Guardavo la Tv ieri notte, era tardissimo,l’orologio batteva i secondi stancamente, la tv frusciava silenziosa nella stanza vuota, e fuori non era ne notte ne giorno,non albeggiava, ma era tardi per essere notte.certe volte non capisco il mondo, non capisco le stagioni,ne le ore che si inseguono che a volte rallentano quasi di proposito, che a volte corrono velocissime come se fossero impazzite. Guardavo la tv e ho visto che: C’erano mille piccoli cinesi,tutti bassi,tutti bambini, questi piccoli bambini cinesi correvano tutti su una strada sterrata avevano delle canottiere bianche,e fasce elastiche gialle in testa….uno si teneva il fianco,credo che le stesse per scoppiare la milza..mi ricordo questo…c’erano questi mille piccolissimi fottutissimi cinesi che correvano e in fondo alla fila..c’era una maestra, con una tuta da ginnastica dozzinale ed infeltrita, credo che lei si sentisse morire..perchè non faceva altro che tirare fuori il fazzoletto dalla tasca, e tergersi il sudore,tutta affannata con quelle braccia cortissime e stanche.
E questa notte è cosi,il tempo non passa mai, mi sento segregato in questo tempo, il clima è caldo e mi si appiccica addosso,senza alcuna pietà di me.le candele si piegano su loro stesse, l’aria sa di polvere, fuori in strada tutto sembra fermo, l’asfalto ogni tanto smette di dilatarsi per far si che qualche automobile ci possa sfrecciare quasi senza lasciare traccia,senza lasciare rumore o fumo di tubo di scappamento il frusciò della tv non cessa, e i piccoli cinesi sono quasi tutti al traguardo ormai,non riesco a pensare a niente tranne al fatto che vorrei una mela,vorrei disperatamente una mela succulenta e carnosa,rossa come il peccato,profumata e matura,matura quel tanto che basta,come quelle opere d’arte che solo la natura sa fare.
Penso che sarebbe Bello Fare tutto come se fosse facile…Il Caldo qui dentro toglie il respiro…,Mi sfioro la cicatrice che ho sul viso,è brutta,nodosa,ampia e malcucita,ricorda la notte in cui quel tizio me la regalò,ero dentro un locale,che sembrava una grotta,c’era un ragazzo su un piccolo palchetto fatto di assi di legno grezzo,era solo nel buio,si sentiva solo la musica uscire da quelle tenebre dense e pastose,soltanto le luci intermittenti degli amplificatori si facevano strada dentro i miei occhi.
I Tavoli del pub erano di legno robusto,sopra vi erano incisi E graffiati,segni,nomi,numeri.
L’Aria era pesante dentro quella grotta,sapeva di Birra,Alcool, e Profumo da 4 soldi,al bancone una ragazza bionda,spillava Birra con grazia e legerezza come se stesse facendo la cosa più bella del mondo come se tutta quell’atmosfera irrespirabile non la toccase nemmeno,ricordo i suoi occhi li teneva socchiusi,aveva un gilet di pelle e vistosi bracciali di cuoio ad entrambi i polsi la mano sinistra era la casa di 4 anelli d’argento dei fedoni grossi e splendenti, le assi che ricoprivano il pavimento rendevano l’ambiente ancora più caldo, le luci dei grossi frigoriferi davano una dimensione quasi aliena e stralunata ai volti di chi di volta in volta veniva illuminato da quelle luci fredde.
C’erano facce buone,facce confuse,altre cattive e altre Vuote,come se dentro gli occhi avessero il vuoto assoluto,al bancone stazionavano tre tipi, magri con i capelli appiccicati in testa dal gel,catenine d’oro sotto le loro giacche di pelle erano tre fotocopie, uno di loro aveva un tic al labbro.,lo muoveva verso destra scoprendo dei denti neri e piccoli simili a delle fauci di una bestia sconosciuta e pericolosa.
Il Ragazzo che suonava aveva un graffio nella voce,suonava disperatamente una Gibson rossa, e faceva perdere tutti dentro i suoi accordi..e dentro le unghiate di quella chitarra che rompeva in due l’afa irrespirabile di quel posto cosi piccolo,c’erano attimi di silenzio ricordo questo…ricordo il pub muoversi lento,come se il tempo fosse dettato da quella Gibson rossa.
La strada che mi portava al bagno del locale era fatta di spinte e brutti sguardi, dalla porta del bagno spuntò una ragazza vestita di nero,la sua pelle era diafana e al braccio destro aveva solo un braccialetto nero ci guardammo per pochi istanti, mentre l’odore acre di birra si faceva sempre più strade nella mia testa…non ricordo nient’altro ricordo solo il tizio con il tic comparire nello specchio mentre mi lavavo il viso,ricordo il suo fetore insostenibile, e poi non dimenticherò mai il freddo della lama, che squarciava il mio viso lentamente mentre il sangue mi copriva il volto e le sue risate..penetravano dentro la mia anima,ricordo i dottori con il filo di sutura, e la mia tranquillità che era quasi rassegnazione,rassegnato ad avere un nodo in faccia che per sempre mi avrebbe ricordato, quelle note,quella gibson,e quella sera.
Adesso,Aspetto che anche questa notte passi,e spero che il giorno non sia troppo lontano, aspetto con il rancore che mi fa compagnia all’ombra di quasi un’anno di dolori,e pillole,di psicofarmaci, e stanze d’ospedale piene di piastrelle bianche, e crocefissi,di infermiere insensibili, e dottori che mi mostravano delle macchie,del terrore di uno specchio che non oso guardare,per paura di non riconoscere me stesso, seduto su questo divano verde,sento l’odore della polvere che si prende tutto….tutto quanto,si è preso le foto,si è preso i miei occhi, e la mia capacità di sognare sereno…o quelli forse sono stati i dottori con le loro terapie d’avanguardia,sarà stato il ghiaccio delle vasche dove ci facevano l’elettroshock tutti in fila come topi da laboratorio, tutti ordinati e puliti.
Finalmente uscirò da questo buco, tra un paio d’ore la tv mi sputa un altro po’ di immagini in faccia, il giorno non si decide io mi sento pronto, il sangue mi circola nelle vene,la mia testa è ben rasata,la cicatrice fa male, i ricordi sono confusi, il mio nome non me lo ricordo neanche bene,la mia faccia l’ho dimenticata del tutto, ho questo nodo sulla guancia che mi tiene ancorato a questa terra prima che l’ultima speranza mi abbandoni io devo ricordare….l’elettroshock me lo ricordo, anche il freddo del tavolo d’acciaio e ricordo gli elettrodi e il morso che mi mettevano in bocca per non farmi ingoiare la lingua, ma non ricordo come ci sono arrivato,non ricordo…mi alzo in piedi non mi importa a che punto siamo della notte, ho della benzina in casa, forse avevo una moto, cospargo tutto,foto,peluche,un letto,la cucina, copro la polvere con la benzina,e poi mi frugo in tasca, cerco un vecchio accendino argentato, forse era di mio padre ci sono sopra due iniziali, non mi dicono nulla, e poi lo trovo, la fiamma e come se mi ardesse dentro dò fuoco a questo posto con tutto il buio che ospita,con tutti i ricordi che non ho più.
Mentre le fiamme si mangiano tutto, consumo la strada il caldo mi si appiccica addosso, e le fiamme dentro di me rendono l’aria ancora più irrespirabile, mi dirigo verso la metropolitana. A passi lenti la mia vista è annebbiata non funziono più tanto bene, non ci si abitua mai ad essere fuori fuoco, in ritardo, non ci si abitua mai, sento tintinnare qualcosa nel silenzio della stazione sento dei passi leggeri, era una ragazza, è strano è come se io e lei fossimo più lenti se potessi fotografarla….passa il treno,passa veloce, il vento scompiglia i capelli della ragazza, ma lei sembra ferma mentre il treno passa velocissimo si scosta i capelli dal viso ha solo un braccialetto nero,la sua pelle è bianca, e la luce dei neon, la fa sembrare uno spettro,mi guarda, non mi sorride, il nodo sul mio viso,la capisco,la capisco se affretta il passo, eppure io lei la ricordo, nel buio della mia mente ricordo il braccialetto…quel singolo particolare staccato dalgi altri, ricordo la nebbiolina,la musica,la gibson,una faccia,anzi tre facce e ricordo un braccialetto non ricordo canzone suonasse, ho come un fruscio perenne in testa, ho questo freddo che mi stringe i fianchi e lo stomaco ho questa paura di vivere, ho perfino paura dell’aria che respiro e ogni giorno che Dio manda in terra è solo un’inutile sofferenza, mentre passano i treni a ripetizione la ragazza si è gia allontanata un paio di metri da me,dentro il suo cappotto rosso,sembra una sequenza staccata come se qualche Dio avesse inserito una foto Colorata in un paesaggio storto e in bianco e nero,la mia vista è offuscata, non ho nemmeno trenta anni ma me ne sento addosso cinquanta di più, troppo silenzio da quella sera…..passa il treno che dovrei prendere, ci salgo su non c’è nessuno è grigio con le poltroncine e i reggimano Gialli, di un giallo fastidioso, è più o meno pulita, l’aria è ferma, in fondo al vagone, c’è un tipo, mi guarda fisso, e sorride, siamo di fronte, ha la giacca di pelle, è magro,canuto e sudato, ha la maglia sporca…non riesco a capire di cosa, la mia testa è liscia ci passo una mano sopra,c’è un caldo insopportabile, non lo vedo bene, non riesco a vedere il suo viso, lo vedo sorridere,lo sento sorridere.è il mio spettro, è passato quasi un’anno il caldo è quasi uguale, la mia faccia è diversa, il mio cuore è diverso, a volte giurerei che non batte, e non ci posso credere che sia colpa sua…e ho la mia vendetta qui a pochi passi, mi alzo zoppicando, il tizio se la ride, mi guarda e mi dice “ che bella faccia che hai !” mentre sorride scoprendo i suoi denti, e muovendo le sue mani magre e ossute, non si muove non gli sembro minaccioso, anzi sorride e mi dice, “amico chi ti ha ridotto cosi ?” se solo sapesse che è stato Lui..mi chiede se mi va una birra rispondo di si senza guardarlo troppo in faccia, il suo odore era esattamente quello che ricordavo…..
Il Pub è Quello è quello di quella notte è la stessa Grotta,il buio è uguale non c’è il ragazzo con La Gibson, c’e La ragazza che lavora,è Bionda, ha una maglietta nera. I suoi occhi finalmente li vedo sono Azzurri, di un’azzurro intenso, mi sorride stranamente mi sorride, non succedeva da tempo, si presenta, mentre l’uomo che è con me si attarda a parlare dentro il vicolo antistante, mi dici di chiamarsi Ivy, e che si ricorda di me, dice “Hey sei tornato non ci speravo più,” io risposi di si….è passato un po’ di tempo” al limite tra lo stupito e l’imbarazzato,e mi venne naturale farle un sorriso chissà perché.
il buio è l’aria sono gli stessi, adesso qualcosa la ricordo, ma i miei occhi, vedono solo lui, di fronte alla porta, è arrivata l’ora della mia vendetta, dopo un’anno di sofferenze,di stanze d’ospedale,camice di forza,elettroshock, e Filo di sutura e Sangue,e Polvere, è arrivato il momento entra nel pub, si fida di me, lo vedo dai suoi occhi così piccoli e sfuggenti, Ivy, è turbata le faccio un cenno e vado in bagno, il tizio mi segue, non incrocio nessuna ragazza con il braccialetto nero, questa nottè non è quella notte, mi segue in bagno,crede di farmi di nuovo del male, ma stavolta lo prendo alle spalle, e le mie mani quasi involontariamente spingono la sua testa verso lo specchio frantumandolo in mille pezzi, all’improvviso il nodo sulla mia faccia non mi fa quasi più male, entra Ivy di corsa,attirata dalle urla del tizio che è una maschera di sangue, Ivy mi guarda con quegli occhi e il sangue mi si gela,all’improvviso, la vendetta non ha quasi più senso..il tizio chiede aiuto,passo una mano ancora insaguinata sulla mia testa è liscia quando mi tocco la testa caccio via i cattivi pensieri…ma non stavolta, Ivy è li….e i miei cattivi pensieri sono tutti sulle mie mani il sangue mi gocciola via dalle dita, esco dal pub di corsa mentre Ivy chissà perché mi corre dietro, una pioggia estiva comincia a cadere, la vedo scendere,la sento tutta sulla mia testa, la vedo controluce piccole gocce d’acqua che scendono a lavare via il sangue dalle mie mani, io rimango fermo mentre Ivy, mi stringe e mi bacia il nodo, non so forse non è cosi brutto,forse lei ha visto oltre,forse lei sa…forse lei,sapeva anche quella sera,forse chissà perché non se lo aspettava, arriva la Polizia, e l’ambulanza,la strada sa di pioggia,respiro a fondo, perché in fondo sto bene,con Ivy stretta a me…in fondo sto bene,…adesso non ho più pesi,non ho più bisogno di ricordare,è come se respirassi per la prima volta, la Polizia mi porta via mentre Ivy è in ginocchio, che Piange, questa non me l’aspettavo, perché le sto così a cuore ,cosa mi sfugge,cosa non mi ricordo, mentre due poliziotti mi afferrano le braccia e mi intimano di stare fermo urlando io voglio stare fermo e guardare Ivy,guardarla cosi mentre i suoi occhi azzurri piangono e la sua mano è tesa verso di me…mentre Piove…mi caricano in auto,con le manette,le mie mani non sono sporche di sangue, ho l’odore di Ivy addosso, portano via il tizio dentro un sacco nero,ma non riesco ad essere Felice,so già cosa mi aspetta…..lo so già…non capisco perché Ivy Piange non lo capisco cosa ho dimenticato.cosa……..??!??
Teneva Strette Le Mani al Volante….e si guardava attorno cambiava traccia del cd molto spesso a volte troppo spesso…,al suo fianco quella ragazza,i suoi occhiali a cuore rossi, il suo vestito bianco e candido, le sue vecchie all star Rosse, il sole delle sei del pomeriggio,la illuminava sfrecciavano sull’asfalto senza nemmeno guardarsi, senza nemmeno coinvolgersi,la musica gli donava il ritmo loro si limitavano a seguirlo, loro si limitavano a seguirlo…….la notte non arrivava non osava venire fuori dall’orizzonte in quel pomeriggio estivo placido e Condito di chitarre distorte,
Si Scrutavano per pochi secondi piu o meno ogni 600 metri, piu o meno ogni 600 metri, lei canticchiava, il sole la baciava delicato come un’innamorato respinto la polvere che si sollevava e danzava con il vento, alla loro destra il mare…cartelli autostradali stanchi e spinti dal vento, una carcassa di un cane giallo,riversa sul selciato, una frenata brusca, la ragazza scende dall’auto, e si avvicina al cane ormai preda delle mosche, caccia delicatamente via i minuscoli animali, sposta una ciocca di capelli dietro l’orecchio e impone le mani sul volto del cane, che nel giro di pochi secondi si alza e scondinzolando va via verso il deserto…..in silenzio la ragazza ritorna sui suoi passi le sue scarpe rosse impolverate lasciavano delle impronte nella polvere, il ragazzo scriveva il suo diario, con una piuma,lunga bianca e Grigia.
Cercavano tra i rifiuti, Imparavano molto della gente, una volta avevano trovato un vecchio album, c’era una ragazza fotografata in pose allegre, e dietro di lei una piazza gremita di gente fino all’inverosimile, il ragazzo pensò che doveva essere una di quelle città d’arte dove tutti, fanno metodicamente la stessa azione, dove transitano un milione di persone al giorno e quel milione scatta la stessa identica foto di fronte allo stesso monumento, in posa davanti alla fotocamera a impressionare un attimo insignificante a fermare i passi di milioni di persone per un rituale strano e che il ragazzo e la ragazza non riuscivano a capire eppure, non riuscivano a togliere lo sguardo da quell’album e non riuscivano a spiegarsi il perché era finito li tra quei rifiuti dimenticati.
Non conoscevano la lingua di quel paese,la ragazza piegava la testa verso destra, quando non capiva qualcosa, come fanno i gatti, il ragazzo si grattava la nuca, l’alba nel deserto li aveva maltrattati, avevano passato la notte a scacciare i coyote, e a strappare libri interi per alimentare il fuoco, continuavano a non parlarsi… la notte scorreva e le nuvole facevano strani veloci movimenti.
Le mani del ragazzo sono sporche d’inchiostro, i suoi capelli impolverati e i suoi vestiti ancora di più tutto ha le gradazioni della sabbia del deserto, gli occhi dei coyote, brillano nella notte come luci accese e sparate all’improvviso….loro due non hanno paura, nemmeno si guardano, nemmeno si scrutano ma sono insieme e come se non potessero fare altro che stare insieme, legati a pochi metri di distanza uno guida e l’altra guarda il paesaggio, uno scrive e l’altra respira, uno dorme e l’altra sogna,l’automobile è coperta di polvere, parcheggiata di fianco alla carreggiata attraversata da una striscia Gialla, ogni tanto qualche camion muove l’aria e qualche cadillac con un tizio vestito da Elvis che fa un cenno di saluto..la ragazza con le All star fa un cenno ed un sorriso, il ragazzo non si guarda attorno ha gli occhi piantati sulla sabbia o sugli avvoltoi che girano nel cielo, blu di quella mattinata che ormai si era fatta strada, il fuoco era ormai spento…..e loro due senza nemmeno guardarsi risalirono in macchina,e proseguirono verso la città, una città che si stagliava in mezzo al deserto, una città impolverata e stanca, come un vecchio che non sa più dove andare e che si alza al mattino presto per dar da mangiare ai suoi Gatti.
La città è silente,sembra una città fantasma la ragazza guarda tutto attraverso i suoi occhiali a forma di cuore, il ragazzo guida con una mano mentre l’altra mano è tra le sue labbra si mordicchia un dito e il suo sguardo è pieno di paura e di profondo smarrimento, eppure guida, la striscia gialla non fa altro che la sua strada..e il suo lavoro…la polvere del deserto si fa meno invadente, il vento è girato adesso soffia da nord, la ragazza si alza in piedi e apre le braccia al vento, sorride spensierata, e reclina un po’ la testa all’indietro e sorride, e mentre lo fa mima il battito di ali con le sue braccia lunghe e bianche.
Lasciarono l’auto dentro un vicolo, che era buio e pieno di porte di legno inchiodate con delle pesanti assi, non c’erano animali, in quel vicolo,non c’erano panni stesi,ne voci, non c’era il rumore della Tv, ne della radio, i ragazzi proseguirono a piedi cercando qualcosa, qualche foto,qualche rosa secca,qualche traccia di vita, camminavano senza fare rumore sulle grosse pietre, tutto era avvolto nel silenzio e nel calore di quella mattina. Più camminavano più si rendevano conto che quella città era vuota, nessun gatto attraversava la strada,nessuna auto, niente di niente, solo silenzio, non facevano rumore ma immersi dentro a quel silenzio sembrava che i loro respiri fossero un elemento di disturbo, fossero fuori luogo, e fastidiosi come unghie sulla lavagna, si addentravano e saltavano da un vicolo all’altro, da porta inchiodata a porta inchiodata da piazze vuote a parchi completamente in balia della vegetazione camminavano a fianco, e i loro volti erano tesi e pallidi, i loro passi sempre più incerti, e nel cielo le nuvole correvano veloci e le ore passavano, e i ragazzi non smettevano di camminare….i due si erano persi, e il buio avanzava nessuno dei due sapeva tornare indietro, la ragazza cominciò a piangere silenziosamente appoggiata ad un muro di mattoni rossi teneva le mani giunte e appoggiate al ventre…le lacrime le rigavano il volto, il ragazzo non smetteva di mordersi il pollice sinistro in preda a un panico silenzioso e personale,nemmeno stavolta si guardarono. Rimasero stretti tra le proprie braccia mentre il buio si impadroniva di tutto e il silenzio si faceva più pesante e più sordo.
I rumori della notte facevano sobbalzare la ragazza, funzionavano solo pochissimi lampioni che emettevano una fioca luce gialla, nessuna insegna, nessuna vetrina, solo pochissimi lampioni e il battito delle ali dei pipistrelli, che volavano vicini alle loro testa, i ragazzi erano seduti vicini su una paio di grosse pietre,appoggiate vicino all’ingresso di una piazza circolare completamente vuota, con al centro due enormi fori.
Si alzarono e stavolta i loro passi si sentivano nitidamente nella notte, il ragazzo cercava di illuminare i loro passi con un’accendino a benzina,porse la mano alla ragazza che la raccolse, tremavano entrambi, dentro questo strano film muto, pieno di pipistrelli e lampioni gialli,e chissà dove era la macchina e chissà che fine avevano fatto le loro parole….
Dal buio usciva il suono di passi,stivali pesanti e con un suono quasi metallico,dei colpi di tosse, talmente forti da creare un’eco inquietante in tutta la piazza, i ragazzi al centro di essa vicino ai due fori, una figura imponente, cercava di venire fuori dal buio ma era come se il buio stesso la partorisse tra un colpo di tosse e l’altro.
Era un’uomo alto quasi due metri,con i capelli neri legati da una coda, il pizzetto anche esso nero e ben delineato, indossava un cappotto grigio,e dei pesanti stivali di cuoio,sorrideva e dalla sue labbra usciva lo scintillare di un dente d’oro,si liberò del tutto del buio, aveva un’occhio solo,color ghiaccio il ragazzo smise di mordicchiarsi il dito e si mise dritto ad affrontare l’uomo, la ragazza singhiozzò e si rannicchiò su se stessa e si sedette per terra, il ragazzo era piccolo e minuto in confronto all’uomo, cheaveva la palpebra sinistra cucita con del filo rosso, a pochi centimentri di distanza tossiva e sorrideva,aveva dei bottoni in mano,bottoni di tutte le misure e di tutte le forme,un’ultimo colpo di tosse e poi disse, “Benvenuti, siete i soli che vedo da più di cento anni, questa città è rimasta cosi, abbandonata per anni e io sono il suo custode, sono anni che non parlo con nessuno sono schiavo del silenzio ,il silenzio che riempie ogni vicolo di questa città mi dispiace che adesso uno di voi dovrà restare con me, perché è cosi che vuole la città è cosi che vuole il destino mi dispiace” e nel dire questo prese un coltello dalla tasca interna era una lama ondulata con un’impugnatura d’argento massiccio, il ragazzo si guardò attorno, ma solo le nuvole in cielo, erano testimoni di questo evento, il ragazzo spostò la ragazza, che si ferì alla tempia, cadendo pesantemente su se stessa e rompendo anche gli occhiali a forma di cuore, il ragazzo spinse l’uomo che non si mosse, sembrava un palazzo piantato a terra, con pesanti fondamente mentre il ragazzo sembrava una goccia di pioggia,destinata a scivolare via…l’uomo affondò il colpo, sul petto del ragazzo, che singhiozzò ma non pianse, che guardò fisso l’uomo negli occhi mentre il sangue nero le correva via dalla vene, l’uomo lo poso delicatamente a terra e disse” mi dispiace ragazzo ma è il volere della città io ubbidisco a queste pietre” la ragazza con il sangue che le scorreva sul viso prese tra le mani la testa del ragazzo e finalmente lo guardò avevano entrambi gli occhi marroni, il ragazzo non li aveva più pieni di paura, mentre la ragazza li aveva pieni di pianto, e il suo vestito bianco si macchiò di sangue, mentre in ginocchio accarezzava i capelli del ragazzo con le dita mangiucchiate, e i due che non si parlavano non si parlarono nemmeno stavolta, la ragazza rimase li a tenere la testa del ragazzo, piangendo, in mezzo al silenzio, tra il buio e i sassi, di quella città fantasma…
Eravamo in due…Io e Jack le armi in mano, il colpo in canna, l’aria sapeva di Piombo, eravamo asserragliati, in quella stanza, da ormai due giorni, era una stanza minuscola con le pareti Gialle, due finestre dalle quali entrava un sole pallidissimo, doveva essere l’alba, era estate, lo riconoscevo dall’odore.
La porta era di legno Solido ma non avrebbe retto ancora tanto. Mi guardavo attorno avevo i capelli bagnati dal sudore, le pareti erano tappezzate di poster, di vecchi Rocker, ormai quasi tutti morti.
Ci guardavamo in faccia e sembravamo Sundance e Butch quelli di quel vecchio Film.
Nel quartiere ci conoscevano tutti, la vecchia signora Smith ci dava da mangiare ogni tanto, Jack mi aveva Raccolto dalla fogna, mia madre mi aveva abbandonato li, si era dimenticata di me in un canale di scolo, poi morì di overdose in una camera d’albergo.
Di Jack non si sapeva tanto solo che era orfano e che mi aveva sempre difeso, era un grande Jack, alto quasi due metri scuro e con i dreadlock, sorrideva sempre, era la mia famiglia. Io sono il contrario di Jack, sono magro con i capelli biondi lunghi la gente mi chiede in continuazione se ho mangiato, avrò l’aria denutrita ed indifesa o qualcosa del genere, Ma Jack mi ha insegnato ad usare il coltello e a stare in silenzio e dire spesso di No.
Era una scena assurda da un minuto all’altro mi aspettavo che partisse la musica, gli attimi erano concitati, e avevamo finito tutto, il rum, il whisky, la coca, e anche L’eroina, a terra c’era un cucchiaino annerito, e una candela consumata, i resti della cena di quattro giorni fa, e abiti luridi, pozze di vomito, e il cadavere della povera Natalie.
E la chitarra elettrica poggiata sulla poltrona, era una bella chitarra, era bianca, pura, sembrava un angelo, ogni tanto la suonavo, ma non era più come prima, La chitarra era di mio padre,era vicino a me nel canale di scolo.
Ma chi cazzo ce lo ha fatto fare Eh ? Jack non potevamo vivere piu tranquilli, ? Jack mi rispose, secondo te abbiamo le facce da gente tranquilla eh Will ? Lui aveva una cicatrice che gli partiva dal sopracciglio sinistro giù fino alle labbra.
Gliela avevano fatta da bambino con una bottiglia. Perché mi aveva difeso dal bullo del quartiere il Vecchio Peter, poveraccio che fine che ha fatto, lo abbiamo sgozzato al suo sedicesimo compleanno, “Siamo gente Cattiva Will, questa è la verità abbiamo sempre ragionato con i coltelli, non siamo brava gente.”
Forse aveva Ragione se fossimo stata brava gente di certo non saremmo finiti a vivere qui, asserragliati come dei topi, con due revolver in mano manco fosse un film Western.
Jack era teso, La povera Natalie. Era bellissima sembrava scesa dal cielo, aveva un sorriso, Splendido e i capelli biondissimi, si è addormentata due giorni fa e non si è piu svegliata. Ci volevamo sposare, e scappare via, volevamo andare in Francia lontano da questa merda, in uno di quei paesini con le case di Pietra, dove tutti si salutano. E invece è finita cosi. Era un angelo, non meritava di finire cosi.
Jack tremava, mi alzai, e accesi l’amplificatore, lo regolai ad un volumo basso e poi presi la chitarra e Iniziai a suonare, era una melodia triste che nemmeno ricordo, Lui mi guardò un istante e poi sorrise.
Suonai dieci minuti buoni, il sole era meno pallido.
Ricordo che non ero stato sempre cattivo, Alle scuole medie mi ero innamorato, le donai un fiore ma lei mi rise in faccia, smisi di parlare, non parlai per un sacco di tempo e Jack era sempre li con me.
Non so se Lui è mai stato innamorato, sembra di no anzi scometterei di no a guardarlo.
Tre colpi alla porta, Aprite Polizia dice una voce,Io e Jack ci Guardiamo, non lo dice nessuno ma abbiamo una paura terribile, Jack si precipita a mettere un comò di legno davanti la porta, poi mi guarda e mi dice “Stai tranquillo Will” gli faccio un cenno con la testa, fa caldo, il sole entra sempre più prepotentemente, siamo gente cattiva, asciugandomi il sudore sussurro a Jack “ quasi a cercare di convincerci, non sarebbe bello riuscire a scappare,? Andare via, spiagge bianche belle ragazze andare in un posto dove non siamo feccia dove nessuno ci conosce eh Jack ?” senza guardarmi mi rispose “Will tutti i posti sono uguali diventeremo feccia in qualsiasi posto del mondo”,poi mi diede un colpetto in testa e mi sorrise, chissà perché gli stavo cosi a cuore lui che sembrava non averlo un cuore. I minuti non passavano mai,c’era uno strano silenzio ogni tanto si sentiva gracchiare una radio, ma poco altro, la Povera Natalie era riversa sul pavimento. E il silenzio stava diventando insopportabile,un colpo forte alla porta ci fece sussultare il cuore e la Pancia.
Jack era serio e madido di sudore, stringeva la pistola io tremavo come un foglia, lui mi vide tremare e mi disse “Ehi, non avere paura, sta solo cambiando tutto quanto stai tranquillo ok ?” Cambiare tutto quanto, eh si ! è il modo che non mi piace, un altro botto, stavano sfondando la porta…. Il ticchettio dell’orologio era l’unico rumore che sentivamo oltre i nostri respiri,un altro colpo,potevamo essere gente migliore, ma non l’abbiamo fatto,do uno sguardo fuori il sole non è pallido per niente, adesso brucia, altri due colpi ravvicinati, i cardini stavano per cedere, ci alzammo in piedi entrami fieri come non eravamo mai stati, non succederà nulla di grave cambierà tutto. Un altro colpò e noi sempre in piedi, non arretravamo di un passo, vedevamo i caschi della polizia, era finita, Jack mi abbracciò stretto come non aveva mai fatto prima, sentivo l’odore del suo sudore, mi prese la testa appoggio la sua fronte sulla mia e mi disse “Coraggio Piccolo..Coraggio” e non disse altro…poi la porta cadde aprirono il fuoco e tutto il resto non lo ricordo più.
To Kurt
Come è La Pioggia li dove sei tu ? Batte sulle finestre ? ci sono Finestre Li ?
Dove sei so dove sei per me,ma tu dove sei adesso, su cosa scrivi, come sono i cieli li dove ti trovi tu ? sono Grigi o Azzurri, sI cammina senza meta cercando di sentirsi migliori o si Cammina e basta dentro dei Boschi di Querce pieni di Gatti ?
La Tua Voce Graffia come Faceva Quaggiu perché Qui Ci manca la tua Voce ci manca Tanto, e mi Mancano le tue Parole, e Vorrei sempre averne di nuove sono come una Pianta che hai Lasciato a metà Vita senza saperlo, mi manca la tua dolcezza e mi mancano i tuoi occhi Veloci persi dentro La Telecamera dalla quale ti guardavo.
Non è il Momento della tua Commemorazione ma Ho deciso che era il Momento giusto per Scriverti, E ascoltare la tua voce da un nastro magnetico,mi da la forza per Poterti dire che mi manchi, che quando hai graffiato le tue parole su quel foglio e hai deciso di andare via di ripartire sulla tua Navicella Spaziale, hai lasciato un vuoto grosso dentro tutti noi,dentro tutti coloro che non hanno cambiato idea su di te, e di tutti coloro che parlano e non vengono ascoltati Insomma di quelli strani, come noi.
E le tue parole risuonano dentro la mia Testa e le tue urla, ed è tutto come se fosse Tremedamente reale, e mi piacerebbe sapere dove sei, su quale stella sei planato dolcemente dentro il tuo maglione Verde e la tua chitarra, dove sei finito ? Quanto sei Lontano da qui ?.
Sai Ci saresti servito, o perlomeno ti avremmo ascoltato,ci saremmo chiesti perché, e poi ci saremmo risposti che in fondo qualcuno come noi c’era e ci sapeva dire quello che volevamo sentire,abbiamo la forza di farci bruciare la pancia e abbiamo la forza di cadere ballando una tua canzone,abbiamo la forza di dire che ci Manchi perché sei volato via cosi dannatamente all’improvviso e non hai nemmeno finito le sigarette, e mi ricordo che dapprima sei stato un nome, e poi una canzone e poi un’altra e poi sei diventato un’Amico e sei diventato una foto sul mio muro e una scritta….e tante scritte…e sei diventato sussurri e Grida, e Parole d’amore,sei diventato Poesie e Pianti ….mentre la vita Scorreva e io cercavo di andarle dietro, a volte a fatica, ma sempre con te dentro la testa.
Di che sa la Pioggia dove sei adesso ? che Colore ha ? è Buona come qui ? ha lo stesso odore che ha qui ? l’asfalto profuma dopo la pioggia ? li dove sei tu ci sono i sussurri e le grida ?
E ti dedico tutte le mie Ossa rotte, e tutte le mie Parole spezzate, e tutte Le mie Sbronze, ti dedico il Mio Amore, e mi sarebbe piaciuto stringerti la mano, o guardarti negli occhi mi sarebbe piaciuto imparare da te, e Mi sarebbe Piaciuto anche Offrirti da Bere., ma non ci sono riuscito ho sbagliato i tempi e i luoghi, ma tu te ne fregherai, e ti godrai la pioggia dalla tua Finestra….mentre noi qua giù ti aspettiamo,si ti aspettiamo perché siamo cosi,ci va di aspettarti…Torna presto…E Goditi la Tua Pioggia.
Buona Continuazione…
L’Uomo Nero
C’era una volta L’Uomo Nero, Nessuno lo aveva mai visto ma tutti ne avevano una terribile paura.
Abbiamo Paura di ciò che non Vediamo mentre dovremmo avere un terrore fottuto di chi ci sta vicino perché ci conosce, ci studia, ci scruta, sa tutto di noi, legge i nostri silenzi……Paura come io ho paura di questo silenzio, questa sensazione che fluttua tutto attorno a me che mi da i brividi che mi sbatte e mi sconvolge, mi riempie le orecchie e il cervello di morbida e candida ovatta, mi riempie gli occhi di tenebre e il cuore di fredda,calcolata,instabile ed Esplosiva Paura.
Paura, come la paura che mi mette questa periferia intermittente, con le auto che sfrecciano su questi nastri d’asfalto sporchi e pieni di buchi, con i gatti che fanno andare gli occhi velocissimi per evitare di diventare un tutt’uno con il catrame che riveste, questa plumbea periferia barra zona industriale, barra zona residenziale, piena di palazzi grigi in tinta con il cielo, le insegne dei supermercati riempioni di saette colorate..il cielo, sono fulmini a ciel sereno e nessuna pioggia lava queste vie, nessun vento spazza via queste strade che sanno di disperazione,e fumo; fumo di troppe Canne, aghi che penetrano giovani braccia, narici che accolgono polvere come gentili meretrici, e ogni giorno un morto, Sirene e luci blu si impigliano tra il grigio e gli squarci della gigantesca Luce al neon della multinazionale Giapponese.
Al 4° piano di una palazzina grigia ci vivo io, un ex poliziotto, ex marito ex qualsiasi cosa con il fegato spappolato, svariate ferite di arma da taglio, un braccio in meno, e una fama da Eroe, perché non avevo mai paura, non ho avuto paura di fare la guerra al crimine ed ai criminali, non ho avuto paura degli incendi, non ho avuto paura,delle pistole, e dei coltelli, purtroppo non ho avuto paura del Whisky…..
Paura che concetto primitivo….tutti hanno paura di qualcosa…e lo facciamo trascinando i giorni e guardando illustri funerali in tv, vivendo nel terrore che tutti ci dimentichino mentre siamo noi i primi a voler essere dimenticati e a dimenticarci di noi stessi uccidendo i nostri miracoli, soffocandoci sotto metri e metri di terra rossa, senza un perché preciso, siamo li a tempestarci le braccia di minuscoli aghi…a compiangerci, a scappare da noi stessi.
Ho una Figlia si chiama Viola, vive lontano da me, da me che sto evaporando, ed è dura andare dietro a tutte le rughe che mi segnano il viso è dura vivere non sentendo più nulla, buttando fuori le emozioni dalla mia pancia, i miei occhi non conoscono lacrime da non so quanto tempo, Mia figlia non sa che sono qui a pochi metri da lei,vive al terzo piano,ma non sa che quel vecchio, triste…è suo padre…non lo sa mentre di notte piange, perché le manca quel bastardo che l’ha abbandonata, con una bimba piccola e dolce che si chiama Rain…la sento singhiozzare quando poggio la testa sul cuscino, sento singhiozzare la mia bambina che culla con dolcezza la sua bambina…ma lei non sa che io sono suo Padre,perché lei sta vivendo la stessa identica vita che ha vissuto sua madre per colpa mia..e adesso sono qui, a dover vedere piangere Mia figlia senza poter dire liberamente che quello che l’ha abbandonata è un bastardo perché è esattamente un bastardo come me, e mi fermo mi si blocca il respiro tra un’intermittenza e l’altra..e penso : Quanto può essere triste la saggezza a volte.
Saggio lo diventi quando le foto sono già ingiallite e i tuoi delitti sono tutti li davanti a te come cicatrici che non si rimarginano…io che sono stato un’eroe io che collezziono medaglie su questo petto che ormai è avvizzito.
E Ora ho Paura…quella paura irrazionale,di scomparire senza aver lasciato nessun segno,nessuna traccia visibile,nessuno che porti un fiore su una lastra di marmo bianco con sopra inciso il mio nome….sempre ammesso che qualcuno se lo ricordi il mio nome, il mio coraggio e la mia fortuna, il mio cuore di piombo mi hanno fatto sopravvivere, sopravvivere troppo a lungo,ho visto troppi funerali e ho gettato troppi mucchietti di terra sulle bare dei miei amici….e la vecchiaia mi ha preso alle spalle e mi ha accompagnato nel limbo dimenticato di una stanza che puzza di colla Whisky di terza scelta, senza mai essere stato Davvero Fragile..
E la notte sta per andarsene,sta per andarsene davvero ed è l’ultima notte che vedrò..lo penso ogni notte proprio quando sta per diventare mattina, vedo il sole che mi si butta negli occhi e allora decido che forse vale la pena di vivere un giorno in più.
Quella sera..Tutto era uguale a se stesso,Terribilmente,tragicamente uguale a se stesso,il caldo era come una cappa che avvolgeva i palazzi,corrosi dal vento e dalle pioggie,l’intonaco di ogni palazzo era distrutto e cadeva a pezzi alcune finestre erano sbarrate,altre spalancate,il caldo era insopportabile,il palazzo pullulava di vita,mia figlia cullava cantandole una dolce ninna nanna ed ogni nota,ogni parola pronunciata, sentivo una fitta stringermi il cuore,sentivo la colpa, sentivo che tutta la paura che non avevo avuto,il fatto di essere un’eroe non è servito a niente poiché non sono riuscito ad essere un’eroe per mia figlia,anzi non sono riuscito ad essere niente, e questi ultimi cinque anni me lo hanno insegnato.
La finestra era troppo piccola per prendere tutta l’aria che mi serviva per riprendere fiato,la strada era vuota,solo i lampioni la illuminavano ma forse erano stanchi anche loro, mi sembravano ogni giorno di più piegati su loro stessi,il Neon che ci sovrasta e ci impone la sua egemonia, mi ricordo che dietro quel Neon dovrebbe esserci il mare, un mare illimitato…che non vedo da un sacco di tempo, l’ultima volta che ho visto il mare era nero,volevo annegarci dentro.
C’era una Volta l’uomo nero…..Tutti avevano paura di lui…..quella sera l’uomo nero visitò il mio palazzo, una figura piccola e nera, si faceva largo tra la luce fioca dei lampioni si muoveva furtivo,sembrava un topo,spostò il portone di questo fatiscente specie di purgatorio,dopo un po’ sentii, dei passi battere sulle scale,erano passi leggeri e decisi, furtivi,ma fatti di una consistenza strana erano passi che mettevano paura,erano scarpe leggere,non c’era fruscio di pantaloni non c’era ticchettio, il silenzio mi aiutava capire molte cose,i passi si bloccarono proprio dinnanzi la mia porta, il respiro era regolare,”il Topo” non aveva fatto fatica, aspettavo il calcio che avrebbe abbattuto la porta in piedi con il neon rosso alle mie spalle a mani nude, non tengo pistole, non sono più un eroe, ma la porta,quella maledetta porta non si decideva a cadere, il respiro regolare del topo si era ritrasformato in passi, passi che salivano di un piano, ebbi come l’impressione che il cuore mi precipitasse dentro lo stomaco, i passi erano quasi sopra di me.
Stavolta il topo non esitò abbattè la porta, non dimenticherò mai le urla di mia figlia, nessuno riuscira mai a cancellarmi dalle orecchie il pianto della bambina,la voce torva e roca del “topo” il pianto di mia figlia le molle del materasso che producevano quel rumore inequivocabile.
La Mia porta la gettai a terra io,e a passi pesanti salì di un piano, un piano un maledetto piano, quello che per cinque anni mi ha fatto immaginare la mia bambina,e trasformato un eroe in un codardo,la porta era spaccata in due, il Bastardo aveva dato un colpo deciso,nessuna porta si aprì, il pianto della bambina rompeva la notte in mille pezzi…afferrai il topo alle spalle,non lo guardai in faccia, mi ricordo solo i suoi denti e il sapore sgradevole del suo sangue che schizzava mentre lo colpivo a mani nude, quelle mani che non avevano mai avuto paura, mia figlia che ancora non sapeva chi io fossi, stava correndo dalla sua bambina il bastardo non era riuscito a farle troppo male, ma io stavo facendo male a lui…i pugni si abbattevano sulla sua faccia e risuonavano in questa periferia….dimenticata da Dio anche dal Mare…la luce del neon..ritmava i miei colpi…provavo un piacere a vedere schizzare il sangue marcio di quel bastardo…e mentre lo colpivo ridevo e sentivo il suo respiro farsi sempre più lento,la sua pelle bianca e avvizzita aprirsi in mille ferite,i suoi denti cosi gialli e schifosi cadere…fino a quando non ce la feci più, fino a quando il respiro non mi si spezzò in gola, e il cuore si bloccò….e per la prima volta…dopo cinque anni,sorrisi, mentre mia Figlia cullava la sua Bambina..e mi guardava con gli occhi pieni di compassione,non ce la facevo a parlare la bocca mi si riempiva di sangue,e gli occhi si facevano pesanti…..mia figlia corse verso di me, ma era tardi..l’Ambulanza qui non arriva….era tardi per me ma non per loro,a casa mia avrebbero trovato un testamento,del quale loro due erano le uniche beneficiarie, proprio loro due che adesso mi guardavano cosi compassionevoli..non dissi niente….stava arrivando la polizia erano al sicuro,le mie bambine erano al sicuro.
L’insegna al neon Rossa e Blu illumina la mia stanza e le pareti incrostate nelle quali mi specchio e guardo sempre di più, la foto del mio angelo è sbiadita ormai il vetro che la proteggeva è andato in miliardi di frantumi ormai troppo tempo fa.
Sono uno scrittore, vivo di Whisky, e di scrittura lavoro allo stesso romanzo da circa dieci anni, vivo in un palazzo fatiscente al 67 di Editor Street, di fronte al mio monolocale vive una sposa di 89 anni, aspetta il suo sposo da tanto tempo ha le guance segnate dalle lacrime e il boquet appassito e maleodorante, al piano di sopra una coppia di poeti che cercano l’ispirazione, e si fanno di ogni tipo di Droga, io bevo il mio whisky nella tazza gialla che mi aveva regalato il mio angelo la camicia che indosso è sempre la stessa, la notte ed il giorno non fanno differenza per me e loro ricambiano fregandosene altamente.
È un palazzo di sopravvissuti ci sono reduci dell’ultima guerra, reduci della penultima, ci sono batteristi sordi e musicisti falliti, ci sono Bambine Prostitute e Prostitute Bambine che si vendono appena fuori dal portone, sul marciapiede che mi sbatte sugli occhi ogni qualvolta mi affaccio alla finestra,ci sono tossici e forse qualche pazzo omicida che non trova nessuno di interessante da uccidere e fare a pezzi perché qui troppi se lo augurano, e per molti altri ancori sarebbe la migliore cosa che gli possa succedere.
Tutti sopravvissuti dicevo, io sono un sopravvissuto dell’amore il mio angelo è volato via davanti ai miei occhi lo sgomento e la rabbia non hanno fatto in tempo a prendermi che all’angolo successivo una bottiglia di whisky mi ha stregato e da quel giorno la mia prigione si è fatta enorme poiché la mia anima è imprigionata tra le piccole molecole di un liquore ambrato e nemmeno tanto profumato.
Il mio racconto schiavo del bianco che avvolge il foglio le parole faticano a uscire la storia a svillupparsi, e il resto a uscire fuori dalla mia testa, l’insegna mi abbaglia gli occhi e nella pausa tra un pezzo di Coltrane e uno di Chet Baker le urla e i pianti si fanno indistinti e chiari, la disperazione si fa liquida ed esce dalle fessure delle porte scende le scale e si riversa in strada come un alluvione in quella che ormai tutti chiamano “Desolation Row” come un vecchio pezzo di Bob Dylan, tengo una colt vicino alla mia vecchia macchina da scrivere ha tre colpi nel tamburo uno è per me, per quando il whisky non basterà piu a lenire il dolore che mi piega in due.
Guardo e riguardo la mia tazza Gialla, La Luce al neon che mi Entra dentro le imposte rotte, giù in strada si sente Vecchio jazz e Rumore di automobili, voci di Prostitute Bambine e Colpi di Pistola, da qualche parte tra il 17° e Il 18° piano qualcuno si gode il lamento dolce e ruvido di una Gibson….la suona come se fosse l’unica cosa da fare in quel momento a quell’ora precisa di questa notte precisa quel suono Entra dentro le orecchie degli abitanti di questo Palazzo, il liquido dentro la tazza vibra e io non so più chi sono le lacrime inondano i miei occhi, ripenso al mio angelo che spiegando le ali volò da questa finestra che ora fa entrare un freddo neon intermittente che rende la mia stessa vita intermittente acida e fredda, la gola brucia e so placarla con il Whisky..solo con quello…il lamento della gibson si fa insistente e dolce vorrei abbandonarmi e staccarmi da questa sedia di legno scadente, vorrei dormire finalmente ma non ce la faccio ad alzarmi ho paura, il dolore stavolta non passa stavolta si è attaccato alle ossa e non riesco nemmeno a piangere, la macchina da scrivere è li che mi aspetta il foglio è bianco e io ho ancora addosso la stessa camicia.
Non so più che ora è o che giorno è, il ritmo è scandito dal sole e dal neon, non ricordo più come è fatta la luna so che è notte per questo e perché dall’appartemento 56, vedo uscire Rain, una prostituta, ha un corpo da donna e un cuore da bambina ha la pelle chiara e gli occhi neri e grandi, i capelli mossi come se fossero stati progettati dal dio del Vento, e una voce così dolce che solo sentirla mi rende il petto più leggero, Rain Batte dalle parti dell’armeria di Jim, la chiamano Smiley Rain, perché quel vecchio bastardo di suo padre, una notte scura e Appiccicosa, le squarcio il viso dall’angolo sinistro della bocca fino alla guancia gli diedero i punti quella notte stessa aveva perso tanto sangue la povera Rain io ed il mio angelo ci occupammo di lei, rimase con noi per un po’ di mesi poi se ne andò suo padre aveva avuto un incontro spiacevole con un tizio armato di coltello, ricordo che il giorno del funerale Rain non versò neanche una lacrima suo padre aveva condannato la parte sinistra del suo viso a ridere per sempre e lei fissava la bara del suo vecchio con i suoi occhi vispi e Profondi si toccava i capelli e guardava un punto fisso, da quando il Mio Angelo aveva preso il volo Rain, una volta ogni due giorni mi faceva trovare un bigliettino, lo infilava sotto la fessura sentivo il suono dei suoi gioielli mentre si abbassava e faceva scivolare il biglietto, li ho tutti nel cassetto della mia scrivania non è ho aperto nemmeno uno, credo che Rain questo lo sappia.
“Credo Che quando hai finito di bestemmiare i santi, non ti resta più niente”…questo c’èra scritto nell’ultimo biglietto di Rain……..è Mattina ancora una volta la rabbia che ho non mi ha nutrito ne distrutto, mi ha inchiodato su questa sedia, la camicia è rimasta quella di sempre e la barba è ancora più lunga, oggi è il giorno del biglietto di Rain ma Rain, non è rientrata a casa.
Stamattina, Piove una pioggia insistente, il cielo è grigio, i rumori del palazzo sono amplificati,dall’acqua che cade sulle tegole,la sposa di 89 anni, stringe i suoi fiori secchi è appena fuori dalla mia porta, guarda nella mia direzione è Dice una sola parola,la dice sforzandosi, come se un chiodo le graffiasse l’anima e la gola dice “Rain” a quel punto la sedia della mia scrivania diventò scomoda, decisi di cercare Rain calpestai i pezzi di vetro a piedi nudi mi vestii e scappai di corsa e ogni piano che scendevo, ricordavo la notte, quella notte in cui il Mio angelo Decise di provare a volare, la pioggia volava, i lamenti del palazzo sembravano lontani ad ogni gradino, eccomi in desolation Row o quello che ne rimaneva, la pioggia era una sola singola nube di aghi che si stagliava sulla città e sulla strada polverosa, mi strinse nell’impermeabile, in tasca avevo la colt con tre colpi, e la fiaschetta con il mio amico Jack, la strada sotto la pioggia fino all’armeria di Jim e li la strada deserta e i lampioni illuminati nonostante fosse già giorno davano alla via un senso di desolazione ancora più forte non ero mai stato più solo le porte dei negozi erano sprangate le insegne cadenti e rovinate, un gatto nero con al collo un campanellino tenuto da un filo rosso miagolò per attirare la mia attenzione era un gatto zoppo, e con un occhio guercio miagolò una seconda volta poi con eleganza si girò e mi guidò con il suo tintinnio incerto dentro un vicolo, dove la pioggia e il buio faceva sembrare la mattina una specie di appendice della notte, dentro quel’enorme vicolo cieco, un Neon rosso richiamò la mia attenzione, sentivo il sangue che mi inondava le scarpe e la pioggia che mi scendeva in faccia e mi rigava il viso, l’insegna recitava “L - CLUB” c’era un cancello di ferro chiuso con un lucchetto arrugginito e vecchio si aprì facilmente, poi una scala ad ogni gradino corrispondevano due candele poste agli estremi di ogni scalino le fiammelle sembravano infinte e giravano su loro stesse più volte non si vedeva la fine della scala, avevo gia iniziato a scendere quando mi accorsi che il tintinnio del campanellino del gatto non mi accompagnava più , e ad ogni passo la puzza di zolfo si faceva più acre e forte ad ogni passo, che compivo il mio dolore si faceva più lieve il whisky nella fiaschetta sembrava un inutile peso, le fiammelle illuminavano sempre di meno la pioggia che sbatteva sul mondo li fuori non mi toccava più ora era solo oscurità e Puzza, bruciavano gli occhi avevo il petto in fiamme e il cuore che mi batteva all’impazzata, la scala che sembrava infinita si esaurì piano piano ero lontanissimo dalla luce, una grossa porta di metallo rossa, nessuna scritta alla sommità, nessuna maniglia, alcun campanello, solo una piccola croce proprio al centro, diedi una spinta alla porta che si spalancò senza alcun rumore, aprendomi davanti gli occhi una stanza completamente foderata di Seta nera con al centro un Trono rosso e appena a fianco una gabbia dentro la quale era seduta Rain, con la sua gonnellina di tulle rosso e le sue calze a righe Orizzontali, era rannichiata su se stessa e piangeva singhiozzando seduto sul trono c’era un uomo, lunghi capelli neri e lisci, barba ben fatta, occhi neri e profondissimi, era in smoking nero, indossava un cilindro e un papillon entrambi Rossi, Alle mani un paio di guanti bianchi e nella mano sinistra una bastone che continuava a battere sulle assi del pavimento, mi fece un cenno di venire avanti, non ebbi il tempo di avvicinarmi di più che lui si alzò dal trono di scatto e con passo leggero si avvicinò a me fermandosi a pochissimi centimetri dal mio viso, che ancora gocciolava di pioggia, l’uomo in Smoking mi disse “Benvenuto” gesticolava creando grandi cerchi con le mani si muovevà con eleganza e sapienza quasi come se stesse recitando, la stanza era illuminata da una lampadina, situata proprio sopra le nostre teste ci illuminava entrambi di una luce stanca e pallida, il pianto di Rain era sempre più disperato sembrava vicino a me eppure riuscivo a malepena a scorgerne la figura li dentro quella enorme gabbia per uccelli, l’uomo mi fronteggiava mi accesi una sigaretta, l’uomo chinò il capo e disse, “Sei un’uomo intelligente Joe Credo proprio che tu abbia capito dove sei” feci un cenno di assenso con la testa mentre respiravo la sigaretta e quasi il mio volto sorrideva, “ Bene Amico mio mi sono Preso Rain e la voglio per me perché la sua bellezza mi ha stregato gli occhi, si è presa tutta la mia attenzione e tu lo sai bene Joe, io ho molto da fare” io mi guardai attorno e senza scompormi dissi “ non è Questo il suo posto, in realtà nemmeno quel vecchio palazzo è il suo posto, ma di certo trascinarla nelle tenebre con te non mi pare una cosa molto da te, caro Lou” e nel concludere la frase estrassi dalla tasca la fiaschetta e gliene offrì un goccio, lui rifiutò mi guardò dritto negli occhi accennando un sorriso che aveva una diabolicità chiara e limpida, e annusandosi il garofano che aveva appuntato nel revers della giacca disse “cosa hai da offrire Joe ?, guardati come potrebbe interessarmi qualcosa di tuo non hai niente sei disperato vivi ubriaco dentro un palazzo di relitti umani siete tutti destinati a me presto o tardi ho l’esclusiva su Editor Row, te lo sei dimenticato ?” il pianto di Rain era insopportabile “ Su Tutta Editor Street lo so, ma non su Rain, Rain non è per Te Lou qualcuno verrà a prenderla,” L’uomo si tolse con eleganza un guanto e mi poggiò la mano sul viso, scottava sentivo il viso in fiamme, prese un lungo sospiro e disse “ hai ragione Rain non è per me, splende nonostante questa oscurità, si tolse l’altro guanto e mi poggiò entrambe le mani sul viso e fece toccare la sua fronte contro la mia e sussurando disse “ Ti hanno tolto tutto Joe, cammini sui pezzi di vetro della finestra che tua moglie ha attraversato, Bevi, vivi fissando una macchina da scrivere, non hai niente Joe hai solo la tua anima” Fece un cenno con la mano e si accese una luce rossa che illuminava un tavolo con sopra due contratti, mi porse una stilografica di Ebano, con la quale firmai il contratto che faceva di Editor Street la sua residenza il posto dal quale poteva attingere a piene mani in cambio di tutto il palazzo lasciò andare Rain a patto che lei si dimenticasse completamente di me e di quello che era stato della sua vita fino a quel momento, Rain mi guardo le sue scarpe con i tacchi picchiettavano sulle assi di legno il trucco tutto sciolto dal pianto,mi passò accanto mi sfiorò la guancia con le labbra e poi mi disse un semplice grazie sussurrato con tutta la grazia e il candore che aveva non mi girai non la guardai,le sfiorai la mano mentre saliva piano piano le scale.
La vita è Ciclica, e mentre il resto va avanti e sul mondo splende il sole al 67 di Editor Street , una grossa nube carica di pioggia, imprigiona gli abitanti di questi 20 piani. al 13° ci abito Io Mi chiamo Joe faccio lo scrittore indosso la stessa camicia da quando il mio angelo prese il volo,bevo whisky da una tazza gialla e lavoro per il demonio recluto anime per lui, faccio percorrere a tutti i chilometri polverosi e abbandonati di “Desolation Row” ed a tutti i disperati che mi accompagnano e oltrepassano con me il portone di questo vecchio palazzo, offro da bere dalla mia fiaschetta è il prezzo per un anima gentile.
Vorticosamente Noise…evitando gli stati d’animo,in fuga perenne dalla mia ombra,volando e planando di tetto in tetto di parola in parola, senza soluzione di continuità,bussando ad ogni porta…graffiando il legno spaccandomi le unghie.
Vorticosamente Noise… spezzando le linee del tempo, segmentando i punti di sospensione,anime salve sottovuoto,sottocellophan,anime lisce e pulite…anime lontane e beate….anime Dannate….un fondo d’inferno,una porta chiusa,una brusca interruzione, dedicato al Rock….
Respiro Profondo, Scendendo nel nonsense, Scendendo nel vortice sopra scale che non portano a nessun paradiso…solo illusioni in pacco da dodici….illusioni che sanno di frutta marcia, di Umori sbagliati di Travasi di Bile,di lacrime e sonno pesante.
Vorticosamente Noise..dentro una notte senza fine,Vorticosamente Noise, senza la tua presenza,assaporando la tua assenza….di goccia in goccia…di volta in volta…di bicchiere in bicchiere…..svuotandomi gli occhi….
Male Di Vene Intasate,Male di Vene Dimenticate,Dimenticandomi di Ricordare,Scrivere silenzioso, assorbire il suono della penna sul foglio Ne bianco ne Giallo, ne Profumato ne Maleodorante..illuminato d’eclissi….Foto Impresse…Foto Impresse….
Vorticosamente Noise….Dentro un’Incalzante Ritmo di Cuore…Sopra una lavagna….Ghiaia dimenticata Polvere Depositata…..
Vorticosamente Noise…..Vapore Acqueo…che Diventa Nuvole,che diventa Pioggia….Che diventa Fango che si attacca alle scarpe…
Male…di Ossa,Male di Cuore,Male di Silenzi…male di Croci Dimenticate….male di Croci metalliche….Male di Croci Appese…
Tatuaggi…..Sbiaditi…Ricordi….Lontani…..Fredda Elettricità……
Niente è Troppo Lontano…..Niente è Troppo Vicino…
Vorticoso Noise di un Cuore Distorto……
Mi fa paura il silenzio mi concentro sul battito del mio cuore….il gatto ha smesso di miagolare……non ne posso più dell’alba che ogni giorno mi viene a bussare vorrei che fosse sempre notte vorrei che non facesse cosi freddo…vorrei urlare fuori dalla finestra….vorrei radere al suolo tutti i palazzi…..urlare fino a farmi bruciare la gola…..vorrei riviste patinate che incendiano un falò…..vorrei roghi….In tuti i cazzo di angoli di questa cazzo di città vorrei rompere il grigiore dei palazzi anonimi e tristi vorrei che non esistessero le classi, vorrei castelli di carta dove servono, vorrei, esplodere….procedere fuori rotaia…..fuori pista discesa libera arrestarmi e liberarmi da solo senza spiegazioni.
Odio questa stanza vuota sembra che il nulla sia partorito di continuo proprio da questa stanza, vorrei una cena dove qualcuno con le mani lisce e pulite serva del cibo avariato a qualcuno con le mani altrettanto lisce….
Vorrei Rabbia sottovuoto, e toccare i tuoi capelli e guardarti negli occhi per tutta la notte e l’appendice della notte. vorrei profumare di fiori e camminare su una distesa di viole sbocciate, vorrei un sacco di cose che non avrò mai,vorrei che La “v” della mia tastiera funzionasse bene e non che debba schiacciarla una volta ancora, un’altra volta ancora.
E vorrei avere il coraggio di ubriacarmi bevendo solo acqua salata, e vorrei avere delle ultime volontà vorrei lamentarmi della mia vita, e vorrei avere l’ansia una volta nella vita,vorrei avere uno stato d’ansia ed esserne il capo indiscusso,vorrei dimenticarmi di esistere e parlarmi come se fossi uno sconosciuto, parlarmi del tempo, e della crisi che esiste a tratti, vorrei farmi i complimenti, e rompere le specchio, risparmiandomi l’elettroshock,tremare in continuazione, come se qualcuno mi scuotesse,bere il silenzio da una lattina di coca cola, e vorrei che i miei occhi siano lo specchio della mia anima, e che le mie dita una volta tanto mi ubbidissero.
Stelle e strisce e stelle che cadono per le troppe strisce il freddo glaciale di un cielo notturno illuminato a giorno,Piangere lacrime di Cristallo, e poesie capaci di intorpidire,terapie…..strategie…..strade desolate e lampioni fulminati, schegge di cielo sangue caldo che inonda la tana di qualche formica……Scintille…
Veleno, dolce e profumato i tuoi capelli che sono miele….e le tue mani che sono cioccolata….e la tua pelle che è essenza di gioia……
Quattro vene blu,quattro vene blu, dove tu scorri dove io scorro dove tutti fanno correre impulsi e sangue, sangue che seccherà senza parole,sangue che seccherà in silenzio, sinapsi interrotte quando il cervello ne avrà abbastanza e le stelle cadranno come se qualcuno da dietro spingesse via i chiodi che le reggono attaccate al tetto della nostra gigantesca camera…… e il cuore implode senza perchè, e gli occhi che sono intermittenti…..occhi che generano cascate di gioia o dolore, che mi trascinano…in piena marea sulle tue guance che ospita due fiumi in piena….
Contare tutti i tuoi nei e spendere una notte senza paura che finisca, vorrei una notte ciclica almeno una volta nella vita vorrei che i pensieri fluissero piano piano lentamente, goccia dopo goccia, vorrei che i pensieri mi lasciassero una scia o almeno una traccia vorrei ricordarmi tutti i miei sogni anche gli incubi… vorrei sapere tutte le cose che sa il mio cuscino.
E Vorrei svegliarmi un giorno e sapere che la guerra non esiste e vorrei insegnare ai miei figli che siamo davvero tutti uguali, che nessuno al mondo muore di fame mentre qualcuno si lamenta del colore della sua macchina nuova, che la legge sia uguale per tutti vorrei svegliarmi un giorno e sapere che non sono un’idiota ma uno che è sempre andato nella direzione giusta anche se, è stata sempre quella opposta a tutti quanti, e che tutto questo non sia solo uno sfogo, o un’insieme disordinato di pensieri…..