Polvere

Parole che diventano Polvere, che diventano pioggia, che diventano anelli di fumo, che diventano ricordi, che diventano, fiori di carta..........
giovedì, 18 giugno 2009

Desolation Row

L’insegna al neon Rossa e Blu illumina la mia stanza e le pareti incrostate nelle quali mi specchio e guardo sempre di più, la foto del mio angelo è sbiadita ormai il vetro che la proteggeva è andato in miliardi di frantumi ormai troppo tempo fa.

Sono uno scrittore, vivo di Whisky, e di scrittura lavoro allo stesso romanzo da circa dieci anni, vivo in un palazzo fatiscente al 67 di Editor Street, di fronte al mio monolocale vive una sposa di 89 anni, aspetta il suo sposo da tanto tempo ha le guance segnate dalle lacrime e il boquet appassito e maleodorante, al piano di sopra una coppia di poeti che cercano l’ispirazione, e si fanno di ogni tipo di Droga, io bevo il mio whisky nella tazza gialla che mi aveva regalato il mio angelo la camicia che indosso è sempre la stessa, la notte ed il giorno non fanno differenza per me e loro ricambiano fregandosene altamente.

È un palazzo di sopravvissuti ci sono reduci dell’ultima guerra, reduci della penultima, ci sono batteristi sordi e musicisti falliti, ci sono Bambine Prostitute e Prostitute Bambine che si vendono appena fuori dal portone, sul marciapiede che mi sbatte sugli occhi ogni qualvolta mi affaccio alla finestra,ci sono tossici e forse qualche pazzo omicida che non trova nessuno di interessante da uccidere e fare a pezzi perché qui troppi se lo augurano, e per molti altri ancori sarebbe la migliore cosa che gli possa succedere.

Tutti sopravvissuti dicevo, io sono un sopravvissuto dell’amore il mio angelo è volato via davanti ai miei occhi lo sgomento e la rabbia non hanno fatto in tempo a prendermi che all’angolo successivo una bottiglia di whisky mi ha stregato e da quel giorno la mia prigione si è fatta enorme poiché la mia anima è imprigionata tra le piccole molecole di un liquore ambrato e nemmeno tanto profumato.

Il mio racconto schiavo del bianco che avvolge il foglio le parole faticano a uscire la storia a svillupparsi, e il resto a uscire fuori dalla mia testa, l’insegna mi abbaglia gli occhi e nella pausa tra un pezzo di Coltrane e uno di Chet Baker le urla e i pianti si fanno indistinti e chiari, la disperazione si fa liquida ed esce dalle fessure delle porte scende le scale e si riversa in strada come un alluvione in quella che ormai tutti chiamano “Desolation Row” come un vecchio pezzo di Bob Dylan, tengo una colt vicino alla mia vecchia macchina da scrivere ha tre colpi nel tamburo uno è per me, per quando il whisky non basterà piu a lenire il dolore che mi piega in due.

Guardo e riguardo la mia tazza Gialla, La Luce al neon che mi Entra dentro le imposte rotte, giù in strada si sente Vecchio jazz e Rumore di automobili, voci di Prostitute Bambine e Colpi di Pistola, da qualche parte tra il 17° e Il 18° piano qualcuno si gode il lamento dolce e ruvido di una Gibson….la suona come se fosse l’unica cosa da fare in quel momento a quell’ora precisa di questa notte precisa quel suono Entra dentro le orecchie degli abitanti di questo Palazzo, il liquido dentro la tazza vibra e io non so più chi sono le lacrime inondano i miei occhi, ripenso al mio angelo che spiegando le ali volò da questa finestra che ora fa entrare un freddo neon intermittente che rende la mia stessa vita intermittente  acida e fredda, la gola brucia e so placarla con il Whisky..solo con quello…il lamento della gibson si fa insistente e dolce vorrei abbandonarmi e staccarmi da questa sedia di legno scadente, vorrei dormire finalmente ma non ce la faccio ad alzarmi ho paura, il dolore stavolta non passa stavolta si è attaccato alle ossa e non riesco nemmeno a piangere, la macchina da scrivere è li che mi aspetta il foglio è bianco e io ho ancora addosso la stessa camicia.

Non so più che ora è o che giorno è,  il ritmo è scandito dal sole e dal neon, non ricordo più come è fatta la luna so che è notte per questo e perché dall’appartemento 56, vedo uscire Rain, una prostituta, ha un corpo da donna e un cuore da bambina ha la pelle chiara e gli occhi neri e grandi, i capelli mossi come se fossero stati progettati dal dio del Vento, e una voce così dolce che solo sentirla mi rende il petto più leggero, Rain Batte dalle parti dell’armeria di Jim, la chiamano Smiley Rain, perché quel vecchio bastardo di suo padre, una notte scura e Appiccicosa, le squarcio il viso dall’angolo sinistro della bocca fino alla guancia gli diedero i punti quella notte stessa aveva perso tanto sangue la povera Rain io ed il mio angelo ci occupammo di lei, rimase con noi per un po’ di mesi poi se ne andò suo padre aveva avuto un incontro spiacevole con un tizio armato di coltello, ricordo che il giorno del funerale Rain non versò neanche una lacrima suo padre aveva condannato la parte sinistra del suo viso a ridere per sempre e lei fissava la bara del  suo vecchio con i suoi occhi vispi e Profondi si toccava i capelli e guardava un punto fisso, da quando il Mio Angelo aveva preso il volo Rain, una volta ogni due giorni mi faceva trovare un bigliettino, lo infilava sotto la fessura sentivo il suono dei suoi gioielli mentre si abbassava e faceva scivolare il biglietto, li ho tutti nel cassetto della mia scrivania non è ho aperto nemmeno uno, credo che Rain questo lo sappia.

“Credo Che quando hai finito di bestemmiare i santi, non ti resta più niente”…questo c’èra scritto nell’ultimo biglietto di Rain……..è Mattina ancora una volta la rabbia che ho non mi ha nutrito ne distrutto, mi ha inchiodato su questa sedia, la camicia è rimasta quella di sempre e la barba è ancora più lunga, oggi è il giorno del biglietto di Rain ma Rain, non è rientrata a casa.

Stamattina, Piove una pioggia insistente, il cielo è grigio, i rumori del palazzo sono amplificati,dall’acqua che cade sulle tegole,la sposa di 89 anni, stringe i suoi fiori secchi è appena fuori dalla mia porta, guarda nella mia direzione è Dice una sola parola,la dice sforzandosi, come se un chiodo le graffiasse l’anima e la gola dice “Rain” a quel punto la sedia della mia scrivania diventò scomoda, decisi di cercare Rain calpestai i pezzi di vetro a piedi nudi mi vestii e scappai di corsa e ogni piano che scendevo, ricordavo la notte, quella notte in cui il Mio angelo Decise di provare a volare, la pioggia volava, i lamenti del palazzo sembravano lontani ad ogni gradino, eccomi in desolation Row o quello che ne rimaneva, la pioggia era una sola singola nube di aghi che si stagliava sulla città e sulla strada polverosa, mi strinse nell’impermeabile, in tasca avevo la colt con tre colpi, e la fiaschetta con il mio amico Jack, la strada sotto la pioggia fino all’armeria di Jim e li la strada deserta e i lampioni illuminati nonostante fosse già giorno davano alla via un senso di desolazione ancora più forte non ero mai stato più solo le porte dei negozi erano sprangate le insegne cadenti e rovinate, un  gatto nero con al collo un campanellino tenuto da un filo rosso miagolò per attirare la mia attenzione era un gatto zoppo, e con un occhio guercio miagolò una seconda volta poi con eleganza si girò e mi guidò con il suo tintinnio incerto  dentro un vicolo, dove la pioggia e il buio faceva sembrare la mattina una specie di appendice della notte, dentro quel’enorme vicolo cieco, un Neon rosso richiamò la mia attenzione, sentivo il sangue che mi inondava le scarpe e la pioggia che mi scendeva in faccia e mi rigava il viso, l’insegna recitava “L - CLUB” c’era un cancello di ferro chiuso con un lucchetto arrugginito e vecchio si aprì facilmente, poi una scala ad ogni gradino corrispondevano due candele  poste agli estremi di ogni scalino le fiammelle sembravano infinte e giravano su loro stesse più volte non si vedeva la fine della scala, avevo gia iniziato a scendere quando mi accorsi che il tintinnio del campanellino del gatto non mi accompagnava più , e ad ogni passo la puzza di zolfo si faceva più acre e forte ad ogni passo, che compivo il mio dolore si faceva più lieve il whisky nella fiaschetta sembrava un inutile peso, le fiammelle illuminavano sempre di meno la pioggia che sbatteva sul mondo li fuori non mi toccava più ora era solo oscurità e Puzza, bruciavano gli occhi avevo il petto in fiamme  e il cuore che mi batteva all’impazzata, la scala  che sembrava infinita si esaurì piano piano ero lontanissimo dalla luce, una grossa porta di metallo rossa, nessuna scritta alla sommità, nessuna maniglia, alcun campanello, solo una piccola croce proprio al centro, diedi una spinta alla porta che si spalancò senza alcun rumore, aprendomi davanti gli occhi una stanza completamente foderata di Seta nera con al centro un Trono rosso e appena a fianco una gabbia dentro la quale era seduta Rain, con la sua gonnellina di tulle rosso e le sue calze a righe Orizzontali, era rannichiata su se stessa e piangeva singhiozzando seduto sul trono c’era un uomo, lunghi capelli neri e lisci, barba ben fatta, occhi neri e profondissimi, era in smoking nero, indossava un cilindro e un papillon entrambi Rossi, Alle mani un paio di guanti bianchi e nella mano sinistra una bastone che continuava a battere sulle assi del pavimento, mi fece un cenno di venire avanti, non ebbi il tempo di avvicinarmi di più che lui si alzò dal trono di scatto e con passo leggero si avvicinò a me fermandosi a pochissimi centimetri dal mio viso, che ancora gocciolava di pioggia, l’uomo in Smoking mi disse “Benvenuto” gesticolava creando grandi cerchi con le mani si muovevà con eleganza e sapienza quasi come se stesse recitando, la stanza era illuminata da una lampadina, situata proprio sopra le nostre teste ci illuminava entrambi di una luce stanca e pallida, il pianto di Rain era sempre più disperato sembrava vicino a me eppure riuscivo a malepena a scorgerne la figura li dentro quella enorme gabbia per uccelli, l’uomo mi fronteggiava mi accesi una sigaretta, l’uomo chinò il capo e disse, “Sei un’uomo intelligente  Joe Credo proprio che tu abbia capito dove sei” feci un cenno di assenso con la testa mentre respiravo la sigaretta e quasi il mio volto sorrideva, “ Bene Amico mio mi sono Preso Rain e la voglio per me perché la sua bellezza mi ha stregato gli occhi, si è presa tutta la mia attenzione e tu lo sai bene Joe, io ho molto da fare” io mi guardai attorno e senza scompormi dissi “ non è Questo il suo posto, in realtà nemmeno quel vecchio palazzo è il suo posto, ma di certo trascinarla nelle tenebre con te non mi pare una cosa molto da te, caro Lou” e nel concludere la frase estrassi dalla tasca la fiaschetta e gliene offrì un goccio, lui rifiutò mi guardò dritto negli occhi accennando un sorriso che aveva una diabolicità chiara e limpida, e annusandosi il garofano che aveva appuntato nel revers della giacca disse “cosa hai da offrire Joe ?, guardati come potrebbe interessarmi qualcosa di tuo non hai niente sei disperato vivi ubriaco dentro un palazzo di relitti umani siete tutti destinati a me presto o tardi ho l’esclusiva su Editor Row, te lo sei dimenticato ?”  il pianto di Rain era insopportabile “ Su Tutta Editor Street lo so, ma non su Rain, Rain non è per  Te Lou qualcuno verrà a prenderla,” L’uomo si tolse con eleganza un guanto e mi poggiò la mano sul viso, scottava sentivo il viso in fiamme, prese un lungo sospiro e disse “ hai ragione Rain non è per me, splende nonostante questa oscurità, si tolse l’altro guanto e mi poggiò entrambe le mani sul viso e fece toccare la sua fronte contro la mia e sussurando disse “ Ti hanno tolto tutto Joe, cammini sui pezzi di vetro della finestra che tua moglie ha attraversato, Bevi, vivi fissando una macchina da scrivere, non hai niente Joe hai solo la tua anima” Fece un cenno con la mano e si accese una luce rossa che illuminava un tavolo con sopra due contratti, mi porse una stilografica di Ebano, con la quale firmai il contratto che faceva di Editor Street la sua residenza il posto dal quale poteva attingere a piene mani in cambio di tutto il palazzo lasciò andare Rain a patto che lei si dimenticasse completamente di me e di quello che era stato della sua vita fino a quel momento, Rain mi guardo le sue scarpe con i tacchi picchiettavano sulle assi di legno il trucco tutto sciolto dal pianto,mi passò accanto mi sfiorò la guancia con le labbra e poi mi disse un semplice grazie sussurrato con tutta la grazia e il candore che aveva  non mi girai non la guardai,le sfiorai la mano mentre saliva piano piano le scale.

La vita è Ciclica, e mentre il resto va avanti e sul mondo splende il sole al 67 di Editor Street , una grossa nube carica di pioggia,  imprigiona gli abitanti di questi 20 piani. al 13° ci abito Io Mi chiamo Joe faccio lo scrittore indosso la stessa camicia da quando il mio angelo prese il volo,bevo whisky da una tazza gialla e lavoro per il demonio recluto anime per lui, faccio percorrere a tutti i chilometri polverosi e abbandonati di  “Desolation Row”  ed a tutti i disperati che mi accompagnano e oltrepassano con me il portone di questo vecchio palazzo, offro da bere dalla mia fiaschetta è il prezzo per un anima gentile.

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giovedì, 23 aprile 2009

Fuga Dalle Ombre

Vorticosamente Noise…evitando gli stati d’animo,in fuga perenne dalla mia ombra,volando e planando di tetto in tetto di parola in parola, senza soluzione di continuità,bussando ad ogni porta…graffiando il legno spaccandomi le unghie.

Vorticosamente Noise… spezzando le linee del tempo, segmentando i punti di sospensione,anime salve sottovuoto,sottocellophan,anime lisce e pulite…anime lontane e beate….anime Dannate….un fondo d’inferno,una porta chiusa,una brusca interruzione, dedicato al Rock….

Respiro Profondo, Scendendo nel nonsense, Scendendo nel vortice sopra scale che non portano a nessun paradiso…solo illusioni in pacco da dodici….illusioni che sanno di frutta marcia, di Umori sbagliati di Travasi di Bile,di lacrime e sonno pesante.

Vorticosamente Noise..dentro una notte senza fine,Vorticosamente Noise, senza la tua presenza,assaporando la tua assenza….di goccia in goccia…di volta in volta…di bicchiere in bicchiere…..svuotandomi gli occhi….

Male Di Vene Intasate,Male di Vene Dimenticate,Dimenticandomi di Ricordare,Scrivere silenzioso, assorbire il suono della penna sul foglio Ne bianco ne Giallo, ne Profumato ne Maleodorante..illuminato d’eclissi….Foto Impresse…Foto Impresse….

Vorticosamente Noise….Dentro un’Incalzante Ritmo di Cuore…Sopra una lavagna….Ghiaia dimenticata Polvere Depositata…..

Vorticosamente Noise…..Vapore Acqueo…che Diventa Nuvole,che diventa Pioggia….Che diventa Fango che si attacca alle scarpe…

Male…di Ossa,Male di Cuore,Male di Silenzi…male di Croci Dimenticate….male di Croci metalliche….Male di Croci Appese…

Tatuaggi…..Sbiaditi…Ricordi….Lontani…..Fredda Elettricità……

Niente è Troppo Lontano…..Niente è Troppo Vicino…

Vorticoso Noise di un Cuore Distorto……

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domenica, 29 marzo 2009

625 Parole

Mi fa paura il silenzio mi concentro sul battito del mio cuore….il gatto ha smesso di miagolare……non ne posso più dell’alba che ogni giorno mi viene a bussare vorrei che fosse sempre notte vorrei che non facesse cosi freddo…vorrei urlare fuori dalla finestra….vorrei radere al suolo tutti i palazzi…..urlare fino a farmi bruciare la gola…..vorrei riviste patinate che incendiano un falò…..vorrei roghi….In tuti i cazzo di angoli di questa cazzo di città vorrei rompere il grigiore dei palazzi anonimi e tristi vorrei che non esistessero le classi, vorrei castelli di carta dove servono, vorrei, esplodere….procedere fuori rotaia…..fuori pista discesa libera arrestarmi e liberarmi da solo senza spiegazioni.

Odio questa stanza vuota sembra che il nulla sia partorito di continuo proprio da questa stanza, vorrei una cena dove qualcuno con le mani lisce e pulite serva del cibo avariato a qualcuno con le mani altrettanto lisce….

Vorrei Rabbia sottovuoto, e toccare i tuoi capelli e guardarti negli occhi per tutta la notte e l’appendice della notte. vorrei profumare di fiori e camminare su una distesa di viole sbocciate, vorrei un sacco di cose che non avrò mai,vorrei che La “v” della mia tastiera funzionasse bene e non che debba schiacciarla una volta ancora, un’altra volta ancora.

E vorrei avere il coraggio di ubriacarmi bevendo solo acqua salata, e vorrei avere delle ultime volontà vorrei lamentarmi della mia vita, e vorrei avere l’ansia una volta nella vita,vorrei avere uno stato d’ansia ed esserne il capo indiscusso,vorrei dimenticarmi di esistere e parlarmi come se fossi uno sconosciuto, parlarmi del tempo, e della crisi che esiste a tratti, vorrei farmi i complimenti, e rompere le specchio, risparmiandomi l’elettroshock,tremare in continuazione, come se qualcuno mi scuotesse,bere il silenzio da una lattina di coca cola, e vorrei che i miei occhi siano lo specchio della mia anima, e che le mie dita una volta tanto mi ubbidissero.

Stelle e strisce e stelle che cadono per le troppe strisce il freddo glaciale di un cielo notturno illuminato a giorno,Piangere lacrime di Cristallo, e poesie capaci di intorpidire,terapie…..strategie…..strade desolate e lampioni fulminati, schegge di cielo sangue caldo che inonda la tana di qualche formica……Scintille…

Veleno, dolce e profumato i tuoi capelli che sono miele….e le tue mani che sono cioccolata….e la tua pelle che è essenza di gioia……

Quattro vene blu,quattro vene blu, dove tu scorri dove io scorro dove tutti fanno correre impulsi e sangue, sangue che seccherà senza parole,sangue che seccherà in silenzio, sinapsi interrotte quando il cervello ne avrà abbastanza e le stelle cadranno come se qualcuno da dietro spingesse via i chiodi che le reggono attaccate al tetto della nostra gigantesca camera…… e il cuore implode senza perchè, e gli occhi che sono intermittenti…..occhi che generano cascate di gioia o dolore, che mi trascinano…in piena marea sulle tue guance che ospita due fiumi in piena….

Contare tutti i tuoi nei e spendere una notte senza paura che finisca, vorrei una notte ciclica almeno una volta nella vita vorrei che i pensieri fluissero piano piano lentamente, goccia dopo goccia, vorrei che i pensieri mi lasciassero una scia o almeno una traccia vorrei ricordarmi tutti i miei sogni anche gli incubi… vorrei sapere tutte le cose che sa il mio cuscino.

E Vorrei svegliarmi  un giorno e sapere che la guerra non esiste e vorrei insegnare ai miei figli che siamo davvero tutti uguali, che nessuno al mondo muore di fame mentre qualcuno si lamenta del colore della sua macchina nuova, che la legge sia uguale per tutti vorrei svegliarmi un giorno e sapere che non sono un’idiota ma uno che è sempre andato nella direzione giusta anche se, è stata sempre quella opposta a tutti quanti, e che tutto questo non sia solo uno sfogo, o un’insieme disordinato di pensieri…..

 

 

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mercoledì, 25 marzo 2009

RiSoRgErE

Risorgere, mi hai fatto risorgere

Senza giri di parole

Senza strappare Poster

Senza Urlarmi in faccia

Senza dirmi che sbagliavo

Mi hai fatto risorgere con un Bacio

Mi hai fatto Risorgere

Senza “se” ne “ma”

Un Canto Libero E Puro

Esplosa dentro i Miei Polsi

Risorto tra mille Luci Proiettate Nel Cielo Blu

Mi hai Dato le tue mani e io ti ho dato le mie

Ci siamo scambiati le Labbra e le lacrime

CI siamo scambiati le Melodie e ci siamo Tolti il sonno che non ci serviva

Dopo ore e Ore interminabili ore Passate su un letto Bianco

Mi hai Fatto Risorgere dalle mie Ceneri

Regalandomi uno Sguardo

Mi hai tolto i chiodi dalla Gola

Hai spento le Fiamme che mi Devastavano lo stomaco

E Da adesso in poi Procederemo Insieme…..Insieme……

Senza Giri di parole senza Fiocchi Che adornano inutili Doni

Come Lacrime pure che Profumano di Vetro

Come Fiori che Si rifiutano di Morire

Incatenati a noi stessi

E Tornerà Agosto con un soffio di Vita in più

E Sarà il Nostro Compleanno

 

 

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lunedì, 09 marzo 2009

Alone

 “Soltanto solo è l’unica ricchezza che ho, so stare solo, non ho bisogno di soldi ne di attesa, non voglio oggetti, sono troppo distratto per possedere qualcosa..e se fossi in Madagascar tutto sarebbe più semplice…non posseggo immagini fermate dalla mia macchina fotografica…Non mi guardo indietro perché non ho nulla da guardare..ho tanti no..milioni di porte chiuse e il resto chi se lo ricorda più, si perde tra mille congetture inutili e che fanno solo perdere tempo..L’altra notte ho scambiato un lampione per la luna, mi stupivo di come La luna riuscisse a brillare con tutta quella pioggia, sono rimasto immobile per un sacco di tempo prima di capire che in realtà era una lampadina…..sono  troppo distratto per vivere in questo tempo…a volte me lo fanno notare..e io ci resto un po’ male ma fa parte del gioco io non posso farci nulla se il ruolo più merdoso della commedia è toccato a me….Sono quello che ha sempre dovuto avere coraggio che ha dovuto masticare polvere e insetti, quello che si è fatto bruciare dal sole, che si è fatto male…che è nato storto, quello di cui tutti possono e devono lamentarsi quello solo all’angolo della stanza……mentre il mondo va tutto nella direzione  Opposta….”

Camminavo sotto una pioggia fitta l’altra notte indeciso se continuare a farmi male arracando sotto quella cascata di aghi o invece ripararmi sotto un balcone, e attendere che la pioggia cessase, avevo a pochi metri da me un gatto, non davamo granchè importanza l’uno all’altro..io camminavo un po’ barcollante vittima delle mie lacrime di vino che mi cacciavo in gola per contenere il mostro che mi nasceva dentro piano piano.e il resto della città sonnecchiava placida mentre la pioggia scendeva decisa e finissima…i miei stivali pieni d’acqua un paio di pipistrelli mi schizzavano a pochi metri dalla testa, non ho più nulla solo pensieri solo affannatissimi sordidi pensieri di morte e schizzi di sangue troppo lontani i colpi di revolver sono ricordi lontani e questa notte io non so proprio dove andare, non conosco nessun posto apparte casa mia la vecchia baracca che mia nonna mi aveva lasciato.

In questa bidonville che si dipana sotto un gigantesco cavalcavia, un onda anomala di cemento e ferro che tiene sotto scacco queste case di legno tutte uguali tutte distrutte con i loro piccoli giardini incolti e devastati… c’è una Ragazzache si esercita non mi stupisce d’altronde c’è anche un Balordo che cammina seguendo un gatto e che ogni tanto si butta nell’esofago un po’ di vino disorientato e sperso..quel balordo sono io la Ragazzainvece fa roteare delle clavette alle quali a dato fuoco…le fiamme e le scintille illuminano questo ghetto di disperati..domani farà caldo…o forse no..chi se ne frega..e giù vino…

La barba dovrei iniziare a rifarmela, dovrei cambiarmi la camicia…ma non ho voglia..non ho voglia di riasettare casa, ne di imbracciare la chitarra e riformare la band, non ho voglia di andare al cimitero a trovare i ragazzi…non ho voglia di guardarmi allo specchio ne di mangiare ho solo voglia di camminare e farmi trafiggere da questi spilli del vodoo che il cielo mi bestemmia sulla testa..ho solo voglia che la testa mi giri..cosi tanto da farmi cadere per terra e non farmi più trovare casa..il sibilo delle clavette infuocate mi fa battere il cuore, sono confuso ho la vista annebbiata, guardo in alto ho la sensazione si sanguinare dagli occhi..invece forse sto piangendo… ma con tutta questa pioggia mentre giro su me stesso..non ho la percezione esatta di quello che mi succede..

Sento solo il cuore, sento le vene gonfiarsi e niente altro attorno…la pioggia non mi lascia in pace l’ultimo sorso di vino..lo bevo in piedi accennando un brindisi all’ennesimo lampione che ho scambiato per la luna.

La strada verso casa..seguendo il marciapiede pieno di buche e segni di fiamme, scansando le cassette della posta..o i paletti di legno che le ospitavano..questo viale doveva essere perfetto prima di ospitare la feccia, prima di diventare la bidonville di questa città, prima di farsi sovrastare e violentare da questo gigantesco cavalcavia, prima di farsi oscuraree obliare da tutto quel progresso che qui non arriverà mai, qui non arriva nemmeno il camion dei gelati, qui a momenti non arriverà più nemmeno il tramonto a punirci con la sua assenza, qui ci accontentiamo di un lampione per un brindisi alla luna, il gatto procede parallelo a me non si avvicina ne si allontana è un bel gatto grigio, ha gli occhi di un azzurro bellissimo, mi ricorda qualcuno, ma non ricordo chi, sono al numero 76, dovrebbe essere casa mia.

La porta di legno dipinta di un verde pallido spingo la maniglia e sento che è casa mia, lo sento dalla puzza di chiuso e di alcool stantio, accendo la luce e mi volto il gatto è li che mi guarda, piega la testa verso destra poi si gira e se ne va..un qualche spirito lo ha incaricato di portarmi a casa, o forse no, non mi importa, sul divano la mia gibson si fa accarezzare dalla polvere ma non più da me, il buco e poi la cicatrice che la mia mano destra ha ospitato e ospita hanno fatto si che la musica non mi scorresse più nelle vene, ma un colpo di pistola ha fatto si che mi scappasse dalle dita definitvamente…..avrei preferito morire, avrei preferito l’altra mano…..

Mi siedo sul pavimento e rovistando tra le milioni di cose che ci sono scaraventate per terra, i miei occhi da ubriaco si posano su un vecchio carillon che mi aveva lasciato mia Nonna Eve, la ballerina magnetica gira su stessa muovendosi a scatti…..la melodia e dolce e incessante è tutta una seria di note acute, mi sa di casa, di ninna nanna, mi sa di estati passate al caldo di questo sole, quando ancora non c’era l’onda di cemento freddo,  non sapevo che odore avesse il sangue, ne tantomeno che la musica della mia gibson un giorno potesse cessare, è buffo ritornare indietro nel tempo sentirsi bambini con il fiato che puzza di vino e la pancia che brucia dannatamente sotto i colpi dei miei vizi e dei miei fallimenti, ho bagnato tutto il pavimento di lacrime e pioggia  sento i miei occhi sanguinare….o forse piangere..non mi ricordo più che sensazione si prova….sento indistantemente le clavette della Ragazza sibilare…non so più che odore ha il sangue tanto vale rinfrescarmi la memoria..mentre la porta si spalanca al mio passaggio mi rendo conto che la città gira di meno e che quello che sgorga incessante dai miei occhi non è sangue….odio averlo scoperto,odio il sibilo, odio la pioggia,odio quella ragazza , odio il fatto che il gatto se ne sia andato, odio sentirmi solo e odio me stesso.

Stringo il coltello,e mi avvicino a grandi passi la Ragazzaè di spalle i suoi jeans neri i suoi capelli biondi e il suo gilet di pelle nera sono completamente fradici di pioggia, mi sente arrivare lo vedo, si volta…ed è come guardarsi allo specchio per un lasso di tempo infinito, la ragazza ha il mio stesso volto, stessi lineamenti, un sorriso accennato.

Mentre le clavette ci cadono attorno e incendiano il prato capisco che è mia sorella quella che  mi pianta un coltello nella pancia che in un secondo smette di bruciarmi, e lei la Bambina bionda che un giorno giocava con me e il giorno dopo, non più, mentre tutto si fa sfocato dalle fiamme mentre la pioggia non riesce a smettere di cadere le fiamme ci avvolgono, mia sorella mi abbraccia e mentre lo fa anche io gli conficco il coltello nella pancia entrambi sorridiamo ci siamo ritrovati dopo anni…mentre il fuoco ci devasta…forse per una volta l’unica volta è come se non fossi  Solo…

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martedì, 27 gennaio 2009

PAURA

Mi Ricordo Quella fontana, il sole delle sei del pomeriggio, la città che sonnecchiava adagiata sul mare, nessun’rumore solo profumo intenso d’estate, niente più quello l’acqua torbida della fontana, riusciva ancora a riflettermi, a rimandarmi la mia immagine come una diapositiva che si era incastrata nel proiettore, sentivo un senso di disagio, mi guardavo attorno, il sole mi lambiva, dal vicolo che porta alla piazza,proprio di fronte alla grande chiesa, vedo avvicinarsi, una figura, era una ragazza, neanche una donna, ma stava per diventarlo, si avvicinava leggera avvolta in un vestito bianco di pizzo leggero, i suoi capelli neri erano smossi dal vento, e la luce, quella luce, la faceva la incorniciava in uno specchio di luce, il tempo si fermò e il vento caldo cessò per un solo instante di tormentare la mia pelle, ebbi un sussulto quando si avvicino a me, e con le sue bianche mani mi sfiorò le guance, e mi sorrise…..il cielo non accennava a scurirsi, il sole era sempre li a metà tra il cielo e l’orizzonte che era pronto ad accoglierlo.

 

Mi sfiorò le guance e pronuncio una parola al mio orecchio, poi il vento riprese a soffiare, e il calore a bruciarmi, e lei., lei era sempre avvolta nel suo alone di luce chiara, dentro quel vestito, che la rendeva irreale, le unghie delle mani, dipinte di nero, in pieno contrasto con la pelle cosi chiara…come di perla….seduto sul marmo antico di quella fontana, a contemplare il tempo che zoppicava  come un vecchio stanco e privo di bastone.

 

Mi Ricordo il boato, dei palazzi crollare, mi ricordo il vento smuovere la polvere e i calcinacci e non scorderò mai l’entrata dei carri armati dentro la piazza, come una processione di animali feroci, pronti a ghermire le prede, La Ragazza, non badò ai miei sussulti era serena, mi prese la mano mentre i palazzi che circondavano la piazza cadevano come castelli di carta, mi prese la mano una presa leggera ed eterea, un movimento netto ed elegante, girammo attorno alla fontana, mentre sentivo distintamente le prime bombe fischiare e tagliare l’aria, mi porto nel vicolo a sinistra della grossa chiesa che sembrava fatta di Sabbia……..

 

Procedeva in silenzio, a passi svelti e silenziosi io dietro di lei a metà tra una sensazione di paura e di serenità confuso in mezzo al sudore che quel caldo straziante mi tirava fuori a unghiate dalla pelle, lei era a mezzo passo da me mi stringeva la mano mentre procedeva decisa per le viuzze della città vecchia, saltando ogni ostacolo, tralasciando ogni porta, scansando ogni persona, che correva terrorizzata dal fischio delle bombe e dal rombo degli aerei, il panico non sembrava toccarla, la paura probabilmente aveva paura di lei..e quella sensazione di calma e serenità stava piano piano avendo la meglio sulla paura….

 

Arrivammo quasi in cima alla città vecchia, la ragazza aprì un portone vecchio e malmesso, non mi guardò nemmeno un attimo, si muoveva a suo agio nel buio pesto di quella casa con le imposte inchiodate, e i mobili tarlati e distrutti, il pavimento era coperto da uno spesso strato di grigia polvere, gli affreschi nei soffitti erano inesorabilmente violentati dall’umidità e dal tempo che si era abbattuto inclemente su quella vecchia casa…una pesante tenda di velluto rosso, e poi ancora un'altra, e un'altra ancora, un corridoio circolare, che portava ad una scala che saliva incerta e fiera, al piano superiore, i gradini scricchiolavano solo sotto i miei piedi, la sensazione di serenità aveva ormai avuto il sopravvento sulla fredda paura, sentivo una morsa piacevole allo stomaco e mi nutrivo del profumo di pioggia che avevano i capelli di quella ragazza cosi bianca e pura da sembrare un soffio di vento….

 

Arrivammo insieme in una camera circolare che aveva al centro un letto a baldacchino di legno scuro con le tende di organza bianca aperte e preparato per ospitare due sposi, una quantità incredibile di cuscini di tutti i colori, petali di rosa freschi sopra il copriletto bianco, i soffitti i mobili erano tutti distrutti se possibile ancora più distrutti rispetto al piano inferiore, il pavimento scheggiato e in alcune parti mancante, ma il letto no, il letto era intatto, come uno sposo in attesa trepidante d’innanzi alla chiesa…..la ragazza mi guardò in faccia e delicatamente mi sfilò i vestiti uno per uno, poi lei fece scivolare ai suoi piedi il suo candido vestito..mi porse la mano e mi fece un cenno quasi impercettibile ed io, senza dire una parola, ancora una volta non riuscii a far altro che seguirla dentro quel letto enorme che sembrava come sospeso fuori dal tempo.. ... mentre aldilà delle imposte inchiodate le bombe ruggivano i carri avanzavano, e le urla della gente squarciavano il silenzio che assorda dopo ogni bomba che ha centrato il bersaglio e distrutto ogni cosa…i cavalli bardati facevano tremare la terra…ma la paura non albergava in quella stanza la ragazza si strinse a me….e chiuse gli occhi…solo allora mi accorsi che la paura era completamente scomparsa……e che il sole era scomparso da un pezzo, il livido pallore di lei…sopra la mia pelle bruciata dal sole da un piccolo spazio tra le assi scorgevo….le urla…..la polvere…la gente scappare e morire, i palazzi cadere….quando vidi cadere la chiesa…nemmeno in quel momento la paura mi sfiorò mentre lei dormiva….accanto a me… candida e serena mi stringeva le mani….mentre il bagliore delle bombe squarciava il cielo tutto attorno e sopra di noi….

Lasciai cadere il mio respiro e mi addormentai accanto a lei…..sincronizzai il mio respiro al suo…..cercando un po’ di silenzio….solo un po’ tra un urlo e un colpo di mortaio….abbracciato alla mia sposa, senza chiedermi il perché, la guardai l’ultima volta avvolta in quella luce livida e lucente.

A e Per Viviana...con ogni fibra del mio cuore e ogni pezzo della mia anima

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lunedì, 15 dicembre 2008

Amy

Un viale alberato, è tutto ciò che mi ricordo

 

Mi ricordo l’erba che morbida mi accoglieva, mi ricordo i rumori della città che  stonavano nel contesto di tutto quel verde  giallo e arancione, mi ricordo le foglie che cadevano dagli alberi e intasavano il vialetto di terra battuta, la giacca di pelle era bagnata di brina il berretto di lana ben calzato in testa e tutto quanto il corpo era preda dei  brividi della notte.

 

Non ricordo come sono finito qui, è mattina presto, le nuvole con la luce dell’alba prendono tutti i toni del viola, mi ricordo che guardavo la città dal finestrino dell’automobile e mi ricordo che poco prima del buio qui attorno a una fiamma stavamo preparando l’ultimo buco con le mani tremanti reggevamo il cucchiaino e le siringhe seduti in circolo sul prato e il tramonto che i faceva abbastanza luce, c’era Amy, ricordo che indossava una giacchetta di lana viola e nera un paio di mezzi guanti, dei  jeans azzurro chiaro distrutti e strappati, e  un paio di  converse nere, aveva la matita nerissima che incorniciava i suoi occhi cosi sorprendentemente  neri e una ciocca di capelli rossi fuoco che gli usciva dal berretto, le sue dita e le sue mani erano distrutte e graffiate, a Amy piacciono i gatti, mi ricordo questo, e la vedo che si lecca il labbro inferiore mentre si cerca la vena.

 

L’alba si fa più lucente, e folgorante, il parco si anima e gli uccellini cantano mi sento le ossa fuori posto, non c’è nulla attorno a me, forse il guardiano non mi ha neppure visto, raccolgo da terra la chitarra che ha dormito tutta la notte vicino a me, ho le converse distrutte, i piedi freddi e credo anche di avere il cuore freddo.

 

Il Parco è spettrale c’è un silenzio irreale, i lampioncini che costeggiano il vialetto emettono una luce fioca, e pallida, nessun uccellino canta, sento solo il crepitio delle foglie sotto i miei piedi mentre mi inoltro all’interno del parco, tra le grotte che da bambino mi facevano paura, adesso sento freddo e credo che quello sia un buon riparo.

 

La mia vita, mi scorre lenta attorno mentre mi guardo gli avambracci tutti bucati, tiro su con il naso e vorrei tanto avere una casa o perlomeno trovare Amy, o perlomeno una Dose,da spararmi in vena per riscaldarmi questo sangue marcio che mi circola in corpo, e si porta via ogni residuo di me, e di quello che sono stato, ero un buon musicista suonavo nei club, mi ricordo quando Amy, si accese dal buio come se un fascio di luce l’avesse investita, mi folgorò gli occhi mentre suonavo su quel palco, mi ricordo un sacco di gente in quel pub fumoso, con le assi di legno che rumoreggiavano e subivano inerti il peso di tutta quella gente sudata e urlante, mi ricordo che ero un buon musicista, la grotta è umida e fredda, mi beccherò qualcosa lo so, ho il viso freddo le labbra spaccate e tanta voglia di morire, di chiedere scusa a mio Padre, di chiedere scusa alla mia arte e tutta quella musica che mi è scomparsa dalle mani chissà quando e chissà perché, mi siedo su una roccia tiro fuori dalla tasca un foglietto, il cielo è plumbeo pochissimi raggi di sole lo colorano, leggo il foglietto è una lettera di Amy è scritta con una grafia piccolissima e ordinata, di tanto in tanto incontro qualche gocciolina di sangue, che sicuramente le è scappata fuori dalle dita, cosi graffiate e insanguinata come solo lei sa ridursi, leggo tante parole, che mi bloccano il respiro, c’è buio illumino il foglio con un accendino, ma quello che leggo adesso non mi piace più..Amy dice che è stanca che non ce la fa più che le mancano i tempi in cui la musica non mi scappava dalle dita…Amy dice e mentre la immagino toccarsi il labbro e far tintinnare i suoi anelli d’argento,dice che vuole andare via, io questa lettere ieri non l’ho guardata ero troppo indaffarato a preparare lo schizzo, ero troppo indaffarato a convincermi che in quello sguardo cosi nero Amy non nascondesse amarezza ma amore, adesso le parole mi scorrono sotto gli occhi mentre sento le fitte della crisi d’astinenza e lo stomaco che mi si vuole aprire in due, sento aumentare i battiti e nonostante il freddo sento il sudore, che comincia a prendere il sopravvento insieme a quella sensazione d’ansia e di impotenza che mi fa mancare l’aria.

 

Seduto su un sasso, mi guardo dritto davanti e vedo solo roccia, le mani giunte una dentro l’altra ma sono solo le mie, soltanto le mie, stringo quel foglio cosi consumato, stringo quei quattro ricordi che riesco a scorgere, sento una gran confusione mentre una riga di melassa graffia il grigio di quel  cielo che sembra fatto di piombo e ho come la sensazione che il peso del mondo sia tutto sulle mie spalle.

 

Esco dalla grotta che è mattina inoltrata il parco brulica di vita, un timido sole mi riscalda un po’ il viso,incrocio alcune persone che corrono cammino stralunato, ho ancora le ossa fredde,il rumore della città copre i miei passi e i miei pensieri, stringo forte quel foglietto, e adesso si adesso sento riscaldarmi le ossa, adesso i miei piedi congelati accelerano il passo mi stanno portando chissà dove in tempo ma poi quale tempo io questo lo ignoro,ma corro e corro veloce con le lacrime chi mi rigano il viso….cerco l’ultima occasione di riavere Amy, corro stringendo gli occhi il freddo mi fa male, e i miei occhi perdono lacrime mi mancano le forze dopo 10 metri cado a faccia in giù sulle foglie nessuno mi aiuta ma mi rialzo, e ricomincio a correre……..esco dal parco……

 

La città è grigia i palazzoni alti del quartiere popolare sembrano delle enormi scogliere, ogni tanto qualche murales, da una nota di colore, continuo a correre oltrepasso un cavalca via, correndo e piangendo corro verso Amy…corro verso casa sua..

 

Apro la porta di legno, è bianca, entro in casa ho ancora le chiavi un piccolo comodino antico alla sinistra della porta poggio li sopra le chiavi, oltrepasso il corridoio guardando di sfuggita le pareti di mattoni rossi….. arrivo all’ultima stanza, un piccolo specchio ovale appeso al muro di fronte a me non mi guardo nemmeno spingo la porta del piccolo bagno e vedo Amy, li nella vasca bianca, completamente abbandonata,  capelli rosso fuoco bagnati e tirati tutti indietro, l’acqua nella vasca è completamente rossa…..ne esce un po’ fuori e macchia le piastrelle bianche e nere……..Amy è li inerme senza forze, le vene dei polsi recise di netto….i suoi occhi cosi clamorosamente neri sbarrati e vuoti senza vuoi eppure è cosi bella, la tiro fuori dalla vasca la sua pelle è diafana cosi pura….tento di rianimarla mentre le lacrime rigano sempre di più il mio viso, non respira le sue labbra sono viola….. il suo corpo è freddo……la stringo forte a me…ma non sento battiti….e piango piango, piango come se non avessi mai pianto in vita mia le urla non scompongono la calma del palazzo nessuno scende a chiedere se per caso è successo qualcosa..ma niente rimango in silenzio con Amy tra le braccia, a singhiozzare nell’eco del bagno….

 

Ho l’ultima dose la tengo nella tasca interna della giacca la preparo con cura…il sole oltrepassa le tapparelle come una lama, mi siedo sul tappeto, la mano tremante riscalda il cucchiaino, preparo la siringa, cerco la vena…..finalmente calore…finalmente è finito il freddo stringo il foglietto tra le mani..e mi sdraio sul tappeto…….e lascio andare il mio respiro…e cerco Amy tra le pieghe del tempo e cerco Amy ma non la trovo…..

 

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giovedì, 20 novembre 2008

Tempi Bastardi.....Se Fosse un Tempo da Lupi Almeno li Vedrei Ballare..Ma le Discoteche per I Lupi sono Deserte...

From the Lights to the Pavement
From the Van to the Floor
From Backstage to the Doctor
From the Earth to the Morgue

 

Quando non trovi niente di meglio da fare che Urlare dentro una stanza di pochi metri per pochi metri e quei metri diventano sempre meno fino a stringersi tutti attorno a te…fino a che l’armadio non ti piomba addosso, urlare……fino a quando la gola non ti brucia, fino a quando la voce non ti esce più e diventa un Rantolo…e ti guardi allo specchio e non ti piace quello che ci Vedi

Fino a quando gli incubi che ti hanno amorevolmente  nutrito  come una Madre ,non scompaiono in una mattina di Agosto….e le gambe e le braccia ti si muovono da sole e il ghiaccio che le sigillava non si liquefà in un secondo un secondo che dura una vita...il sangue impazzito sale su fino alla testa….e niente altro ha più importanza solo la strada che ti separa da Lei……

E Il Viaggio non ti Sembra che uno stupido scherzo e Casa è dove stai per arrivare non il posto da dove sei Partito e tutto il resto è un contorno come la cornice di un quadro come un muro sotto un murales insignificante accessorio….Mentre il tempo scorre e si dilata sotto le tue caviglie…e a faccia in giu sul pavimento respiri la tua polvere e cerchi di capire come ci si vede da morti…….

A faccia in giù sul pavimento mentre non sai da dove ti esce la rabbia sai solo che deve uscire da qualche parte…..che non è sempre una Festa è fatta per divertirti che non sempre la pioggia è fastidiosa che non sempre l’alba vuol dire che è l’ora di alzarsi che non sempre….la notte è infinitamente Lunga…che non sempre il Buio fa paura..che il freddo ti rompe le ossa.

A faccia in giù perché non hai mai calcolato se stavi andando nella direzione giusta e spesso hai dovuto fare tutta la strada al contrario rivedendo tuo malgrado quei tanti te che hai seminato…per il mondo…e non ti resta che morderti le labbra e continuare fino a quel maledetto incrocio dove tutto ha preso una piega diversa e cercare di sistemare le cose..di risistemare le cose di ripartire…di cercare quegli occhi di quella Ragazza che non hai a cui scrivi lettere che sogni la notte ma senza volto….

E una notte di Agosto ormai lontana  lontana il viso si delinea come se fosse disegnato da un pittore..un intreccio di linee prima confuso poi piano piano più chiaro….fino a formare finalmente un volto..fino a indossare tutte le tue parole perfettamente finalmente…finalmente…tutte su misura come un bel maglione a righe, come due occhi pieni di lacrime..come una vita ancora tutta da vivere.

E in tutto questo ti chiedi Che CAZZO DI FINE HA FATTO CARMEN SAN DIEGO.. ??? ma ti chiedi un sacco di cose che poi non hanno importanza…perché la percezione delle cose ti ha portato in alto a volteggiare sulla stratosfera non tre miseri metri sopra il cielo ma in altro dove il peso è assente….dove le luci sono Intermittenti..dove La terra non ha sapore..e il resto…non ha peso…solo La devastante..voglia…solo la terribile,Incredibile,Mostruosa…voglia di Quella Canzone..di quell’alba un'altra ancora…..e poi un'altra….

 

 

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lunedì, 03 novembre 2008

Il TrEnTeSiMo PiAnO

Trenta piani, ho fatto i gradini uno per uno, e mano mano che salivo il fiato si accorciava, trenta piani, per un totale di venti gradini per rampa fa un numero altissimo che non mi va nemmeno di considerare.

Il fiato si accorciava e il cuore accellerava, gli anfibi tintinnavano il cappotto di lana grigia che mi riparava dal freddo, nonostante in quella claustrofobica spirale non servisse, metallo grigio e freddo suono impersonale per nulla rassicurante, trenta piani, fatti a ritmo sostenuto, per la fretta di arrivare in cima lassù al trentesimo piano, ogni passo un ricordo in meno, ogni goccia di sudore un senso di leggerezza che non mi era mai appartenuto prima di allora,scale su scale, guardo su e vedo un intrecciarsi di metallo che dovrò percorrere per intero, tintinnio di anfibi, tic tic di orologio ma l’ora non mi importa, lo tolgo me lo sfilo dal polso quel vecchio orologio di metallo lo poso con cura sul gradino che devo ancora calpestare, e poi continuo, trenta piani, sembrano pochi a dirlo ma le scale mi ripetono di continuo che mi sbaglio, accellero il passo, vado dietro al ritmo del cuore che per la stanchezza adesso pompa più forte, sono accaldato, sudo, e il ritmo si fa sempre più veloce pochi minuti e questa rampa mi sembra già impossibile da superare,  mi passo una mano sul volto è madido di sudore, il neon pallido mi rimbalza sugli occhi, non ci vedo bene ho guardato per troppo tempo il neon, non ci vedo bene ho il sudore sugli occhi….

Trenta piani, sono quasi a metà percorso, mi sento scoppiare il cuore ma devo arrivare, la scalata è impervia e priva di qualsiasi soddisfazione o colore, trenta piani per non sapere cosa fare una volta arrivato al trentesimo, all’altezza della grossa scritta in vernice nera sul muro bianco che raffigura il numero 15, mi fermo per prendere fiato, una bambina  con i capelli biondi legati da un nastrino porpora , mi guarda fisso non accenna il minimo sorriso indossa un vestito rosso di tulle, apre la porta antiincendio mi guarda per un altro  attimo mi sorride e scende le scale con le sue scarpette di vernice anche loro del medesimo colore del sangue che adesso sento tanto veloce intasarmi le vene,non fa il rumore che faccio io, quasi lievita su quel freddo e impersonale metallo la gonnellina sembra una nuvola di zucchero filato aromatizzato alla fragola, ho il fiatone, e le mani fredde, i miei occhi vanno in mille direzioni la luce del neon rende quel piano, freddo e squallido la bambina che scende le scale sembra una goccia di sangue su un piano di metallo freddo, continuo a ritmo sostenuto il mio cuore si è un po’ quietato, il mio fiato è tornato a regime normale, il sudore mi si è ghiacciato addosso, ma il cappotto almeno adesso fa il suo dovere, le fibie tintinnano, ed è un suono che comincia a piacermi.

Piano 25:

 sotto il grosso numero 25 che indica il piano c’è una scritta in vernice Rossa, è a caratteri cubitali, dal penultimo gradino sembrava vernice in realtà e sangue la scritta recita “Jesus, Look at Me Flying” quella scritta mi aveva messo i brividi il sudore mi si era cristallizzato sulla fronte…..ma ripresi a salire sempre più di corsa fino a spezzarmi il fiato.adesso i gradini li salivo  tre a tre, mangiavo quel metallo non sentivo rumore di fondo solo i miei passi e il mio fiatone……

Piano 30:

 il pavimento del piano era pulito e lucido non aveva niente a che vedere con quelli sottostanti pieni di sacchetti di immondizia e cartoni sui quali probabilmente qualcuno passava la notte,  il fiato era fumoso per il freddo che mi aveva preso alle ossa, ero congelato le mani erano due pezzi di ghiaccio che tentavo di riscaldarmi con il fiato o con quel poco che mi era rimasto in corpo, la scritta 30, era ben visibile e forse rifatta da poco….una porta antincendio mi avrebbe portato sul tetto, il pavimento del tetto era coperto da una coltre di neve bianca, le antenne della tv sembravano degli alberi, mi muovo piano, incerto, ma con un obiettivo ben preciso in mente, il cornicione…………..

Trenta piani ricordo le scale come se le avessi fatte con tutto il corpo una per una, ricordo il cuore che mi saltava dentro la gabbia toracica, il sangue che mi scorreva come non aveva mai fatto prima di allora, il tintinnio dei miei anfibi era una melodia sconosciuta e mi chiedevo se la bambina vestita di rosso con quei suoi bei boccoli biondi avesse finito la sua discesa…ma non era questo il momento di chiederselo, il silenzio mi avvolgeva completamente la neve bianca che cade dal cielo lenta e inesorabile, mi provoca uno spasmo al petto che fatico a contenere le lacrime rigano il mio volto e si congelano ancora prima di toccare terra, i miei occhi si riempiono di quel liquido che mi fa avvertire ancora di più il freddo rigido che sento addosso, appiccicarsi e stringermi come in una morsa, il vento soffia e mi trapassa come una lama, il suo urlo mi squarcia la testa… sento un eco di musica, ma non capisco da dove provenga, sono oltre le nuvole sembra quasi che il cielo si sia abbassato stanotte..la neve mi riempie il cappotto e mi appesantisce…le antenne da questa prospettiva sembrano alberi morti dentro un cimitero bianco e abbandonato….salgo sul parapetto..  con le lacrime che ancora rigano il volto e mi bagnano la barba davvero troppo lunga…la musica che prima avvertivo appena si fa sempre più vicina mi volto e dietro di me seduto sul comignolo un ragazzo con le mani insanguinate e le unghie spezzate, suona una melodia, ha il berretto di lana calzato fin sopra gli occhi, guarda il vuoto e poi guarda me, ha gli occhi azzurri e profondi mi fa un cenno di saluto con due dita si tocca il sopracciglio sinistro…e mi sorride…e io decido di Volare Giù….

Dicono che quando cadi da un palazzo ti passa tutta la vita davanti, non è cosi, io sto vedendo tutto quanto rallentato il vento che mi fischia nelle orecchie mi sembra quasi una ninna nanna lo avverto appena sul viso apro le braccia per fendere l’aria ma non vado per niente più veloce…..la musica del ragazzo si fa sempre più lontana…le luci dei piani mi fanno confondere gli occhi….aprò la smorfia che il vento  disegna sul mio volto in un sorriso…le braccia aperte…il cappotto che mi batte addosso e mi fa sentire come se avessi le ali..la caduta non l’avverto nemmeno, tutto mi sembra cosi lento adesso, tutto mi sembra cosi piccolo da quassù…..riesco a scorgere la gente che sta sotto di me raccogliersi in un piccolo esercito mosso dalla curiosità non li guardo….vedo il portone di vetro scostarsi e la bambina con il vestito rosso uscire spensierata…l’ho vista stavo in pensiero…..adesso sono contento..il sorriso si fa più largo sul mio viso e le braccia sono sempre più aperte……chiunque abbia inciso quella scritta sul muro del 25° piano sapeva cosa faceva….. adesso ho voglia di scrivere anche io qualcosa su un muro ma non farò in tempo mi sarebbe piaciuto scrivere.. “Jesus Look at me! i'm FLYING " guardami sto volando….sto volando…sto volando…sto volando…la musica non la sento più i curiosi sono sempre di più il vento mi apre in due come una lama adesso lo sento adesso vado veloce…….sto volando………

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categoria: racconti


mercoledì, 29 ottobre 2008

Speranza

Muovi le Mani

In Direzione Luna

Dritta Dentra i Tuoi Occhi lei Si Specchia

Accarezza il Vento

Senti la mia Pelle Riscaldarsi

Senti La mia Voce Chiamare il tuo Nome

Ascolta La Notte

Poggia le tue mani sulle mie

Dormi Dentro la Mia Pancia

Non Esitare

Prega Ogni respiro di Spezzarsi

Impigliati tra le Ragnatele di questa Vita

Ascolta le Mie Parole

In Volo Labile Su un Vento Immobile

Continuando A Dondolare Appesi ad una Ragnatela

Sentendo Più forti i Graffi della Passione

Ispida e Cattiva

Dolorosamente Nostalgica

 

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Chi sono

Utente: Anotherday
Nome: Dannato Pirata Joker
Nessuno, sono solo parole su un fondo scuro, sono parole sulla sabbia, sono vento nella testa confusione arbitraria, sono un soffio al cuore di natura elettrica, sono l'uomo sbagliato nell'epoca sbagliata , ascolto la musica sbagliata, il Rock 'N' Roll in un epoca sbagliata, leggo i libri cattivi di autori cattivi, scrivo su ogni sorta di pezzo di carta, perchè ?? perchè ! io penso e finchè penso nessuno potrà uccidermi


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