Mi Ricordo Quella fontana, il sole delle sei del pomeriggio, la città che sonnecchiava adagiata sul mare, nessun’rumore solo profumo intenso d’estate, niente più quello l’acqua torbida della fontana, riusciva ancora a riflettermi, a rimandarmi la mia immagine come una diapositiva che si era incastrata nel proiettore, sentivo un senso di disagio, mi guardavo attorno, il sole mi lambiva, dal vicolo che porta alla piazza,proprio di fronte alla grande chiesa, vedo avvicinarsi, una figura, era una ragazza, neanche una donna, ma stava per diventarlo, si avvicinava leggera avvolta in un vestito bianco di pizzo leggero, i suoi capelli neri erano smossi dal vento, e la luce, quella luce, la faceva la incorniciava in uno specchio di luce, il tempo si fermò e il vento caldo cessò per un solo instante di tormentare la mia pelle, ebbi un sussulto quando si avvicino a me, e con le sue bianche mani mi sfiorò le guance, e mi sorrise…..il cielo non accennava a scurirsi, il sole era sempre li a metà tra il cielo e l’orizzonte che era pronto ad accoglierlo.
Mi sfiorò le guance e pronuncio una parola al mio orecchio, poi il vento riprese a soffiare, e il calore a bruciarmi, e lei., lei era sempre avvolta nel suo alone di luce chiara, dentro quel vestito, che la rendeva irreale, le unghie delle mani, dipinte di nero, in pieno contrasto con la pelle cosi chiara…come di perla….seduto sul marmo antico di quella fontana, a contemplare il tempo che zoppicava come un vecchio stanco e privo di bastone.
Mi Ricordo il boato, dei palazzi crollare, mi ricordo il vento smuovere la polvere e i calcinacci e non scorderò mai l’entrata dei carri armati dentro la piazza, come una processione di animali feroci, pronti a ghermire le prede,
Procedeva in silenzio, a passi svelti e silenziosi io dietro di lei a metà tra una sensazione di paura e di serenità confuso in mezzo al sudore che quel caldo straziante mi tirava fuori a unghiate dalla pelle, lei era a mezzo passo da me mi stringeva la mano mentre procedeva decisa per le viuzze della città vecchia, saltando ogni ostacolo, tralasciando ogni porta, scansando ogni persona, che correva terrorizzata dal fischio delle bombe e dal rombo degli aerei, il panico non sembrava toccarla, la paura probabilmente aveva paura di lei..e quella sensazione di calma e serenità stava piano piano avendo la meglio sulla paura….
Arrivammo quasi in cima alla città vecchia, la ragazza aprì un portone vecchio e malmesso, non mi guardò nemmeno un attimo, si muoveva a suo agio nel buio pesto di quella casa con le imposte inchiodate, e i mobili tarlati e distrutti, il pavimento era coperto da uno spesso strato di grigia polvere, gli affreschi nei soffitti erano inesorabilmente violentati dall’umidità e dal tempo che si era abbattuto inclemente su quella vecchia casa…una pesante tenda di velluto rosso, e poi ancora un'altra, e un'altra ancora, un corridoio circolare, che portava ad una scala che saliva incerta e fiera, al piano superiore, i gradini scricchiolavano solo sotto i miei piedi, la sensazione di serenità aveva ormai avuto il sopravvento sulla fredda paura, sentivo una morsa piacevole allo stomaco e mi nutrivo del profumo di pioggia che avevano i capelli di quella ragazza cosi bianca e pura da sembrare un soffio di vento….
Arrivammo insieme in una camera circolare che aveva al centro un letto a baldacchino di legno scuro con le tende di organza bianca aperte e preparato per ospitare due sposi, una quantità incredibile di cuscini di tutti i colori, petali di rosa freschi sopra il copriletto bianco, i soffitti i mobili erano tutti distrutti se possibile ancora più distrutti rispetto al piano inferiore, il pavimento scheggiato e in alcune parti mancante, ma il letto no, il letto era intatto, come uno sposo in attesa trepidante d’innanzi alla chiesa…..la ragazza mi guardò in faccia e delicatamente mi sfilò i vestiti uno per uno, poi lei fece scivolare ai suoi piedi il suo candido vestito..mi porse la mano e mi fece un cenno quasi impercettibile ed io, senza dire una parola, ancora una volta non riuscii a far altro che seguirla dentro quel letto enorme che sembrava come sospeso fuori dal tempo.. ... mentre aldilà delle imposte inchiodate le bombe ruggivano i carri avanzavano, e le urla della gente squarciavano il silenzio che assorda dopo ogni bomba che ha centrato il bersaglio e distrutto ogni cosa…i cavalli bardati facevano tremare la terra…ma la paura non albergava in quella stanza la ragazza si strinse a me….e chiuse gli occhi…solo allora mi accorsi che la paura era completamente scomparsa……e che il sole era scomparso da un pezzo, il livido pallore di lei…sopra la mia pelle bruciata dal sole da un piccolo spazio tra le assi scorgevo….le urla…..la polvere…la gente scappare e morire, i palazzi cadere….quando vidi cadere la chiesa…nemmeno in quel momento la paura mi sfiorò mentre lei dormiva….accanto a me… candida e serena mi stringeva le mani….mentre il bagliore delle bombe squarciava il cielo tutto attorno e sopra di noi….
Lasciai cadere il mio respiro e mi addormentai accanto a lei…..sincronizzai il mio respiro al suo…..cercando un po’ di silenzio….solo un po’ tra un urlo e un colpo di mortaio….abbracciato alla mia sposa, senza chiedermi il perché, la guardai l’ultima volta avvolta in quella luce livida e lucente.
A e Per Viviana...con ogni fibra del mio cuore e ogni pezzo della mia anima