Polvere

Parole che diventano Polvere, che diventano pioggia, che diventano anelli di fumo, che diventano ricordi, che diventano, fiori di carta..........
giovedì, 20 novembre 2008

Tempi Bastardi.....Se Fosse un Tempo da Lupi Almeno li Vedrei Ballare..Ma le Discoteche per I Lupi sono Deserte...

From the Lights to the Pavement
From the Van to the Floor
From Backstage to the Doctor
From the Earth to the Morgue

 

Quando non trovi niente di meglio da fare che Urlare dentro una stanza di pochi metri per pochi metri e quei metri diventano sempre meno fino a stringersi tutti attorno a te…fino a che l’armadio non ti piomba addosso, urlare……fino a quando la gola non ti brucia, fino a quando la voce non ti esce più e diventa un Rantolo…e ti guardi allo specchio e non ti piace quello che ci Vedi

Fino a quando gli incubi che ti hanno amorevolmente  nutrito  come una Madre ,non scompaiono in una mattina di Agosto….e le gambe e le braccia ti si muovono da sole e il ghiaccio che le sigillava non si liquefà in un secondo un secondo che dura una vita...il sangue impazzito sale su fino alla testa….e niente altro ha più importanza solo la strada che ti separa da Lei……

E Il Viaggio non ti Sembra che uno stupido scherzo e Casa è dove stai per arrivare non il posto da dove sei Partito e tutto il resto è un contorno come la cornice di un quadro come un muro sotto un murales insignificante accessorio….Mentre il tempo scorre e si dilata sotto le tue caviglie…e a faccia in giu sul pavimento respiri la tua polvere e cerchi di capire come ci si vede da morti…….

A faccia in giù sul pavimento mentre non sai da dove ti esce la rabbia sai solo che deve uscire da qualche parte…..che non è sempre una Festa è fatta per divertirti che non sempre la pioggia è fastidiosa che non sempre l’alba vuol dire che è l’ora di alzarsi che non sempre….la notte è infinitamente Lunga…che non sempre il Buio fa paura..che il freddo ti rompe le ossa.

A faccia in giù perché non hai mai calcolato se stavi andando nella direzione giusta e spesso hai dovuto fare tutta la strada al contrario rivedendo tuo malgrado quei tanti te che hai seminato…per il mondo…e non ti resta che morderti le labbra e continuare fino a quel maledetto incrocio dove tutto ha preso una piega diversa e cercare di sistemare le cose..di risistemare le cose di ripartire…di cercare quegli occhi di quella Ragazza che non hai a cui scrivi lettere che sogni la notte ma senza volto….

E una notte di Agosto ormai lontana  lontana il viso si delinea come se fosse disegnato da un pittore..un intreccio di linee prima confuso poi piano piano più chiaro….fino a formare finalmente un volto..fino a indossare tutte le tue parole perfettamente finalmente…finalmente…tutte su misura come un bel maglione a righe, come due occhi pieni di lacrime..come una vita ancora tutta da vivere.

E in tutto questo ti chiedi Che CAZZO DI FINE HA FATTO CARMEN SAN DIEGO.. ??? ma ti chiedi un sacco di cose che poi non hanno importanza…perché la percezione delle cose ti ha portato in alto a volteggiare sulla stratosfera non tre miseri metri sopra il cielo ma in altro dove il peso è assente….dove le luci sono Intermittenti..dove La terra non ha sapore..e il resto…non ha peso…solo La devastante..voglia…solo la terribile,Incredibile,Mostruosa…voglia di Quella Canzone..di quell’alba un'altra ancora…..e poi un'altra….

 

 

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categoria: considerazioni


lunedì, 03 novembre 2008

Il TrEnTeSiMo PiAnO

Trenta piani, ho fatto i gradini uno per uno, e mano mano che salivo il fiato si accorciava, trenta piani, per un totale di venti gradini per rampa fa un numero altissimo che non mi va nemmeno di considerare.

Il fiato si accorciava e il cuore accellerava, gli anfibi tintinnavano il cappotto di lana grigia che mi riparava dal freddo, nonostante in quella claustrofobica spirale non servisse, metallo grigio e freddo suono impersonale per nulla rassicurante, trenta piani, fatti a ritmo sostenuto, per la fretta di arrivare in cima lassù al trentesimo piano, ogni passo un ricordo in meno, ogni goccia di sudore un senso di leggerezza che non mi era mai appartenuto prima di allora,scale su scale, guardo su e vedo un intrecciarsi di metallo che dovrò percorrere per intero, tintinnio di anfibi, tic tic di orologio ma l’ora non mi importa, lo tolgo me lo sfilo dal polso quel vecchio orologio di metallo lo poso con cura sul gradino che devo ancora calpestare, e poi continuo, trenta piani, sembrano pochi a dirlo ma le scale mi ripetono di continuo che mi sbaglio, accellero il passo, vado dietro al ritmo del cuore che per la stanchezza adesso pompa più forte, sono accaldato, sudo, e il ritmo si fa sempre più veloce pochi minuti e questa rampa mi sembra già impossibile da superare,  mi passo una mano sul volto è madido di sudore, il neon pallido mi rimbalza sugli occhi, non ci vedo bene ho guardato per troppo tempo il neon, non ci vedo bene ho il sudore sugli occhi….

Trenta piani, sono quasi a metà percorso, mi sento scoppiare il cuore ma devo arrivare, la scalata è impervia e priva di qualsiasi soddisfazione o colore, trenta piani per non sapere cosa fare una volta arrivato al trentesimo, all’altezza della grossa scritta in vernice nera sul muro bianco che raffigura il numero 15, mi fermo per prendere fiato, una bambina  con i capelli biondi legati da un nastrino porpora , mi guarda fisso non accenna il minimo sorriso indossa un vestito rosso di tulle, apre la porta antiincendio mi guarda per un altro  attimo mi sorride e scende le scale con le sue scarpette di vernice anche loro del medesimo colore del sangue che adesso sento tanto veloce intasarmi le vene,non fa il rumore che faccio io, quasi lievita su quel freddo e impersonale metallo la gonnellina sembra una nuvola di zucchero filato aromatizzato alla fragola, ho il fiatone, e le mani fredde, i miei occhi vanno in mille direzioni la luce del neon rende quel piano, freddo e squallido la bambina che scende le scale sembra una goccia di sangue su un piano di metallo freddo, continuo a ritmo sostenuto il mio cuore si è un po’ quietato, il mio fiato è tornato a regime normale, il sudore mi si è ghiacciato addosso, ma il cappotto almeno adesso fa il suo dovere, le fibie tintinnano, ed è un suono che comincia a piacermi.

Piano 25:

 sotto il grosso numero 25 che indica il piano c’è una scritta in vernice Rossa, è a caratteri cubitali, dal penultimo gradino sembrava vernice in realtà e sangue la scritta recita “Jesus, Look at Me Flying” quella scritta mi aveva messo i brividi il sudore mi si era cristallizzato sulla fronte…..ma ripresi a salire sempre più di corsa fino a spezzarmi il fiato.adesso i gradini li salivo  tre a tre, mangiavo quel metallo non sentivo rumore di fondo solo i miei passi e il mio fiatone……

Piano 30:

 il pavimento del piano era pulito e lucido non aveva niente a che vedere con quelli sottostanti pieni di sacchetti di immondizia e cartoni sui quali probabilmente qualcuno passava la notte,  il fiato era fumoso per il freddo che mi aveva preso alle ossa, ero congelato le mani erano due pezzi di ghiaccio che tentavo di riscaldarmi con il fiato o con quel poco che mi era rimasto in corpo, la scritta 30, era ben visibile e forse rifatta da poco….una porta antincendio mi avrebbe portato sul tetto, il pavimento del tetto era coperto da una coltre di neve bianca, le antenne della tv sembravano degli alberi, mi muovo piano, incerto, ma con un obiettivo ben preciso in mente, il cornicione…………..

Trenta piani ricordo le scale come se le avessi fatte con tutto il corpo una per una, ricordo il cuore che mi saltava dentro la gabbia toracica, il sangue che mi scorreva come non aveva mai fatto prima di allora, il tintinnio dei miei anfibi era una melodia sconosciuta e mi chiedevo se la bambina vestita di rosso con quei suoi bei boccoli biondi avesse finito la sua discesa…ma non era questo il momento di chiederselo, il silenzio mi avvolgeva completamente la neve bianca che cade dal cielo lenta e inesorabile, mi provoca uno spasmo al petto che fatico a contenere le lacrime rigano il mio volto e si congelano ancora prima di toccare terra, i miei occhi si riempiono di quel liquido che mi fa avvertire ancora di più il freddo rigido che sento addosso, appiccicarsi e stringermi come in una morsa, il vento soffia e mi trapassa come una lama, il suo urlo mi squarcia la testa… sento un eco di musica, ma non capisco da dove provenga, sono oltre le nuvole sembra quasi che il cielo si sia abbassato stanotte..la neve mi riempie il cappotto e mi appesantisce…le antenne da questa prospettiva sembrano alberi morti dentro un cimitero bianco e abbandonato….salgo sul parapetto..  con le lacrime che ancora rigano il volto e mi bagnano la barba davvero troppo lunga…la musica che prima avvertivo appena si fa sempre più vicina mi volto e dietro di me seduto sul comignolo un ragazzo con le mani insanguinate e le unghie spezzate, suona una melodia, ha il berretto di lana calzato fin sopra gli occhi, guarda il vuoto e poi guarda me, ha gli occhi azzurri e profondi mi fa un cenno di saluto con due dita si tocca il sopracciglio sinistro…e mi sorride…e io decido di Volare Giù….

Dicono che quando cadi da un palazzo ti passa tutta la vita davanti, non è cosi, io sto vedendo tutto quanto rallentato il vento che mi fischia nelle orecchie mi sembra quasi una ninna nanna lo avverto appena sul viso apro le braccia per fendere l’aria ma non vado per niente più veloce…..la musica del ragazzo si fa sempre più lontana…le luci dei piani mi fanno confondere gli occhi….aprò la smorfia che il vento  disegna sul mio volto in un sorriso…le braccia aperte…il cappotto che mi batte addosso e mi fa sentire come se avessi le ali..la caduta non l’avverto nemmeno, tutto mi sembra cosi lento adesso, tutto mi sembra cosi piccolo da quassù…..riesco a scorgere la gente che sta sotto di me raccogliersi in un piccolo esercito mosso dalla curiosità non li guardo….vedo il portone di vetro scostarsi e la bambina con il vestito rosso uscire spensierata…l’ho vista stavo in pensiero…..adesso sono contento..il sorriso si fa più largo sul mio viso e le braccia sono sempre più aperte……chiunque abbia inciso quella scritta sul muro del 25° piano sapeva cosa faceva….. adesso ho voglia di scrivere anche io qualcosa su un muro ma non farò in tempo mi sarebbe piaciuto scrivere.. “Jesus Look at me! i'm FLYING " guardami sto volando….sto volando…sto volando…sto volando…la musica non la sento più i curiosi sono sempre di più il vento mi apre in due come una lama adesso lo sento adesso vado veloce…….sto volando………

postato da Anotherday alle ore 19:46 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria: racconti


Chi sono

Utente: Anotherday
Nome: Dannato Pirata Joker
Nessuno, sono solo parole su un fondo scuro, sono parole sulla sabbia, sono vento nella testa confusione arbitraria, sono un soffio al cuore di natura elettrica, sono l'uomo sbagliato nell'epoca sbagliata , ascolto la musica sbagliata, il Rock 'N' Roll in un epoca sbagliata, leggo i libri cattivi di autori cattivi, scrivo su ogni sorta di pezzo di carta, perchè ?? perchè ! io penso e finchè penso nessuno potrà uccidermi


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