  il fiato era fumoso per il freddo che mi aveva preso alle ossa, ero congelato le mani erano due pezzi di ghiaccio che tentavo di riscaldarmi con il fiato o con quel poco che mi era rimasto in corpo, la scritta 30, era ben visibile e forse rifatta da poco….una porta antincendio mi avrebbe portato sul tetto, il pavimento del tetto era coperto da una coltre di neve bianca, le antenne della tv sembravano degli alberi, mi muovo piano, incerto, ma con un obiettivo ben preciso in mente, il cornicione…………..

Trenta piani ricordo le scale come se le avessi fatte con tutto il corpo una per una, ricordo il cuore che mi saltava dentro la gabbia toracica, il sangue che mi scorreva come non aveva mai fatto prima di allora, il tintinnio dei miei anfibi era una melodia sconosciuta e mi chiedevo se la bambina vestita di rosso con quei suoi bei boccoli biondi avesse finito la sua discesa…ma non era questo il momento di chiederselo, il silenzio mi avvolgeva completamente la neve bianca che cade dal cielo lenta e inesorabile, mi provoca uno spasmo al petto che fatico a contenere le lacrime rigano il mio volto e si congelano ancora prima di toccare terra, i miei occhi si riempiono di quel liquido che mi fa avvertire ancora di più il freddo rigido che sento addosso, appiccicarsi e stringermi come in una morsa, il vento soffia e mi trapassa come una lama, il suo urlo mi squarcia la testa… sento un eco di musica, ma non capisco da dove provenga, sono oltre le nuvole sembra quasi che il cielo si sia abbassato stanotte..la neve mi riempie il cappotto e mi appesantisce…le antenne da questa prospettiva sembrano alberi morti dentro un cimitero bianco e abbandonato….salgo sul parapetto..  con le lacrime che ancora rigano il volto e mi bagnano la barba davvero troppo lunga…la musica che prima avvertivo appena si fa sempre più vicina mi volto e dietro di me seduto sul comignolo un ragazzo con le mani insanguinate e le unghie spezzate, suona una melodia, ha il berretto di lana calzato fin sopra gli occhi, guarda il vuoto e poi guarda me, ha gli occhi azzurri e profondi mi fa un cenno di saluto con due dita si tocca il sopracciglio sinistro…e mi sorride…e io decido di Volare Giù….

Dicono che quando cadi da un palazzo ti passa tutta la vita davanti, non è cosi, io sto vedendo tutto quanto rallentato il vento che mi fischia nelle orecchie mi sembra quasi una ninna nanna lo avverto appena sul viso apro le braccia per fendere l’aria ma non vado per niente più veloce…..la musica del ragazzo si fa sempre più lontana…le luci dei piani mi fanno confondere gli occhi….aprò la smorfia che il vento  disegna sul mio volto in un sorriso…le braccia aperte…il cappotto che mi batte addosso e mi fa sentire come se avessi le ali..la caduta non l’avverto nemmeno, tutto mi sembra cosi lento adesso, tutto mi sembra cosi piccolo da quassù…..riesco a scorgere la gente che sta sotto di me raccogliersi in un piccolo esercito mosso dalla curiosità non li guardo….vedo il portone di vetro scostarsi e la bambina con il vestito rosso uscire spensierata…l’ho vista stavo in pensiero…..adesso sono contento..il sorriso si fa più largo sul mio viso e le braccia sono sempre più aperte……chiunque abbia inciso quella scritta sul muro del 25° piano sapeva cosa faceva….. adesso ho voglia di scrivere anche io qualcosa su un muro ma non farò in tempo mi sarebbe piaciuto scrivere.. “Jesus Look at me! i'm FLYING " guardami sto volando….sto volando…sto volando…sto volando…la musica non la sento più i curiosi sono sempre di più il vento mi apre in due come una lama adesso lo sento adesso vado veloce…….sto volando………

postato da Anotherday alle ore 19:46 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria: racconti



Commenti
#1    05 Novembre 2008 - 16:21
 
Ci riprovo..(anche se tu non lo sai)
Sei una rivelazione folgorante.
Beh, questo pezzo apre ferite che tu ignoravi scrivendo, ma proprio per questo mi ha colpita di più..

Baci, Pirata.
Ripeto:Folgorante!
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#2    07 Novembre 2008 - 13:21
 
........


ciao PoetaPirata.
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#3    08 Novembre 2008 - 03:18
 
Improvvisamente aveva deciso di non alimentarsi, non una protesta ma nemmeno una priorità anzi non ne sentiva l'esigenza. Ora dopo ora, giorno dopo giorno il suo fisico asciutto mostrava le carni si definite ed il viso si tirava, correva si correva mentre gli occhi gonfi si dipingevano di rosso.
Ed era un pomeriggio solitario perso nel vuoto e nel silenzio che alzatosi prese a vagare per la casa, in cerca di cosa non era chiaro. Farsi la barba forse, si questo poteva essere un impiego del tempo che non aveva più volume o colore. E la barba si fece, pulito dopo settimane incuranti. Tra le mani un oggetto di plastica blu, usa e getta, ed un tagliaunghie che ora reinventava per modellare quella plastica restituendo nudità alle lame.
Per cominciare un taglio su un dito, niente, proprio niente, nemmeno quello lo destava, morto dentro, cavo, ma cosciente, lucidissimo nel suo gesto logiche le sue ragioni. Ancora un taglio niente, il sangue gocciolare tra le dita, niente. Ed ora provava la giusta inclinazione, ma non per le falangi ormai imbrattate di rosso, si provava quello che avrebbe dovuto essere il taglio, netto, preciso, indolore. Non c'è disperazione nel gesto, non c'è sbavatura, è pura coscienza dell'atto e delle sue conseguenze, del fatto e dei suoi effetti, di una vita che ha una valore nello spegnersi, di una vita che ha un senso nel donare un gesto. Convinzione senza esitazione, e li un angelo ed un telefono dimenticato, e li un angelo che poggia una mano sul tuo capo e li un angelo a prendersi cura di te.
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#4    09 Novembre 2008 - 14:21
 
Spettacolo!!!! Davvero!!!

Solo una puntualizzazione. (Si lo so, son sempre io!! :D ) Ma i punti li paghi? :DDDD

Grande Pirata!!!
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#5    13 Novembre 2008 - 22:27
 
[devo ancora imparare anch'io...]
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#6    14 Novembre 2008 - 12:37
 
ma..ma...maa....... questo racconto non mi è nuovo ;)
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#7    16 Novembre 2008 - 11:41
 
ci sta..ma l'ho trovato in un altro blog..non è che ne hai un altro? ^^ non ti stavo accusando tranquillo :)
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#8    18 Novembre 2008 - 15:50
 
Fratellino, ti copincollo il link di un progetto che è nato dalla fotografa Speranza Casillo. Dacci una occhiata. Baciotto

http://www.flickr.com/photos/speranzacasillo/3022188381
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#9    19 Novembre 2008 - 22:44
 
letto e visto come se fosse un film!
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#10    19 Novembre 2008 - 23:01
 
Come dicono i pompieri,
non prendete mai camere oltre
il quinto piano
negli hotel di New York:
ci sono scale che vanno piú su
ma nessuno ci salirebbe.
Come dice il "New York Times",
l'ascensore cerca sempre da sé
il piano in fiamme
e si apre automaticamente
e non si chiude piú.
Sono questi gli avvisi
che dovete dimenticare
se volete uscire da voi stessi
fino a catapultarvi in cielo.

Sono andata spesso oltre
il quinto piano
salendo a manovella,
ma solo una volta
andai fino in cima.
Sessantesimo piano:
cigni e pianticelle piegàti
verso la propria tomba.
Duecentesimo piano:
montagne con la pazienza di un gatto,
il silenzio in scarpe da tennis.
Cinquecentesimo piano:
messaggi e lettere millenari,
uccelli da bere,
una cucina di nuvole.
Seicentesimo piano:
le stelle,
scheletri in fiamme
con le braccia che cantano.
E una chiave,
una chiave enorme,
che apre qualcosa
(qualche utile uscio)
da qualche parte,
lassú.
A.S.
*
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#11    01 Gennaio 2009 - 20:37
 
non è che quell'uomo si chiamava patrick....scherzi a parte, bello, come al solito, effettivamente hanno ragione quando ti chiamano artista---ah ah ah ah
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Utente: Anotherday
Nome: Dannato Pirata Joker
Nessuno, sono solo parole su un fondo scuro, sono parole sulla sabbia, sono vento nella testa confusione arbitraria, sono un soffio al cuore di natura elettrica, sono l'uomo sbagliato nell'epoca sbagliata , ascolto la musica sbagliata, il Rock 'N' Roll in un epoca sbagliata, leggo i libri cattivi di autori cattivi, scrivo su ogni sorta di pezzo di carta, perchè ?? perchè ! io penso e finchè penso nessuno potrà uccidermi


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